Storia della Sardegna
La prima espansione fenicia risale all’VIII secolo a.C., seguita poi da quella dei cartaginesi, i quali ne contenderanno il dominio con i greci nel VI secolo a.C. e lo manterranno fino al 238 a.C., quando saranno costretti a cederla ai romani. Oltre a ricoprire un ruolo di fondamentale importanza strategica, la Sardegna fu, durante la dominazione romana, centro di rifornimento di grano per tutta la penisola, fino al 455, quando venne occupata dai vandali.
Le repubbliche marinare
Nel frattempo continuavano ad arrivare dal mare popolazioni musulmane dell’Africa e della Spagna e la Sardegna era sempre più abbandonata a se stessa, governata da Giudicati locali, e difesa solo dai suoi stessi abitanti. Nell’XI secolo le Repubbliche Marinare di Genova e Pisa liberarono l’isola e la governarono, instaurandovi le loro famiglie più importanti e contendendosela in diversi scontri. Verso la fine del secolo XV iniziò il dominio spagnolo degli Aragonesi, che portò ad una drastica diminuzione della popolazione.
I Savoia
Nel 1720, con il trattato dell’Aia, la Sardegna passò nelle mani dei Savoia, che avviarono una politica di riforme, mirata a risanare le condizioni dell’isola e la difesero dai tentativi di occupazione francese nel 1792. Il feudalesimo fu abolito solo nel 1835, mentre nel 1847 ne venne abolita l’autonomia, e fu formato il Regno Sardo Piemontese.



