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	<title>Sardegna Mare Nostrum Editrice &#187; Oristano e Provincia</title>
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	<description>Sardegna Mare Nostrum - Sardegna Turismo, vacanze, mare, notizie e servizi</description>
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		<title>Oristano entroterra</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oristano e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra gli estremi est ed ovest della provincia di Oristano c&#8217;è una distanza di circa 60 Km, in cui il passaggio dalle coste ai rilievi dell&#8217;entroterra non è mai graduale,  come i versanti del monte Ferru (1050 m) a nord, che risultano praticamente a picco sul mare, o il Monte Arci (812 m) a sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/oristano-earborea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4816" title="oristano eleonora d'arborea" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/oristano-earborea-266x199.jpg" alt="oristano eleonora d'arborea" width="266" height="199" /></a>Tra gli estremi est ed ovest della provincia di <a href="/oristano/"><strong>Oristano</strong></a> c&#8217;è una distanza di circa 60 Km, in cui il passaggio dalle coste ai rilievi dell&#8217;entroterra non è mai graduale,  come i versanti del monte Ferru (1050 m) a nord, che risultano praticamente a picco sul mare, o il <strong>Monte Arci</strong> (812 m) a sud che si staglia dalla vasta piana campidanese.</p>
<p>In queste alture le strade si fanno anguste, la vegetazione inizia a mutare, Leccio e Sughere, col loro manto sempre verde, iniziano a pitturare la roccia vulcanica che si fa spazio in un terreno adibito a pascolo. Qui i cavalli hanno stretto un&#8217;alleanza con le genti locali che si rinsalda nelle feste equestri in cui, cavallo e cavaliere in un&#8217;unica galoppata, sfoggiano la loro perfetta simbiosi forgiata nei secoli. L&#8217;entroterra oristanese tuttavia ha le peculiarità di una terra di mezzo e tende quindi ad assumere le sembianze dei territori che la circondano, così nonostante la sua unicità, si può definire questa regione come un&#8217;area di trapasso dalla piana di Oristano alle vette del Gennargentu.</p>
<p>IL DETTO: <em>Sai perché a Cabras non mettono il formaggio sulla pasta e bottarga&#8217;.Perché non ne hanno</em>. E&#8217; una battuta più che un detto e racconta in maniera ironica le differenze e l&#8217;interazione tra i paesi delle diverse zone della provincia.</p>
<h2>IL MONTE ARCI</h2>
<p>Procedendo da <a href="/oristano/">Oristano</a> verso sud, percorrendo la <a href="/guida-sardegna/cartina-sardegna/">S.S. 131</a>, la sagoma del monte Arci emerge dal piatto orizzonte, il distretto a cui appartiene è quello dell&#8217;Arci Grighine e ci si arriva abbandonando la superstrada allo svincolo per<strong> Ales</strong>.<br />
La valenza naturalistica di questo rilievo è indiscutibile e l&#8217;istituzione dell&#8217;area a parco regionale, d&#8217;obbligo. Una visita ai boschi di leccio, corbezzolo ed erica, del versante occidentale, è un&#8217;ottima occasione per fare del buon trekking, le specie più comuni della fauna locale sono il cinghiale e la volpe, mentre il principale aspetto ambientale della montagna sta nel sottosuolo ossia nell&#8217;ossidiana, un tipo di roccia vulcanica che, per la sua proprietà di fratturarsi in lamine con bordi affilati, venne usata sin dalla preistoria per fabbricare armi od utensili da taglio.</p>
<h2>Pau e L&#8217;ossidiana</h2>
<p>Al confine tra i distretti dell&#8217;Arci Grighine e della <strong>Marmilla</strong> si trova Pau, paese simbolo dell&#8217;ossidiana (o viceversa) della provincia di <strong>Oristano</strong>. All&#8217;ingresso del paese, che si raggiunge imboccando il primo svincolo a sinistra dopo aver attraversato Ales, si trova appunto il &#8216;museo dell&#8217;ossidiana&#8217;, in cui sono raccolti antichi utensili e moderne sculture ricavati da questo minerale. All&#8217;ossidiana è dedicato anche un sentiero tra i boschi, in cui sotto il manto boschivo si dipana un tappeto di frammenti del materiale, la sensazione è quella di camminare in mezzo a un prato di cocci di bottiglia.<br />
Oltre a questo Pau è un piccolo borgo dedito all&#8217;agricoltura e alla pastorizia, quasi fuori dal tempo per la tranquillità della vita quotidiana distante anni luce dalla frenesia dei tempi moderni.</p>
<p>E&#8217; VANTAGGIOSO: Porre attenzione nelle passeggiate in mezzo ai tappeti di ossidiana può evitarvi di sperimentare personalmente quanto siano affilate le schegge di questo materiale.</p>
<div id="attachment_4817" class="wp-caption alignright" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/or-isarenas1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4817" title="oristano spiaggia is arenas" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/or-isarenas1-266x199.jpg" alt="Oristano, spiaggia di is arenas" width="266" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Oristano, spiaggia di is arenas</p></div>
<h2>Ales e Gramsci</h2>
<p>Caratterizzato dalla figura dominante dei ruderi del <strong>Castello di Barumele</strong>, di probabili origini aragonesi, Ales è un&#8217;importante centro artigiano commerciale. La fama di questo paese deriva principalmente dall&#8217;aver dato i natali ad <strong>Antonio Gramsci</strong>, attivo politico e studioso nei primi decenni del secolo appena trascorso.<br />
La cattedrale di San Pietro del XVII secolo custodisce un tesoro distinguibile come il simbolo dell&#8217;abilità degli artigiani sardi.<br />
Da Ales si possono raggiungere Trebina Longa e Trebina Lada, due punti panoramici spettacolari.</p>
<h2>Mogoro e i Tappeti</h2>
<p><strong>Mogoro</strong> è il paese più importante  della Marmilla, il distretto a sud est della provincia di Oristano. Conosciuto in <strong>Sardegna</strong> e nel mondo per la produzione di tappeti ed arazzi che, ancora oggi, vengono in gran parte tessuti con i tradizionali telai in legno.  Un vero e proprio evento è la &#8216;mostra del tappeto sardo&#8217; che si svolge nel paese ogni anno, inaugurata nel 1962 la mostra ha riscontrato un successo sempre maggiore sia di pubblico che di espositori. A Mogoro è fiorente anche l&#8217;artigianato delle ceramiche e della lavorazione del legno.<br />
