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cartina Sardegna.
La
Sardegna sud-occidentale è formata da due regioni morfologicamente omogenee,
Sulcis, più a sud, ed
Iglesiente, molto ricche di risorse minerarie, grazie alle quali i centri della zona hanno conosciuto periodi di benessere, ma anche di crisi.
Il periodo più fiorente si ebbe nell'Ottocento, con l'incremento delle attività estrattive, che portò alla nascita di molti centri abitati, oggi in parte abbandonati. Percorrendo la zona del Sulcis in direzione dell'
isola di Sant'Antioco si incontrano interessanti località e aree di interesse archeologico.
A circa 30 chilometri dal capoluogo sardo si trova il paese di
Pula, dove si possono visitare "villa Santa Maria", in stile neoclassico, costruita nel 1838, e il Museo Archeologico "Giovanni Patroni", in cui sono esposti i reperti del
villaggio archeologico di Nora, che si trova sulla punta estrema del Capo di Pula.
Prima scalo fenicio, poi punico, e infine ricca cittadina romana, il villaggio di Nora risale molto probabilmente al IX-VIII secolo a.C.. Di straordinaria importanza è una stele qui ritrovata, la
"Stele di Nora", appunto, oggi conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, primo documento in cui compare per la prima volta il nome della Sardegna.
Molto interessanti sono i mosaici che si trovano nelle diverse terme (Centrali, Piccole e "a mare"), il teatro (II secolo d.C.), sotto il cui palco erano poste delle anfore con la funzione di migliorarne l'acustica, alcuni edifici sacri, come quello indicato come Tempio, con pavimenti mosaicati, o l' "
Alto Luogo del Tanit", il tempio di "
Eshmun-Esculapio" e il santuario di tipo cananeo.
In quest'area si trova anche una delle chiese più antiche del cagliaritano, Sant'Efisio, dove si ritiene sia stato martirizzato il santo da cui prende il nome. Molto probabilmente di origine romanica, questa chiesa campestre risale alla fine dell'XI secolo.
Chia e Santadi

Proseguendo verso ovest, passato il centro di
Chia, nelle cui vicinanze si trovano i resti di un altro antico centro fenicio,
Bithia, si giunge a Teulada. Paese di origini medievali, fra i monumenti annovera le chiese della Madonna del Carmelo, in stile neoclassico, risalente al '700, e di San Francesco, in stile tardo-gotico. Lungo la strada per
Santadi si trovano le
grotte di Is Zuddas, al cui interno sono presenti una colonna stalattitico-stalagmitica che ricorda le canne di un organo, e bianche aragoniti aghiformi.
Sempre vicino a Santadi troviamo un allineamento di
menhir, presso Villaperuccio, e la necropoli
del Monte Essu, una delle più importanti in Sardegna, ancora più suggestiva perché situata in un anfiteatro naturale. Alcune tombe conservano decorazioni in rilievo collegate al culto delle divinità della dea Madre e del dio Toro.
Avvicinandoci sempre più alle isole sulcitane incontriamo quello che nel periodo delle incursioni dei pirati era il centro più importante della zona:
Tratalìas. Qui si può ammirare la cattedrale di Santa Maria di Monserrato (1213), con molti elementi di derivazione pisana, come le due
losanghe della facciata. Vicino all'altare maggiore c'è un interessante trittico tardo-cinquecentesco: "Madonna in trono fra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista".
Il Sulcis
Più a nord troviamo invece quello che oggi è il centro sulcitano più importante:
Carbonia. Questa cittadina, progettata e costruita negli anni Trenta durante il boom delle
miniere, ha attraversato una profonda crisi negli anni Settanta, ma si è ripresa sviluppando il settore del commercio e diventando polo di attrazione.
