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sabato 4 febbraio 2012
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La storia della Barbagia e del Supramonte

La prima testimonianza della presenza umana in quest'area risale alla preistoria. La mascella di un uomo, i resti di ossa di cervo con segni di combustione e pietre lavorate, sono stati trovati nella grotta Corbeddu ad Oliena e sono stati datati intorno al 14.000-12.000 a.C.

I millenni successivi furono caratterizzati, probabilmente, dai desolanti strascichi dell'era glaciale di Würm, così per ritrovare consistenti tracce della presenza dell'uomo nell'isola si dovrà aspettare il neolitico (6.000 a.C.). La reale storia delle popolazioni di queste zone legata in qualche modo a quella dell'uomo moderno parte dal 1800 a.C., nell'età del Bronzo antico, data che da ufficialmente inizio all'Età Nuragica.

La grande Civiltà imperversò in tutta la Sardegna. dal 1800 al 238 a.C. Quando i cartaginesi diedero inizio alle invasioni dell'isola, nel VI secolo a.C., i nuragici sfruttarono le inaccessibili zone montuose della Sardegna come ultimo baluardo di difesa e spesso di offesa.

Dopo la terza guerra punica i romani successero ai cartaginesi nel controllo del territorio e furono loro a dare il nome di Barbari alle popolazioni del luogo, così come soprannominavano le genti nordiche esterne all'impero. La politica di guerra romana veniva fronteggiata con la guerriglia, i barbari uscivano allo scoperto per colpire, a volte per depredare, per poi sparire nell'oscura Barbagia.

Consoli e Pretori romani si alternarono nel tentativo di sottomettere queste popolazioni, ma le vittorie ottenute non furono mai nette.
Un crudele stratagemma messo in opera da un generale Romano diede ai romani la prima vittoria netta sui popoli della Barbagia: l'uso di feroci mastini addestrati per la caccia all'uomo. I malcapitati che finirono nelle mani dei romani vennero giustiziati o mandati in esilio, nel tentativo di domare questo popolo che metteva in ombra il potere universale di Roma.

Si vissero diverse decadi di pace, ma l'indipendenza era madre di queste genti ed il malcontento sfociò in rivolte. I romani si aggiudicarono le prime battaglie, tuttavia i sardi delle montagne facevano abbastanza paura da preferire altri sistemi allo scontro diretto, come ad esempio seminare la discordia fra i barbaricini o pagare chiunque fosse disposto a tradire gli irriducibili sostenitori dell'indipendenza.

Si scatenò una tremenda guerra civile e Roma ne raccolse i frutti, piegando a sé una società ormai dilaniata dalle lotte intestine. Ne seguì un periodo di pace forzata che, ovviamente, non poteva calzare a chi di obblighi non ne aveva mai voluto accettare e così ci furono nuove guerre, le montagne furono difese anche a sassate pur di tener lontano i nemici.

Tra tante strategie di lotta ad avere la meglio fu la pace. La guerra aveva messo a dura prova entrambe le parti, l'incrollabile tenacia dei sardi iniziava a risentire di un'esistenza di lotta e privazioni tra le montagne, i romani sapevano di aver debilitato il nemico ma di non aver vinto. In questa situazione il buon governo di Azio Balbo fece la differenza; fu così che sardi e romani firmarono la pace, ponendo fine a secoli di lotte.

Ai romani seguirono i vandali, nel V sec. d.C., che attuarono un governo di sfruttamento dell'isola, imponendo tasse elevate ai suoi abitanti. Nei loro 80 anni di dominazione, comunque, i germanici si limitarono ad attestarsi lungo le coste, ignorando quasi completamente l'entroterra.

Bizantini, arabi o aragonesi, conquistatori e oppressori non ebbero mai clemenza della Sardegna e della sua gente e la Barbagia non ne ebbe per loro. Gli invasori non trovarono più un esercito nemico da affrontare ma una popolazione ostile, capace di comunicare con gli sguardi e di creare una sorta di società nella società.

La situazione non cambiò con l'avvento del regno sardo-piemontese, nei primi decenni del 1700. La Sardegna fu trattata alla stregua di una colonia, le secolari foreste furono devastate per ricavarne legname e carbone, le miniere ridotte allosso.

Nemmeno dopo l'unificazione d'Italia vi fu un cambiamento ed i banditi come Corbeddu o Berrina, versione locale di Robin Hood, alimentavano le leggende delle popolazioni locali, manifestando il malessere che carpiva questo popolo. A cavallo della Seconda Guerra Mondiale, il bandito Egidio Podda spadroneggiava nell'isola, terrorizzando i ricchi proprietari ed offuscando ancora una volta il potere centrale, incapace di contenere le sue scorribande.

Leggende viventi come Graziano Mesina, il re delle evasioni, rappresentano lo spirito ribelle di queste genti contro le presunte ingiustizie del potere centrale. E' con lui, tuttavia, che si segna la fine della lunga lotta ideologica contro il sistema.
L'identità barbaricina è, in definitiva, vecchia come la storia dell'uomo in Sardegna, figlia di una strenua evoluzione. Perfettamente al passo con i tempi, questa società, conserva ancor oggi la sua fiera natura e la sua naturale ospitalità, custodita in quel museo vivente che è la Barbagia.
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