Anche Mogoro si raggiunge agevolmente da uno svincolo della 131, è praticamente l&#8217;ultima uscita a sud della provincia di <strong>Oristano</strong>.</p>
<p>Lasciando l&#8217;area del monte Arci e dirigendosi verso nord, sempre lungo il confine est della provincia s&#8217;incontrano un discreto numero di paesini, tutti meritevoli di una piccola visita, ovunque si trovano tracce del glorioso giudicato di Arborea o  di civiltà ancora più antiche. L&#8217;impossibilità di usare molti di questi terreni per l&#8217;agricoltura e la scarsità d&#8217;insediamenti umani ha mantenuto questi paesaggi inalterati, conservando consistenti distese di macchia mediterranea. Posti come Samugheo, Ruinas, Mogorella, vanno scoperti sul campo, osservati come monumenti viventi tanto di storia passata quanto di quella presente, conviventi in armoniosi contrasti.</p>
<h2>Fordongianus e le terme</h2>
<p>Il nome di questo paese deriva direttamente da quello che gli avevano dato i romani: &#8216;Forum Traiani&#8217; che significa città dell&#8217;<strong>imperatore Traiano</strong>. La vicinanza con il fiume Tirso e presenza di acque termali conferiscono a Fordongianus una posizione strategica che, vista la presenza in zona di <strong>domus de janas</strong> e numerosi nuraghi, era sfruttata già dalla preistoria. Furono i romani comunque a lasciare le tracce più evidenti e le maestose rovine che risalgono al I e al III sec. d.c. ne fanno il più importante sito romano della provincia dopo <a href="/tharros/">Tharros</a>.<br />
Appena fuori dal paese si trova la Chiesa di S. Lussorio (S. Lussùrgiu) risalente al XII secolo, edificata da un ordine monastico sulle rovine di un tempio pagano.</p>
<div id="attachment_4818" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/or-sarchittu1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4818" title="oristano s'archittu" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/or-sarchittu1-266x199.jpg" alt="Oristano, s'archittu" width="266" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Oristano, s&#39;archittu</p></div>
<h4>Ghilarza e il giovane Gramsci</h4>
<p>Praticamente a ridosso della Carlo Felice sorge <strong>Ghilarza</strong> che, a dispetto di una popolazione inferiore ai 5000 abitanti è un fiorente centro agricolo, artigianale, commerciale ed inoltre, insieme ad altri paesi del circondario, uno dei centri dell&#8217;allevamento di cavalli di razza in Sardegna.<br />
Nota erroneamente come città natale di Gramsci, Ghilarza fu in realtà il paese in cui il politico frequentò la scuola elementare. La sua casa, sita in corso Umberto 57, è stata adibita a museo con esposte opere, scritti ed oggetti personali.<br />
Nel Paese si trova San Palmerio di Ghilarza, uno dei capolavori dell&#8217;arte romanica nell&#8217;isola, poco distante la<strong> torre Aragonese</strong> attualmente adibita a Pinacoteca.</p>
<p>LA CHICCA:  E&#8217; nato nel piccolo paese un centro di Equitazione Ricreativa per Disabili, all&#8217;interno della struttura già esistente del Circolo Equestre Bureco (3485917848).</p>
<h2>Il lago Omodeo</h2>
<p>Di fondamentale importanza per le popolazioni limitrofe nel corso dei suoi quasi cent&#8217;anni di vita, il <strong>lago Omodeo</strong> provvede anche all&#8217;irrigazione della vasta piana dell&#8217;oristanese oltre che all&#8217;approvvigionamento dell&#8217;acqua. E&#8217; il bacino artificiale più ampio dell&#8217;Isola nonché d&#8217;Europa ed è diventato stazione fissa per molti uccelli di passo nonché casa per un numero indeterminato di folaghe.<br />
Sul fondo del lago giace la foresta pietrificata di Zuri vittima, insieme all&#8217;originario paesino omonimo, di quest&#8217;opera mastodontica. Gli unici reperti di questo fossile del miocene sono visibili al museo di Geologia di <a href="/cagliari/">Cagliari</a>.</p>
<h2>Neoneli e le su voci</h2>
<p>Pochi chilometri a sud del <strong>Lago Omodeo</strong> nasce il paesino di Neoneli, caratterizzato da una grande vocazione e tradizione canora. La scuola locale del tradizionale canto a tenore ha dato vita al &#8220;<a href="http://www.tenoresdineoneli.it"><strong>Coro di Neoneli</strong></a>&#8220;, balzato alla ribalta delle cronache nazionali per una collaborazione con il poliedrico artista Elio, del gruppo Elio e le storie tese. Il coro ha comunque riscosso un ottimo successo nel panorama internazionale della musica e attualmente è diventato arduo riuscire ad ottenere un posto per i loro concerti. Se riuscirete ad essere tra i fortunati, assisterete ad uno spettacolo in cui quattro voci (oghe, mesa oghe, contro oghe e bassu) faranno vibrare i vostri animi come fossero un&#8217;orchestra intera.<br />
Nei boschi tra <strong>Neoneli</strong> e Ardauli, nell&#8217;oasi di Assai, è stato avviato un processo di ripopolamento del daino e del cervo sardo, è un territorio aspro ma da non perdere per gli amanti della natura e del trekking estremo.</p>
<h2>Sedilo e L&#8217;Ardia</h2>
<p><strong>Sedilo</strong> nasce in una zona pianeggiante lungo il corso del fiume Tirso in cui le tracce della presenza umana risalgono a diversi secoli avanti cristo, come ad esempio le tombe dei giganti della zona di Iloi o le domus de janas sparse un po&#8217; ovunque nel suo territorio.<br />
A circa due chilometri dal paese si trova la chiesa di San Costantino (santo che in realtà non esiste), edificata in stile tardo gotico, ogni anno è teatro della spericolata corsa a cavallo chiamata Ardia (vedi Avvenimenti).</p>
<h2>Santulussùrgiu e San Leonardo di Siete Fuentes</h2>
<p>Ubicato in una angusta posizione su un versante del Montiferru, <strong>Santulussùrgiu</strong> è un centro di discrete dimensioni con un fiorente artigianato ed una ricca pastorizia. Vertice del triangolo d&#8217;oro dell&#8217;allevamento equino insieme a Sedilo e Ghilarza, Santulussùrgiu produce artigianalmente rinomate selle e finimenti per cavalli.<br />