L'abitato è concentrato attorno a
Piazza Roma, sede dei principali edifici pubblici; nella parte est della piazza si trova la parrocchia di San Ponziano, al cui interno c'è una cappella votiva dedicata a Santa Barbara, santa patrona dei minatori; a destra della chiesa stanno la torre
civica (ex torre littoria) ed il teatro, mentre al lato opposto si trova il municipio.
Interessanti da visitare sono anche il
Museo Archeologico "Villa Sulcis" e il
Museo Carboniense di Paleontologia e di Speleologia. A nord-ovest di Carbonia c'è l'antica
fortezza fenicio-punica di Monte Sirai; quest'area, già abitata in epoca nuragica, era ideale per il controllo delle terre circostanti, e fu infatti occupata anche dai cartaginesi e dai romani. Le parti più complete sono l'acropoli, la necropoli ed il tophet.
Sant'Antioco e San Pietro

Ad ovest di Carbonia si collocano, invece, le due isole sulcitane,
Sant'Antioco, collegata alla
Sardegna da un istmo lungo quasi 3 chilometri, costruito dai Cartaginesi e in seguito completato dai romani, e
San Pietro, raggiungibile solo via mare da Portovesme o da
Calasetta. Queste due isole hanno caratteristiche diverse dalla Sardegna, perché
non sono abitate da sardi, ma da liguri; infatti l'economia si basa soprattutto sulla pesca.
Anche in queste isole non mancano testimonianze della presenza di antiche civiltà, come i fenici, che fondarono la città di Sant'Antioco, la cui acropoli si trova a nord del castello della città, e i romani, che hanno lasciato un bell'anfiteatro, che si trova nei pressi dell'acropoli. Interessante da visitare è anche il
Santuario di Sant'Antioco, che sorge su un impianto cimiteriale cristiano e dal cui interno si accede alle catacombe.
Verso Calasetta si può ammirare la torre costiera di
Cannai, del XVII secolo. Anche l'isola di San Pietro presenta interessanti segni della presenza di antiche popolazioni, ed è caratterizzata dal panorama che si gode dalle sue coste. Lungo la costa piccole spiagge e calette si alternano ad imponenti e spettacolari scogliere, mentre l'interno, prevalentemente collinoso, è ricchissimo di vegetazione. Scenari naturali come
Capo Sandalo, nella punta più occidentale dell'isola,
Cala dello Spalmatore e
Punta delle Colonne offrono uno spettacolo unico.
Basso Campidano e Iglesiente
Tornando in Sardegna, e dirigendoci verso nord, raggiungiamo la zona che comprende il
basso Campidano e
l'Iglesiente; anche qua non mancano resti della presenza di antiche civiltà, ma ciò che caratterizza questa zona è il paesaggio malinconico e suggestivo conferitole dalle
rovine delle miniere abbandonate.

Il centro più importante di quest'area è
Iglesias, cittadina divenuta importante nel XIII secolo, sotto la dominazione dei pisani; passò poi, attorno al XV secolo, nelle mani degli aragonesi, che ne determinarono la decadenza, senza però mai interrompere l'attività estrattiva, grazie alla quale la città si poté liberare pagando il riscatto ai feudatari che l'avevano acquistata. L'attività estrattiva venne ripresa durante il Fascismo, per poi rientrare in crisi definitivamente.
Nella struttura della città sono evidenti le tre fasi di sviluppo attraverso cui è passato il centro: l'impostazione medievale delle fortificazioni pisane e aragonesi, l'espansione della città avvenuta nell'Ottocento e poi arrestatasi nel dopoguerra, quando si è cercato di colmare gli spazi abbandonati. Il centro storico della città è raccolto in
piazza Municipio, dove si affacciano il Palazzo Comunale, quello Vescovile (seconda metà del XVIII secolo), e la cattedrale di Santa Chiara, edificata tra il 1285 e il 1288, poi ampliata tra il 1576 e il 1588, mentre tra il Seicento e il Settecento sono state aggiunte le cappelle laterali e il retablo di Sant'Antioco.
