Anfitrione (let me be the one) a Sassari

anfitrione-sassariDomenica prossima al Ferroviario di Sassari per la rassegna «Famiglie a Teatro» va in scena «Anfitrione (let me be the one)» per la regia di Pier Paolo Conconi. Lo spettacolo, proposto da «La botte e il cilindro» in particolare per una fascia d’età dagli 11 anni, è ispirato alle commedie di Plauto, Molière e Kleist. In scena Stefano Chessa, Luisella Conti, Maurizio Giordo, Nadia Imperio, Antonella Masala, Consuelo Pittalis.
L’inizio è previsto per le 18. Ingresso 5 euro (ridotti 4). Informazioni su www.bottecilindro.it
Un dio – il più importante: Giove – si sostituisce ad un uomo, Anfitrione, per godere dei piaceri della moglie, la bellissima Alcmena. Così inizia una storia di individui che si imbattono in altri perfettamente identici a loro. Storia di sosia quindi, anzi, di “Sosia” e del suo doppio Mercurio, e di Anfitrione e del suo doppio Giove. Con tutto lo sconquasso e gli equivoci che ne derivano. Una storia intima e discreta, da vivere tra le mura domestiche, dove si lavano i panni sporchi di famiglia. Una storia importante perché ne nascerà il più grande eroe mitologico della cultura occidentale: Ercole.
Le maschere, secondo il gusto della commedia attica, sono la caratteristica più importante della messinscena, per caratterizzarne il carattere ludico, clownesco e grottesco. In questa scatenata e divertente reinvenzione dell’Anfitrione plautino l’elemento comico della burla divina si combina modernamente col tema dell’identità perduta. Una messa in scena dinamica e frizzante, un’esilarante gioco degli equivoci, con tanti momenti di divertimento, in cui tutto è grazia e leggerezza, anche la violenza. La commedia contiene il basso e l’alto, l’umano e il divino, l’eroismo ed il cinismo, tutto concertato con grande eleganza.
La scelta del linguaggio grottesco permette di giocare meglio l’ambiguità dello scontro tra il reale e la finzione (il suo doppio), lasciando da parte il moralismo per una comicità più immediata, tra farsa crudele e ironia grottesca. Per una riflessione più scoperta sull’artificio della macchina teatrale, con un gioco scenico capace di unire al comico il fantasioso e il magico.

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