A pochi chilometri dall&#8217;abitato, sulla strada per Macomer, si trova il piccolo borgo di &#8216;Siete Fuentes&#8217; ovvero Sette Fonti o Sorgenti, vicino alle quali sorge la chiesa, realizzata in trachite scura, del XII secolo. E&#8217; il tipico paesaggio montano con profonde e strette vallate, piccoli ruscelli e boschi fitti, con terreni soffici coperti da ricco humus, appare un po&#8217; in contrasto con la &#8216;secca&#8217; <a href="/">Sardegna</a> circostante ma è un valido rifugio se volete scappare dalla morsa della calura estiva.<br />
In occasione del carnevale si svolge la giostra equestre di &#8216;sa carrela &#8216;e nanti&#8217;.<br />
Su richiesta è possibile visitare il museo della tecnologia contadina in cui sono esposti oggetti e attrezzi per il lavoro nei campi, con reperti storici e archeologici.</p>
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		<title>Oristano, itinerari gastronomici</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 15:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oristano e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito di una completa scoperta della cultura oristanese rientrano anche le tradizioni culinarie. Definito &#8216;l&#8217;oro di Cabras&#8217;, la bottarga merita di diritto il primo posto tra i prodotti alimentare della zona. Si ottiene dalle uova di muggine essiccate e salate ed è una vera prelibatezza grattata sugli spaghetti conditi con un filo d&#8217;olio d&#8217;oliva. Meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3064" class="wp-caption alignleft" style="width: 100px"><a href="/wp-content/uploads/2009/01/cabras.jpg"><img class="size-full wp-image-3064" title="cabras" src="/wp-content/uploads/2009/01/cabras.jpg" alt="cabras" width="90" height="70" /></a><p class="wp-caption-text">cabras</p></div>
<p>Nell&#8217;ambito di una completa scoperta della <strong>cultura oristanese</strong> rientrano anche le <strong>tradizioni culinarie</strong>.</p>
<p>Definito &#8216;l&#8217;oro di Cabras&#8217;, la <strong>bottarga</strong> merita di diritto il primo posto tra i prodotti alimentare della zona. Si ottiene dalle uova di muggine essiccate e salate ed è una vera prelibatezza grattata sugli spaghetti conditi con un filo d&#8217;olio d&#8217;oliva. Meno nota la ricetta che la vede servita in sottili fettine adagiate su una fetta di pomodoro e bagnate con un goccio d&#8217;olio d&#8217;oliva, è una ricetta di estrazione contadina, uno dei tanti incontri tra modi diversi di concepire la tavola.</p>
<p>Un altro piatto a base di muggine è la <strong>mrecca</strong>, il cefalo viene lessato in acqua salata avvolto nell&#8217;erba palustre nota come Zibba e quindi lasciato asciugare.</p>
<p>Un&#8217;altra confluenza di differenti cucine è la <strong><a href="http://www.sardiniapoint.it/6984.html" target="_blank">panada</a></strong>, tipica dell&#8217;entroterra, nella sua variante oristanese viene servita con le anguille. La preparazione del piatto è semplice anche se richiede molto tempo, una prima lavorazione è necessaria per la pasta detto la quale verranno cotti i condimenti. Per la pasta sono necessari 500g di <em>Farina di Semola</em>, mezzo cucchiaio di sale sciolto in un bicchiere d&#8217;acqua ed infine <strong>Olio d&#8217;oliva</strong> quanto basta ad ottenere un impasto liscio che non si attacchi alle mani.</p>
<p>Stendete la pasta con un mattarello fino ad ottenere uno spessore di mezzo centimetro mettetela in un contenitore con una certa profondità e conservate un disco d&#8217;impasto per chiudere il tutto. Per il condimento sono necessari 300 g di patate tagliati a dischi di 1 cm di spessore, due anguille pulite, aglio, prezzemolo, olio e sale a piacimento, mettete tutto nel contenitore foderato dalla sfoglia, coprite con il disco che avevate messo da parte e incollate bene i bordi senza lasciare aperture. Cuocete a fuoco basso fino a che la pasta non diventa bruna.</p>
<p>Se passate per Paulilatino non perdete invece l&#8217;occasione di acquistare del buon <strong>pane</strong>, se vi riuscisse di trovare quello casereccio preparatevi ad una prelibatezza d&#8217;altri tempi.</p>
<p>Rimanendo nell&#8217;ambito dei primi piatti la ricetta più comune e sicuramente la più famosa, è quella dei <strong>malloreddus alla campidanese</strong> (tipici gnochetti sardi) conditi con sugo di salsiccia e un pizzico di zafferano.</p>
<p>Se siete amanti dei <strong>formaggi</strong> però non potete mancare di assaggiare i ravioli ripieni di ricotta prodotti a Cuglieri, conditi con semplice burro e salvia o con un buon sugo di salsiccia. I ravioli sono conosciuti e prodotti in tutta l&#8217;isola ma è necessario assaggiare quelli di questo paesino del Montiferru prima di cadere in una generalizzazione del prodotto.</p>
<p><strong>Oristano è la patria della vernaccia</strong>, un vino ad altissima gradazione che può raggiungere fino ai 18 gradi. E&#8217; un ottimo vino che viene consigliato come aperitivo o con i dessert, va servito fresco ma mai freddo, gli oristanesi usano berlo in piccoli bicchierini.</p>
<p>Dal Campidano provengono anche i <strong>pirichitti</strong>, a base di uova, farina e olio d&#8217;oliva, hanno la caratteristica di mantenersi soffici una volta ricoperti da una cappa di tuorlo d&#8217;uovo che gli conferisce il classico colore bianco.</p>
<p><strong>Ma il vero dolce rappresentativo di Oristano sono i mustazzolus</strong>, nella loro ricetta classica si preparano con 500 g di farina, 750 g di zucchero, 30 g di lievito in polvere, un cucchiaino di bicarbonato, un cucchiaino di cannella e un limone. Per la glassa sono necessari 150 g di zucchero e 2 albumi.</p>
<p>La preparazione avviene impastando la farina con il lievito e l&#8217;acqua necessaria ad ottenere un impasto liscio, lasciate il tutto a riposare in un recipiente coperto con un telo per qualche ora. Riprendete a lavorare l&#8217;impasto incorporando 500g di zucchero, il bicarbonato, la cannella e la scorza grattugiata del limone, infine lasciate riposare il tutto con le precedenti modalità ma questa volta per due giorni.</p>
<p>Stendete la pasta con un mattarello fino a darle lo spessore uniforme 1 cm. circa , ritagliare dei rombi non troppo piccoli e metterli su una teglia da forno infarinata, cuocere con temperatura del forno intorno ai 120° finché il biscotto non assume un colore bruno, spennellarli infine con la glassa.</p>