All'interno ci sono una
croce stile tardo-gotica e il dipinto recentemente restaurato
"Vergine Assunta e Santi". Il punto di ritrovo della città è invece Piazza Quintino Sella, intitolata allo statista piemontese che nell'Ottocento aveva dato un nuovo impulso all'industria mineraria.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie
Da visitare sono anche la chiesa di San Francesco (XV secolo), al cui interno si trovano delle belle decorazioni di episodi forse legati alla vita del Santo, il
santuario di Santa Maria delle Grazie (inizi del XIV secolo), e le rovine del
castello di Salvaterra, costruito nel XIII secolo, di cui oggi rimangono solo i resti di alcune delle torri che lo costituivano.
Un'altra bella chiesa è quella della
Madonna di Valverde, eretta tra il 1285 e il 1290, mentre, fuori dal paese si trova la chiesa di
Nostra Signora di Buon Cammino. Molto interessanti da vedere sono le miniere abbandonate che si trovano nei dintorni, come quelle di Monteponi, Campo Pisano, San Giovanni e San Benedetto, mentre verso nord, vicino a Fluminimaggiore, si trova il tempio di Antas. Quest'edificio, costruito dai Cartaginesi intorno al 500 a.C., ristrutturato dai Sardi nel III secolo a.C., poi smantellato, ricostruito durante il dominio romano, è stato infine ristrutturato in tempi recenti.
[caption id="attachment_3060" align="alignleft" width="266" caption="Pan di zucchero"]

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A 13 chilometri da qui troviamo
Fluminimaggiore, grosso centro ad economia agricola nato nella prima metà del XVIII secolo. A est di
Iglesias sono invece i borghi di
Domusnovas, nei cui pressi troviamo la grotta di San Giovanni, le rovine della chiesa di Santa Barbara e la parrocchia della Madonna dell'Assunta, a croce latina, con volta a botte, e
Siliqua, paese a cavallo tra il Sulcis e l'Iglesiente, dove si trovano la parrocchia di san Giorgio, in stile gotico-catalano, e la chiesa di San Sebastiano.
Nei dintorni, si trovano i resti del
Castello di Acquafredda, e una delle più belle chiese romaniche dell'isola, Santa Maria, risalente al 1135. Questa chiesa, praticamente intatta, è a tre navate, con la centrale absidata, mentre il campanile, in stile gotico, è a vela. Particolarmente belli sono i capitelli delle colonne e l'acquasantiera. Verso est sono i centri di
Villasor, dove si può visitare un piccolo palazzo fortificato che costituisce uno dei pochi edifici non religiosi in stile gotico-catalano in Sardegna: la "casa fortezza", e
San Sperate, ricco di murales, e paese natale dell'artista Pinuccio Sciola.
Villacidro
Più a nord si trova
Villacidro, borgo agricolo immerso tra rocce di granito rosa. Qui si possono visitare la parrocchia di Santa Barbara (XVI secolo), gli oratori della Madonna del Rosario e delle Anime e il lavatoio pubblico, esempio di architettura in ferro risalente al 1893. Questa zona è ideale per le escursioni; una delle mete più belle è la cascata di Sa Pèndula, mentre, immersa nella natura, sulla destra del rio Leni, si trova la chiesa seicentesca di S. Sisinnio.
Arbus e Montevecchio

Verso nord, non lontano da
Arbus, ci sono i due centri minerari di
Montevecchio e
Ingurtosu, esempio di archeologia industriale legata all'attività estrattiva. Verso la costa si trovano la
grotta di Su Mannau, la più lunga cavità di questa zona (circa 6 chilometri), e la spiaggia di Piscinas, vero e proprio deserto. La parte centrale, che unisce la costa occidentale a quella orientale, è formato dalle tre regioni della Trexenta, Marmilla e Sarcidano.
