Maria Lai – la “bambina” più famosa dell’arte -aveva espresso il suo punto di vista anni fà: «il gioco è l’arte dei bambini, l’arte è il gioco degli adulti. La felicità nasce dalla possibilità di inventare la vita nella dimensione poetica. Il gioco, come l’arte, ha regole severe.» Potrebbe essere consigliabile muoversi all’ interno di queste regole con il fine preciso di smarrirsi, una catartica perdita dei punti di riferimento per lasciare emergere verità pressate nel fondo; iniziare un gioco, un dialogo con vecchi oggetti, riesumati idealmente da vecchi cesti dei giochi, per inventare racconti contemporanei. Le bambole – intese in senso lato – portatrici di un passato lontano ma non dimenticato, trasportano un inconscio fisico e collaborano con l’artista nella creazione di doppi allucinatori: le favole si scompongono come frasi, diventano anagrammi infiniti e irrisolvibili che raccontano molto più del lecito e insinuano dubbi sulla vita quotidiana.
Sonia Borsato
“ Abbiamo tutti un bambino morto dentro di noi, è la prima cosa che muore”: così Christian Boltanski stigmatizza il senso di perdita che accompagna l’esistenza di ciascuno e di cui l’infanzia è solo uno dei fatti luttuosi del ciclo biologico. Se la perdita è irreversibile, suo contrappunto è l’attenzione a negare o mitigare quello scacco attraverso oggetti che ne perpetuano la memoria e ne tengono viva la condizione primigenia : sappiamo che la pratica dell’accumulo è strumento di risarcimento poiché nella conservazione materiale si cristallizza l’inarrestabile flusso del tempo. Ci sono oggetti che, più di altri, risentono di un surplus affettivo ed emozionale, che si caricano, loro malgrado, di una storia, che parlano di identità sottratte: le bambole sono uno di questi. Feticci della memoria, raccordi tra passato e presente, mostrano “ il soggetto nel suo rovescio, nel suo lato più nascosto e meno esplorato, così da ossigenare un’ interiorità altrimenti asfittica” (Bodei). Oggetti simbolici, dunque, fragili e instabili, residui di una zona oscura, sono pronti ad essere investiti di nuovi significati e di ulteriori sensi dell’immaginario. Nature morte piene di racconti e ricordi, vivono della nostra capacità di fornirle di senso, risentono dell’amore che vi è stato riversato come proiezione di se stessi sdoppiati, sono, forse, in ultima analisi, un ulteriore scommessa per esorcizzare la morte.
Mariolina Cosseddu