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		<title>Le spiagge, le coste e l&#8217;area marina protetta di Oristano</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 15:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oristano e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[La costa della provincia di Oristano si estende per circa 100 Km partendo dalla Marina di Tres Nuraghes a nord fino a sfumare negli stagni di Marceddì e San Giovanni a sud. A splendide spiagge si alternano coste frastagliate e falesie estreme, tutte battute dal maestrale che fa di questo tratto di mare uno tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3349" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="/wp-content/uploads/2009/01/orcapsanmarco.jpg"><img class="size-medium wp-image-3349" title="Oristano capo San Marco" src="/wp-content/uploads/2009/01/orcapsanmarco-300x199.jpg" alt="Oristano capo San Marco" width="266" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Oristano capo San Marco</p></div>
<p><strong>La costa della provincia di <a href="/oristano/">Oristano</a></strong> si estende per circa <strong>100 Km</strong> partendo dalla <strong>Marina di Tres Nuraghes</strong> a nord fino a sfumare  negli <strong>stagni di Marceddì e San Giovanni</strong> a sud. A splendide spiagge si alternano coste frastagliate e falesie estreme, tutte battute dal maestrale che fa di questo tratto di mare uno tra i luoghi più ambiti per il surf nell&#8217;isola.</p>
<p>In generale le spiagge della provincia non sono state prese d&#8217;assalto come altri posti dell&#8217;isola, così se preferite la tranquillità al clamore di zone come la <a href="/la-costa-smeralda/"><strong>Costa Smeralda</strong></a> o la <strong><a href="/alghero/">riviera del corallo</a></strong>, <strong>Oristano</strong> è il posto adatto a voi.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Nel Montiferru</span></h2>
<p>Il tratto di mare di rimpetto a Tres Nuraghes è in buona parte scosceso e roccioso, le piccole cale, data la loro posizione defilata, rimangono un esclusiva dei locali. Sia <strong>Tres Nuraghes</strong> che <strong>Cuglieri</strong>, altro centro costiero&#8217;montano,  hanno una vocazione tutt&#8217;altro che marinara. Cuglieri, in particolare, è un importante centro agricolo, uno tra i più importanti nella produzione di olio di oliva.</p>
<div id="attachment_3351" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="/wp-content/uploads/2009/01/orisarutas1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3351" title="Oristano is arutas" src="/wp-content/uploads/2009/01/orisarutas1-199x300.jpg" alt="Oristano is arutas" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Oristano is arutas</p></div>
<p>Ma è proprio da questo paese che potete raggiungere facilmente <a href="http://www.sardegnafoto.it/MarinadiCuglieri/spiaggia_di_santa_caterina_di_pi.htm" target="_blank"><strong>Santa</strong> <strong>Caterina di Pittinuri</strong></a>. Scavato nei calcari, questo tratto di spiaggia è  noto anche per la presenza delle rovine della città punico-romana di <strong>Cornus</strong>. Poco distante, proseguendo verso sud, si trova l&#8217;altra borgata marina di <strong>S&#8217;archittu</strong> (l&#8217;archetto) che prende il nome dalla meraviglia naturale costituita appunto da un arco scavato nella roccia calcarea dall&#8217;azione a tenaglia del moto ondoso. Si presenta come una galleria alta circa sette e profonda diverse decine di metri. Mette in comunicazione il mare aperto con una piccola baia che risulta ben riparata dal vento. S&#8217;Archittu è il più grande arco di roccia della Sardegna ed è stato elevato al rango di monumento naturale dall&#8217;<strong><a href="http://www.unesco.it/" target="_blank">UNESCO</a></strong>.</p>
<p><em></em>La costa sabbiosa si estende, più o meno, da <strong>Santa Caterina</strong> fino a <strong>Capo Mannu</strong>, dando vita al litorale, probabilmente, più lungo d&#8217;Italia. Tutta la costa è formata da bianchissimo calcare, variamente lavorato dall&#8217;azione erosiva degli agenti climatici, dando al paesaggio un aspetto quasi lunare.</p>
<p>L&#8217;arco compare in un film di fantascienza del 1966 intitolato &#8217;2+5 missione Hydra&#8217; del regista Piero Francisci. S&#8217;Archittu  e la costa circostante compaiono solo nelle scene finali rappresentando un ipotetico eden extraterrestre</p>
<h2><span style="font-weight: normal;"> Il deserto di Is Arenas</span></h2>
<p>Proseguendo da Santa Caterina verso Oristano, dopo circa 3 Km, s&#8217;incontra sulla destra una stradina bianca che conduce alla <strong>spiaggia di Is Arenas</strong>. Vi troverete davanti un arenile di <strong>5 Km</strong> ed imponenti dune sabbiose alle sue spalle. Per porre un limite all&#8217;avanzata di questa distesa sabbiosa, che rischiava di dare vita al primo imponente deserto sardo, è stata creata negli anni &#8217;50 la maestosa pineta che se pur stona con la ricca vegetazione a macchia delle zone limitrofe, svolge il suo dovere di contenimento alla perfezione, oltre che fornire un buon <strong>riparo</strong> dall&#8217;inclemenza del sole nei mesi di luglio e agosto.</p>
<p>avete un&#8217;ottima occasione per fare diving archeologico, davanti alla <a href="http://www.marenostrum.it/nggallery/page-3660/page/103/">spiaggia</a> si trova il relitto di una nave di oltre 500 anni, sono ben visibili gli antichi cannoni.</p>
<p>Nel 1997 è stato aperto nel vicino comune di Narbolia il nuovo campo Is Arenas Golf &amp; Country Club, da non perdere per gli amanti di questo sport.</p>
<p>Ritornati sulla strada principale (la <strong>S.S. 292</strong> per la precisione) continuate in direzione sud fino all&#8217;incrocio per <strong>Putzu Idu</strong>, svoltate a destra e proseguite per una decina di Km fino alla cala di Su Pallosu, è una bellissima cala ed è consigliata per le famiglie in quanto i fondali che digradano dolcemente evitano brutte sorprese ai bambini.</p>
<p>Non perdete l&#8217;occasione di fare una visita alla spiaggia di Putzu Idu, il lungomare ha un aspetto di riviera romagnola anche se alle sue spalle si estende lo spettacolo unico delle saline di Sale Pòrcus, da questa spiaggia partono anche i natanti per l&#8217;isola di <strong><a href="http://www.areamarinasinis.it/" target="_blank">Mal di Ventre</a></strong>.</p>
<p>Area Marina Protetta Penisola del Sinis e Isola di Mal di Ventre<br />