Le terre della
Trexenta e delle
Marmilla sono collinose, ideali per l'agricoltura, e ricche di piccoli centri nati già nel neolitico, grazie alle ideali condizioni climatiche di questa zona. Le prime testimonianze di insediamenti umani si trovano nella necropoli preistorica di
S'Acqua Salida, presso il paese di
Pimentèl, mentre, lungo la strada per il paese di
Guasila si arriva alla domu de janas di Corongiu.
Uno dei maggiori centri di questa zona è
Senorbì, dove si trova l'interessante
Museo Archeologico Etnografico, nel quale sono conservati i numerosi reperti rinvenuti nella vicina necropoli punico-romana di Monte Luna. Da visitare anche la
necropoli di Pranu Mutteddu, circondata da grandi querce da sughero.
A 3 chilometri da Senorbì c'è il paese di
Suelli, patria di San Giorgio, le cui spoglie sono conservate nel Santuario, vicino alla chiesa di San Pietro, costruita nel XIII secolo e ristrutturata nel XVI. Interessante è anche la chiesa in stile gotico-aragonese del Carmine. Ad ovest di Suelli c'è il paese di
Guasila, dove si trova una delle più significative costruzioni in stile neoclassico dell'isola: la parrocchia della Vergine Assunta, opera di Gaetano Cima.
Durante la festa in onore dell'Assunta, nel mese di Agosto, ha luogo a Guasila un singolare rito pagano chiamato
"s'acchixeda" (la giovenca), durante il quale gli scapoli del paese si cimentano a cavalcare una giovenca in una sorta di rodeo. Alle porte della Marmilla si trova il paese di
Villanovafranca, nelle cui vicinanze è il complesso megalitico di Su Mulinu.
Villanovaforru
Segue il paese di
Villanovaforru, dove si possono visitare il Museo Archeologico e la bottega che riproduce le brocche ed i vasi ritrovati nel vicino complesso nuragico di Genna Maria (XV-VIII secolo a. C.). Verso ovest troviamo Sardara, che, proprio dentro l'abitato, ospita il
tempio nuragico di Santa Anastasia, noto come
"sa funtana 'e is dolus", ossia "la fontana che cura i dolori".
Nella periferia del paese c'è anche il
sepolcro nuragico di Sa Costa con a fianco la chiesa tardo-gotica di Santa Anastasia, risalente al XV secolo. Verso il paese di Pabillonis, lungo la strada statale, sui resti delle antiche terme Neapolitane, c'è il complesso termale di Santa Maria Is Acquas, presso l'omonima chiesetta.
A sud di Sardara si trova
Sanluri, con il castello di Eleonora d'Arborea, ben restaurato e trasformato in museo e la parrocchia di Nostra Signora delle Grazie, in stile gotico aragonese.
Gesturi
[caption id="attachment_5165" align="alignleft" width="266" caption="Cavallino della giara di Gesturi"]

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Andando a nord, verso la
Giara di Gèsturi, tavolato basaltico di grande interesse naturalistico, famoso per i
cavallini nani che qui vivono in assoluta libertà, troviamo una serie di interessanti centri abitati, tra cui
Villasanta, famoso, come Orgosolo, per i suoi murales, con le chiese di San Pietro, del XIII secolo, in stile romanico, e di San Giovanni Battista, in stile gotico, al cui interno si trova il retablo di San Pietro, del 1518. A circa 6 chilometri da qui c'è la collina di Las Plassas, con le rovine dell'antico castello giudicale degli Arborea e di un insediamento nuragico, e la chiesa di Santa Maria Maddalena, costituita da una pianta a croce greca.
Barumini
Più a nord, prima del paese di Barùmini, incontriamo la
reggia nuragica di Su Nuraxi, probabilmente la più rappresentativa di tutta l'isola. L'intero impianto, la cui parte centrale risale addirittura all'età del Bronzo, occupa un'area di oltre 1000 m2, ed è stato abitato sino all'epoca romana. I resti più visibili sono quelli del nuraghe centrale, il bastione a tre torri ed il pozzo.
