La famiglia per la quale egli crea la sobria ma elegante residenza estiva - pensata come luogo di svago e refrigerio lontano dalla malsana calura del capoluogo - è una delle più antiche e più importanti della Sardegna, con origini che datano al XIV secolo; è anche una delle poche che è riuscita, grazie a un’attenta politica matrimoniale attuata nel XVIII secolo, a sfuggire al generale impoverimento della classe nobiliare sarda, fatto che le consente appunto di amministrare ancora nell’Ottocento vasti feudi e di commissionare opere d’arte e nuove residenze: oltre al marchesato di Laconi possiedono infatti anche la baronia di Ploaghe e il viscontado di Sanluri.
L’edificio di Laconi, il cui prospetto abbina una paramento con fitta partizione orizzontale a rilievo nella parte inferiore a un intonaco liscio in quella superiore, domina il paese e il quasi dirimpettaio – ma in posizione subordinata – Palazzo Civico, forse disegnato dallo stesso Cima. Al suo interno sono conservati rari “papiers peintre” di sicura provenienza francese. Attualmente è sede del Museo della Statuaria Preistorica in Sardegna.
La cappella di Palazzo Aymerich si segnala in Sardegna per il suo essere una tra le non molte cappelle gentilizie d’impianto neoclassico che ha conservato, seppur mutilata e danneggiata (tetto e soffitto, rifatti in modo improprio, sono una ferita ancora aperta; pesanti interventi, di intento e modalità non chiari, sono stati eseguiti anche sulle pareti) quasi miracolosamente inalterato il suo spirito. Apparentemente quadrata – tale essa appare vista dall’esterno – mostra invece all’interno pianta ottagonale: uno spazio esiguo, piuttosto raccolto, scandito da colonne scanalate in stucco e dipinte, bipartito in altezza da una cornice marcapiano a ovoli in forte aggetto; spazio consono certamente alla sua funzione di luogo di preghiera e di riti religiosi armoniosamente scompartito e mosso, dove ogni elemento concorre a creare un’atmosfera di elegante raccoglimento.
L’intervento programmato dalla Soprintendenza con i fondi messi a disposizione dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prevede il restauro sia delle murature sia dell’apparato decorativo. Verranno recuperati il prezioso e raro altare ligneo di stile neoclassico e i dipinti murali, progettati dallo stesso Cima e raffiguranti una finta architettura che amplia simbolicamente lo spazio reale.
L’iniziativa della Soprintendenza verrà presentata venerdì pomeriggio a Palazzo Aymerich dal Soprintendente Gabriele Tola e dai suoi funzionari Maria Paola Dettori e Francesca Mureddu, che insieme a Gerlinde Tautschnig della ditta incaricata del restauro, illustreranno le linee operative e i tempi dell’intervento.
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