Il passaggio dalla costa con sabbia finissima alle falesie di Su Tingiosu, segna il confine tra il <strong>Montiferru</strong> e al penisola del <strong>Sinis</strong> la quale dal 1997 è diventata area marina protetta. Istituire quest&#8217;area è stato un modo per preservare e regolare lo sfruttamento delle risorse della penisola, così ricca ma anche così fragile, senza peraltro entrare in conflitto con l&#8217;industria della pesca che si svolge prevalentemente negli stagni.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">La Spiaggia Dei Chicchi Di Riso</span></h2>
<div id="attachment_3350" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="/wp-content/uploads/2009/01/orisarutas.jpg"><img class="size-medium wp-image-3350" title="Oristano is arutas spiaggia" src="/wp-content/uploads/2009/01/orisarutas-300x199.jpg" alt="Oristano is arutas spiaggia" width="266" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Oristano is arutas spiaggia</p></div>
<p>Le meraviglie che necessitano di protezione sicuramente non mancano in questo angolo di <strong>Sardegna</strong>, pochi chilometri a sud da <strong>Putzu Idu</strong> si allunga la spiaggia di <strong>Is Arutas</strong>, ribattezzata dai locali: &#8216;la spiaggia dei chicchi di riso&#8217;. In realtà i chicchi sono finissimi granelli di quarzo, lisci e lucenti formano una soffice distesa che riflette i raggi del sole in maniera caratteristica a seconda dell&#8217;ora del giorno.<br />
Lo stesso tipo di Arenile si può trovare un po&#8217; più a nord nella spiaggia di <strong>Mari Ermi</strong> o nella spiaggia dell&#8217;Isola di Mal di Ventre.</p>
<p><em>E&#8217; SVANTAGGIOSO</em>: Cercare di portare via anche solo un po&#8217; di granelli di quarzo dall&#8217;arenile, per i trasgressori ci sono multe che vanno dai 300 ai 1000 Euro. La vigilanza è molto attiva ed efficiente: occhio ai cartelli!</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">L&#8217;isola di Mal di Ventre e lo scoglio del Catalano</span></h2>
<p>Dell&#8217;area marina protetta fa parte anche l&#8217;isola di Mal di Ventre  (punta emergente del batolite sardo su cui poggiano Sardegna, Corsica ed che un tempo era collegato alla penisola iberica), conserva la stessa macchia mediterranea dell&#8217;isola  ed è abitata da una gran numero di simpatici <strong>conigli</strong> <strong>selvatici</strong>.  L&#8217;isola, che si trova di rimpetto alla spiaggia di <strong>Mari Ermi</strong>, è raggiungibile solo in barca dati i circa 4 Km di mare che la dividono dalla costa.</p>
<p>Il mare intorno all&#8217;isola è caratterizzato da fondali stupendi  con vasti tappeti di posidonie, coralli e madrepore, visitati spesso da <strong>delfini</strong> (tursiopi) e popolata da una gran varietà di pesce in generale. Qualche chilometro in direzione sud dell&#8217;isola si trova lo scoglio del Catalano,  anche se le acque tutt&#8217;intorno a questo filone magmatico sono riserva integrale, poco prima del limite la secca di mezzo offre un&#8217;ottima occasione per chi ama le <strong>immersioni</strong>.</p>
<p><strong>Le riserve marine</strong> hanno tre livelli diversi di protezione che dividono l&#8217;area in zone <strong>A, B, C</strong>. La seguente legenda può spiegarvi come muovervi agevolmente</p>
<ul>
<li><strong>A</strong>:  Sono zone di riserva integrale in cui <strong>non è consentita alcuna attività</strong>, nemmeno la semplice balneazione. Appartengono a questa categoria: &#8211; il lato nord occidentale l&#8217;Isola di Mal di Ventre, &#8211; le acque per un raggio di 1000 m intorno allo Scoglio del Catalano, &#8211; tutto il tratto di mare davanti alla scogliera di Su Tingiosu, &#8211; il tratto di mare tra Capo San Marco fino alla Torre vecchia, da ambo i lati e fino a 600 m dalla costa &#8211; il tratto di mare di Torre del Sevo.</li>
<li><strong>B</strong>: Sono zone di riserva generale in cui è <strong>vietata la navigazione</strong> parallelamente alla costa ma sono consentite la balneazione, la pesca con lenza da terra, l&#8217;attività esplorativa subacquee (diving), la navigazione e l&#8217;attracco in zone specificatamente indicate dall&#8217;ente gestore. Appartengono a questa categoria: &#8211; la fascia costiera dal limite sud della zona A di Su Tingiosu fino a Su Succu nel Golfo di Oristano (davanti alla laguna di Mistras) con eccezione dei due tratti Di Torre del Sevo e Capo San Marco.</li>
<li><strong>C</strong>: Sono zone di <strong>protezione parziale</strong> nonché le più ampie della riserva, è consentita la pesca sportiva e quella professionale compatibile con le finalità dell&#8217;area. Sono consentite anche le attività nautiche con limiti e autorizzazioni previsti dall&#8217;ente gestore.</li>
</ul>
<h2><span style="font-weight: normal;">San Giovanni di Sinis</span></h2>
<p>E&#8217; l&#8217;ultimo tratto di Arenile, prima di <strong>Capo San Marco</strong> che segna l&#8217;inizio del Golfo di Oristano, ma la sua estensione è realmente imponente. Frequentatissima dai turisti durante i mesi estivi, negli ultimi anni è stata attrezzata con una serie di chioschi lungo tutto il litorale. A fare le spese del nuovo assetto sono state le <strong>Baraccas</strong>: casotti dei pescatori costruite in falasco, un erba palustre con la quale vengono fabbricate le altrettanto tipiche imbarcazioni chiamate fassonis. Rimangono in piedi solo pochi esemplari di Baraccas, depositari di un&#8217;antica maestria nell&#8217;intreccio del falasco, interamente costruiti con materiali del luogo hanno un telaio in tronchi, le pareti e il tetto a doppio spiovente tamponate con falasco posizionato in strati sovrapposti.</p>
<p>Facilmente raggiungibile, <strong>San Giovanni di Sinis</strong> si trova vicino al sito archeologico di Tharros, è molto suggestiva la visione  dalla Torre di San Giovanni da cui si vede tutta la penisola e il mare che bagna i due lati di costa.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">La Marina di Torregrande</span></h2>