A poche centinaia di metri da qui si trova il paese di
Barùmini, con la parrocchia dell'Immacolata, in stile tardo gotico, risalente al XVI secolo, la chiesetta medievale di san Giovanni Battista, e la casa dei marchesi Zapata. Da
Barùmini, dopo soli 3 chilometri, arriviamo al paesino di
Tùili, con la chiesa di Sant'Antonio, le ville Pitzalis e Asquer e la parrocchia di San Pietro, che ospita un retablo del maestro di
Castelsardo, risalente al 1500.
Superati i paesi Setzu, Gènuri e Sini si raggiunge il paese di
Gonnosnò, nei cui pressi si può visitare il bastione roccioso di Bruncu Suergiu. Si arriva infine a
Gèsturi, dove si trovano le belle chiese di Santa Teresa d'Avila (XVI secolo) e di Santa Maria Egiziaca. Fuori dal paese, seguendo le indicazioni, si raggiunge la
Giara e i suoi stagni, presso i quali è facile incontrare i cavallini che si dissetano.
Sarrabus
La parte orientale della provincia è costituita da centri ad economia prevalentemente pastorale ed agricola, e da ampie zone disabitate, mentre la parte meridionale, il
Sàrrabus, è oggi ricca di villaggi e località turistiche, fra cui la più importante è il paese di
Villasimius. Verso nord troviamo i centri di
Castiadas,
Olìa Speciosa e
Camisa, dove si possono gustare gli ottimi vini del luogo, tra cui il Cannonau, la Monica e la Malvasia.
Le spiagge e le acque di questa zona sono spesso annoverate tra le più pulite d'Italia. Proseguendo verso nord, non lontano dalla costa, si trovano i tre centri di
Muravera,
San Vito e
Villaputzu, nel cui territorio si trovano le rovine dell'antica città fenicia di Sàrcapos. Interessante la visita alla chiesetta di S. Lussorio e la parrocchia di San Vito, il piccolo lago formato dal Flumendosa, chiamato S'Arcu de sa rena.
Tornando verso sud, lungo la strada per
Cagliari, si passa per una zona formata da masse più rocciose. A circa 10 chilometri dal paese di
San Priamo è situata una punta di granito rosa chiamata Arco dell'Angelo, poi ci si immette nella valle del rio Longu, affiancata dal monte Serpeddì e dai rilievi dei
Sette Fratelli.
Dolianova
I rilievi della regione del Gerrei sono tra i più impervi della Sardegna; dei paesi di quest'area
Dolianova è quello più vicino a Cagliari e si trova in una zona pianeggiante ricca di uliveti e vigneti. La cattedrale di San Pantaleo, costruita tra il 1100 e il 1200; dove all'interno possiamo ammirare la fonte battesimale ad immersione che situata sotto il presbiterio, unica in Sardegna.
Più a nord si trovano i centri di
Sant'Andrea Frìus e
San Nicolò Gerrei, nei cui pressi sta la necropoli megalitica di Pranu Mutteddu. Da vedere sono anche i centri di
Armungia, con un nuraghe all'interno del paese,
Villaputzu, nelle cui vicinanze si trova la chiesa campestre di San Nicola, in stile romanico, unico edificio in Sardegna costruito in mattoni cotti, e le rovine del castello di Quirra, le chiese di San Sebastiano e di San Giovanni, nei pressi di Escalaplano, vicino al quale si trovano le
domus de janas di Sa Fossada.
Lungo la strada per
Orioli c'è uno dei nuraghi più vasti della Sardegna, il nuraghe Arrubiu, la cui torre centrale, alta 16 metri, è circondate da cinque torri minori che, collegate da un bastione, delimitano un ampio cortile interno; non lontano da qui è il
villaggio nuragico di Su Putzu, con pozzo sacro. Un altro pozzo sacro costruito in materiale calcareo si trova sulla strada per il paesino di
Ballao.