<p><strong> </strong>All&#8217;interno del golfo di Oristano, quasi a segnare il confine dell&#8217;area protetta del Sinis, sorge una <strong>Torre spagnola</strong> che ha dato il nome alla località. All&#8217;arenile di Marina di Torregrande manca senza dubbio dell&#8217;aspetto &#8216;<strong>agreste</strong>&#8216; delle altre spiagge del litorale ma non è meno bella. Sicuramente ben attrezzata per quel che riguarda la ricezione turistica ha il tipico doppio volto dei borghi costieri: quasi spettrali d&#8217;inverno ma spumeggianti di vita durante l&#8217;estate.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Lo Stagno di Marceddì</span></h2>
<p>E&#8217; il confine a sud della costa oristanese dopo il quale inizia quella del <strong>cagliaritano</strong> che praticamente cinge tutto il sud della Sardegna.<br />
Questo stagno ha la particolarità di avere un regime  d&#8217;acqua dolce salmastra, ossia ricevere l&#8217;acqua direttamente dal mare e <strong>l&#8217;unico apporto di acqua dolce</strong>, molto più modesto, gli arriva dallo stagno che gli sta alle spalle e con cui comunica: quello di <strong>San Giovanni</strong> alimentato invece da due modesti rii. Annesso allo stagno sorge il borgo omonimo, un tipico villaggio di pescatori che merita una visita così come la chiesa della <strong>Vergine di Bonaria</strong>.</p>
<p><em>LA CHICCA</em>: Sta nascendo una <strong>nuova forma di Agriturismo</strong> che consiste nell&#8217;essere ospitati presso le case dei pescatori. Stanno crescendo anche le escursioni che, nel loro itinerario, prevedono una sosta per pranzo presso qualche villaggio dei pescatori, il menù e il servizio non sono tra i più raffinati ma sono una delizia unica. (Piccola società cooperativa pescatori &#8216; ittiturismo- 0783867014-348/3934232).</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">LA TERRA DEGLI UCCELLI</span></h2>
<p>Nel 1971 la <strong>Comunità Internazionale</strong>, nell&#8217;intento di proteggere aree di particolare interesse naturalistico, si riunì cercando di individuare quali ecosistemi dovessero rientrare in tale trattato. Quella che fu stipulata era la <strong><a href="http://www.ramsar.org/" target="_blank">Convenzione di Ramsar</a></strong> che pose sotto tutela gran parte degli stagni dell&#8217;oristanese che da soli consistono nei 2/3 delle zone umide protette in tutta Italia.</p>
<div id="attachment_3353" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="/wp-content/uploads/2009/01/oristano001.jpg"><img class="size-medium wp-image-3353" title="oristano porto" src="/wp-content/uploads/2009/01/oristano001-300x195.jpg" alt="oristano porto" width="266" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">oristano porto</p></div>
<p>Gli stagni hanno caratterizzato quest&#8217;area sin dall&#8217;antichità favorendo i primi insediamenti umani (vedi storia), ma la loro protezione è arrivata al contrario per riparare ai danni che l&#8217;uomo ha fatto nei secoli a questi habitat. In queste acque esiste un ecosistema unico con numerose specie dell&#8217;<strong>avifauna</strong>, nidificanti o svernanti in loco, è il posto con la più grande concentrazione di <strong><a href="http://digilander.libero.it/emcalvino/molentargius/pollosul.html" target="_blank">Pollo Sultano</a></strong> di tutta la Sardegna (la specie non è presente nel resto d&#8217;Italia), uno dei siti in cui poter avvistare l&#8217;elusivo airone rosso, in cui nidifica la rara <strong>pernice</strong> di mare e in cui il cavaliere d&#8217;Italia è di casa.</p>
<p>Trent&#8217;anni di protezione comunque hanno dato i loro frutti, gli appassionati di birdwatching infatti non troveranno posto nell&#8217;isola in cui gli uccelli sono così confidenti, le <strong>garzette sornione</strong> stanno appollaiate sui paletti dopo battute di pesca rapide ed abbondanti visto l&#8217;esuberanza di cibo negli stagni, così come non è difficile vedere una <strong>nitticora</strong> fare capolino su qualche panchina o magari sulla moto che avete appena parcheggiato in riva allo stagno, è sicuramente un comportamento singolare per un uccello abituato a vivere furtivo in mezzo ai canneti.</p>
<p>Non vi è giorno dell&#8217;anno in cui non siano presenti centinaia di <strong>Fenicotteri Rosa</strong> che raggiungono il igliaio durante il mese d&#8217;agosto. A volte le piogge anticipate colmano le saline di <strong>Sal&#8217;e Porcus</strong> ed è in quei giorni di fine estate che, se si è fortunati, si può ammirare uno stupendo tramonto con lo specchio d&#8217;acqua che si accende del rosso del sole e del rosa dei fenicotteri.</p>
<p>Sicuramente non vi servono indicazioni per raggiungere gli stagni,  li trovate in corrispondenza delle principali spiagge e dei principali centri.</p>
<p><em>E&#8217; VANTAGGIOSO</em>: avere con se la macchina fotografica o una videocamera, vi si potrebbero presentare spettacoli di cui vorrete sicuramente avere un ricordo.</p>
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		<title>La storia della città di Oristano</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 17:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MareNostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oristano e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Secoli prima che nascesse effettivamente la città di Oristano, fenici, punici e romani, avevano individuato e sfruttato al meglio la zona identificabile nella Penisola del Sinis. La presenza di un porto sicuro, al riparo dal maestrale mai clemente, di acque salmastre pescose, di terreni fertili e con ampi pascoli, rendono questa zona unica nel suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/oristano-earborea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4816" title="Oristano Eleonora d'Arborea" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/oristano-earborea-266x199.jpg" alt="Oristano Eleonora d'Arborea" width="266" height="199" /></a>Secoli prima che nascesse effettivamente la città di <a href="/oristano/"><strong>Oristano</strong></a>, fenici, punici e romani, avevano individuato e sfruttato al meglio la zona identificabile nella Penisola del Sinis.</p>
<p>La presenza di un porto sicuro, al riparo dal maestrale mai clemente, di acque salmastre pescose, di terreni fertili e con ampi pascoli, rendono questa zona unica nel suo genere in tutta l&#8217;isola. Le tracce della civiltà fenicio-punica esistenti sono però scarse, questo a causa principalmente dell&#8217;usura del tempo e a causa del riutilizzo delle strutture preesistenti dall&#8217;invasore di turno.</p>
<p>Per come venne edificata <strong><a href="http://www.marenostrum.it/tharros/">Tharros</a></strong> si intuisce che questa fosse un porto di grande rilevanza, le rovine di templi, botteghe e strade ben lastricate nonché delle ricche necropoli lo testimoniano.</p>
<p>Furono le continue incursioni dei Saraceni che costrinsero la popolazione a spostarsi verso l&#8217;interno e abbandonare l&#8217;evoluta città costiera.</p>
<p>Una delle ipotesi sulla nascita di Oristano avanza che questa sia stata edificata con le pietre stesse della città di Tharros. Sia questa ipotesi vera o meno sta di fatto che la nascita di Oristano è datata 1070 d.c., anno di effettivo abbandono della città di Tharros, sancito principalmente dal trasferimento nell&#8217;attuale capoluogo delle autorità governative ed ecclesiastiche.</p>
<p><em>IL DETTO</em>: &#8216;Portant de Tharros sa perda a Carros&#8217;, questo detto, preso dalla tradizione popolare, significa &#8216;portano da Tharros la pietra a carri&#8217;, con  la chiara allusione che si sfruttarono i muri della città antica per edificare la nuova.</p>
<h2>Il Periodo Giudicale</h2>
<p>Le questioni interne che intorno all&#8217;anno mille dilaniavano l&#8217;ormai obsoleto <strong>impero bizantino</strong>, avevano dato la possibilità agli isolani di svincolarsi dal potere centrale e di creare degli organi di autogoverno. Tra il X e l&#8217;XI secolo d.C. nascevano così quattro giudicati: quello di <strong>Torres-Logudoro</strong> (Nord-Ovest), quello di <strong>Gallura</strong> (Nord-Est), Quello di <strong><a href="/cagliari/">Cagliari</a></strong> (Sud) e infine quello di <strong>Arborea</strong> con capitale Tharros (Centro-Ovest).<br />
<a href="/arborea/"> Arborea</a> fu indubbiamente quello che rivestì un ruolo di fondamentale importanza nella storia dell&#8217;isola, distinguendosi grazie a dei giudici modelli di coerenza politica e sagaci nel sogno di riunire tutta la <strong>Sardegna</strong> sotto un unico grande giudicato. Gli altri tre giudicati infatti attraversarono periodi di decadenza, subendo i domini di <strong>Pisa</strong>, <strong>Genova</strong> e di <strong>Aragona</strong> e lasciando il giudicato d&#8217;Arborea unico baluardo dell&#8217;indipendenza sarda.</p>
<h2>Il Giudicato di Arborea</h2>
<p>Si sa poco del primo periodo di vita del giudicato di Arborea, sicuramente non era un&#8217;importante centro del potere come quelli di <strong>Cagliari</strong> e del Logudoro.Tuttavia la Sardegna di quel periodo era un importantissimo snodo per i commerci nel Mediterraneo, sfruttato ampiamente dalle repubbliche marinare di <strong>Genova</strong> e <strong>Pisa</strong>, che alleandosi coi diversi regni animarono i giochi di potere durante la lunga <strong>Età dei Giudicati</strong>.</p>
<p>Dal piccolo giudicato partì il primo tentativo di unire l&#8217;isola in un unico regno, impresa arenatasi a causa degli ingenti debiti che Barisone I° aveva accumulato, nel tentativo di compiere il suo insensato progetto di conquista. Per oltre 100 anni il Giudicato di Arborea non fu più agitato da nessun vento di conquista, a parte le solite scaramucce per la discendenza la trono.</p>
<p>Nel 1257 il regno partecipò all&#8217;offensiva che gli altri giudicati avevano mosso contro quello di Calari (Cagliari), che venne sconfitto e smembrato, permettendo all&#8217;Arborea di allargarsi notevolmente oltre i propri confini ed accrescere il suo peso all&#8217;interno degli equilibri di potere isolani. Nel 1259, quando capitolò anche il giudicato del <strong>Logudoro</strong>, l&#8217;Arborea iniziò una lunga battaglia con i <strong>Doria</strong> per il controllo dell&#8217;antico regno, che venne smembrato in due grandi tronconi, uno a nord e l&#8217;altro a sud.</p>
<p>Tutto questo avvenne durante il regno di Mariano II°, che con intelligenti mosse militari e politiche arrivò a controllare più della metà dell&#8217;isola, nella quale erano custodite le maggiori pianure ed i più ricchi giacimenti.<br />
La ricchezza del piccolo regno era ancora più opulenta, se confrontata con la pesante crisi economica che colpì l&#8217;Europa in quegli anni. Nel 1297, poco dopo la morte di Mariano II°, il <strong>Papa Bonifacio VIII</strong> calpestò letteralmente gli ordini statali esistenti nell&#8217;isola, fondando il Regno di Sardegna e Corsica, infeudandolo al <strong>Re della Corona di Aragona</strong>, dandogli così il via libera  per l&#8217;invasione delle due isole.</p>
<p>In realtà gli aragonesi non disponevano dei mezzi per una tale invasione, tuttavia l&#8217;antica alleanza tra <strong>Arborea</strong> e <strong>Pisa</strong>, che al tempo controllavano la quasi totalità dell&#8217;isola, iniziò a vacillare dopo che i toscani iniziarono a immischiarsi pesantemente nelle faccende arborensi di politica interna. <strong>Ugone II°, Re d&#8217;Arborea</strong>, strinse un&#8217;alleanza con gli aragonesi ed in meno di un anno fece sparire gli stendardi pisani dall&#8217;intera isola.</p>
<p><strong>La vittoria però costrinse il Regno di Arborea ad una sorta di vassallaggio</strong> verso gli spagnoli, che rese gli arborensi ospiti nei territori governati fin dalla nascita del giudicato. Alla corte aragonese si formò anche <strong>Mariano IV°</strong>, ma fu proprio costui che, dopo essere stato incoronato Re d&#8217;Arborea, fece nascere e guidare la rivolta contro le forze aragonesi. In un arco di tempo poco superiore ad un anno, tra il 1353 e il 1354, Mariano IV° attaccò e sconfisse gli iberici, imponendo a Pietro IV° d&#8217;Aragona delle pesantissime condizioni (vedi Curiosità).</p>
<p>Iniziò un periodo di grande splendore del <strong>Regno d&#8217;Arborea</strong>, durante il quale vennero curate le arti, l&#8217;istruzione del popolo, il sistema viario e quello giuridico, con la prima stesura della <strong>Carta de Logu</strong>, poi emanata durante il regno della Figlia Eleonora. Dopo dieci anni di relativa tranquillità si rianimarono i sogni di gloria dell&#8217;illustre Giudice.</p>
<p>In meno di un anno l&#8217;intera isola era sotto il controllo di <strong>Mariano</strong>, a parte Cagliari, Alghero e Sassari, quest&#8217;ultima governata da <strong>Brancaleone Doria</strong>, alleato degli aragonesi. Le grandi manovre belliche si fermarono a causa dell&#8217;imponente epidemia di peste che nel 1375 falcidiò gran parte della popolazione isolana, tra cui Mariano IV°.</p>
<h2>Eleonora d&#8217;Arborea e La Carta de Logu</h2>
<p><strong></strong><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/oristano002.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3354" title="Oristano" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/oristano002-300x200.jpg" alt="Oristano" width="266" height="177" /></a>Il giudice era colui amministrava un Logu (territorio) diviso a sua volta in Curatorie le quali a loro volta erano divise in villaggi. Alla guida del giudicato di Arborea si succedettero diversi giudici ma uno su tutti si guadagnò una fama a dir poco leggendaria: La <strong>Giudicessa Eleonora d&#8217;Arborea</strong>. Ricordata da alcuni storici (Cattaneo n.d.r.) come &#8216;la figura più splendida della storia Italiana&#8217;, Eleonora sale al potere dopo l&#8217;uccisione del fratello da parte dei propri soldati, i quali probabilmente furono sobillati dagli <strong>Aragonesi</strong> che volevano impadronirsi del potente giudicato di cui teoricamente erano alleati.</p>
<p>Da qui una storia degna della più celebre Giovanna d&#8217;Arco, Eleonora, visto il pericolo in cui si trovava si mise a capo delle milizie che le erano rimaste fedeli, marciò contro i ribelli e li ridusse all&#8217;obbedienza, riprese il possesso dei territori occupati e al suo rientro ad <strong>Oristano</strong> si proclamò Giudicessa. Questa in realtà è la versione più nota, ma anche la più romanzata, difatti Eleonora successe al trono di Arborea come portatrice del titolo per il primogenito, allora minorenne.</p>
<p>Pochi anni prima si era inoltre sposata con <strong>Brancaleone Doria</strong>, che dopo la disfatta degli aragonesi aveva allacciato una serie di rapporti diplomatici con <strong>Mariano IV</strong>, tra i quali la pianificazione del matrimonio con Eleonora. Dopo l&#8217;elezione del figlio, Brancaleone si trovava in missione politica alla Corte di Aragona, dove venne fatto prigioniero. Invece di pianificare un&#8217;offensiva contro &#8216;<strong>l&#8217;infame alleato</strong>&#8216; la Nobildonna pensò bene di rafforzare la propria autorità nel suo regno non con la forza ma con l&#8217;ammirazione e con una ferma politica di resistenza alla corona di Aragona.</p>
<p>Purtroppo la prolungata prigionia del marito obbligò <strong>Eleonora</strong> a cedere tutti i territori che il padre aveva conquistato, mossa che gli permise di riabbracciare il marito dopo circa sei anni di prigionia. <strong>Brancaleone Doria</strong>, che fino al giorno dell&#8217;incarcerazione aveva mantenuto un atteggiamento di compiacenza verso la corona di Aragona, divenne si mise al comando dell&#8217;esercito benedetto dalla <strong>Regina Eleonora</strong>.</p>
<p><strong>Il malcontento per il governo degli aragonesi</strong> permise al nobiluomo di raggruppare uno smisurato esercito, riuscendo a conquistare l&#8217;isola in pochi mesi.<br />
Finita la guerra Eleonora si dedicò ad amministrare il proprio stato e nel 1392 emanò la <strong>Carta de Logu</strong>, un insieme di provvedimenti relativi al diritto penale, civile e processuale, che andava a codificare le leggi e gli usi che fino a quel momento si erano tramandati oralmente.</p>
<p>La stessa carta ispirerà lo Statuto Albertino, che opererà come costituzione per il regno d&#8217;Italia fino ad essere abolita nell&#8217;era fascista. Eleonora morì nel 1403, la storia/leggenda la vuole impegnata allora a soccorrere i suoi concittadini colpiti dalla peste che decimò la popolazione di tutta l&#8217;isola.</p>
<p><em></em>Una stampa universalmente conosciuta di Eleonora d&#8217;Arborea la ritrae in piedi davanti ad un tavolo, mentre con una penna scrive su un quaderno sorretto da un leggio. In realtà la figura del quadro è la regina Giovanna di Castiglia, figlia della famosa Isabella, mentre l&#8217;opera sarebbe stata eseguita a Cagliari, dove venne ricopiato un ritratto della reggente ormai postuma.</p>
<p>La confusione nacque a causa di un ignoto &#8216;esperto&#8217; di storia sarda, il quale decretò che la figura rappresentava la grande regina, creando uno storico bluff riportato attualmente su libri di testo ed enciclopedie rinomate (Casula Cesare 2003).</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">1409: La fine dei giudicati</span></h2>
<p><strong>Dopo la morte di Eleonora</strong> non ci furono altri regnanti in grado di portare avanti la gloria del giudicato, l&#8217;anziano marito venne imprigionato con l&#8217;assurda accusa di aver <strong>ucciso il figlio</strong>. Successe al trono <strong>Guglielmo</strong> <strong>di Narbona</strong>, che riprese il conflitto con gli iberici. Nel tentativo di cercare aiuti in Francia, Guglielmo lasciò a capo del giudicato Leonardo Cubello, che in un primo tempo difese valorosamente l&#8217;Arborea, per poi regalarla letteralmente alle truppe catalano-aragonesi.<br />
Dopo la caduta dei giudicati, <strong>Leonardo de Alagon</strong> fu l&#8217;ultimo &#8216;governatore&#8217; di Oristano d&#8217;ispirazione filo-indipendentista, in un regno già in declino si difese valorosamente vincendo anche un&#8217;importante combattimento presso Uras nel 1470. Otto anni dopo, nella celebre battaglia di <strong>Macomer</strong> del 1478, lo sfortunato marchese venne sconfitto definitivamente dagli aragonesi, segnando la fine di Arborea e dell&#8217;indipendenza stessa della Sardegna.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">1974: Oristano diventa Provincia</span></h2>
<p>I successivi trecento anni di non-governo aragonese e catalano stesero un velo d&#8217;ombra su quello che era stato la splendente Età dei Giudicati. Attualmente quello che era il glorioso palazzo giudicale è stato raso al suolo per essere sostituito dal carcere di piazza Mannu.</p>
<p><strong>Nel 1974 Oristano verrà proclamata provincia</strong> ma dei fasti passati e dei sogni di potere rimarrà solo un ricordo all&#8217;ombra dei grandi palazzi aristocratici e delle possenti torri di difesa.</p>
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