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	<title>Sardegna Mare Nostrum Editrice &#187; Sassari e Provincia</title>
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	<description>Sardegna Mare Nostrum - Sardegna Turismo, vacanze, mare, notizie e servizi</description>
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		<title>Le migiori specialità gastronomiche di Sassari</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 08:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[La cucina sassarese è una delle più particolari nell&#8217;isola, con ricette esclusive, la cui esecuzione è resa possibile grazie agli ingredienti genuini, che affluiscono in città dalle campagne circostanti. La vendita di questi prodotti avviene principalmente al mercato, o comunque nelle vie del centro storico. La mattina presto è il momento migliore per gli acquisti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>cucina sassarese</strong> è una delle più particolari nell&#8217;isola, con <strong>ricette esclusive</strong>, la cui esecuzione è resa possibile grazie agli <strong>ingredienti genuini</strong>, che affluiscono in città dalle campagne circostanti. La vendita di questi prodotti avviene principalmente al <strong>mercato</strong>, o comunque nelle vie del <strong>centro storico</strong>. La mattina presto è il momento migliore per gli acquisti, in cui scegliere la merce appena arrivata sui banchi, mentre in tarda mattinata si può riuscire a strappare qualche sconto sostanzioso.</p>
<h4><strong>La Ciogga&#8217; ossia Lumache</strong></h4>
<p>Le lumache sono l&#8217;essenza stessa della cucina sassarese, vengono cucinate con le patate, con l&#8217;aglio e il prezzemolo, col sugo; oppure la specie più grande viene preparata con un ripieno di pan grattato, pecorino e salsa di pomodoro. La <strong>Ciogga minuta</strong> (lumachina), viene bollita semplicemente e poi &#8216;<strong>succiadda</strong>&#8216;, succhiata insomma, praticando un piccolo foro sulla cima del guscio, per lasciar passare l&#8217;aria e permettere una vigorosa aspirazione.</p>
<p>Le <strong>lumache</strong> ed i <strong>lumaconi</strong> vengono spesso cucinati col sugo oppure in verde, quest&#8217;ultima ricetta si realizza preparando un abbondante soffritto con aglio e prezzemolo, facendoci saltare i molluschi bolliti in precedenza, infine aggiungendo un paio d&#8217;abbondanti manciate di pane grattugiato.</p>
<p>Le <strong>monzette</strong> sono un altro tipo di &#8216;lumaca&#8217;, riconoscibili per il guscio verdastro e per il coperchietto bianco che lo sigilla. Seppure queste esistano anche in Sardegna, gli esemplari in vendita vengono importati dalla <strong>Tunisia</strong>, dove ci sono ampi terreni di raccolta. Anche le monzette vengono preparate in verde, ma sono più apprezzate cotte al forno, dove vengono disposte in un ampia teglia, spolverate abbondantemente di sale e poi infornate (15 min. circa), infine mangiate dopo essere state leggermente bagnate nel sale presente nella teglia.</p>
<p><em>CURIOSITA</em>&#8216;: Lumaconi, lumache e lumachine, sono spesso considerate come appartenenti alla stessa famiglia, come dire: madre, figlia e nipote. In realtà appartengono a tre specie ben differenti di molluschi gasteropodi.</p>
<h4><strong>Pasta e Minestra</strong></h4>
<p>La favata è un piatto diffuso in tutta l&#8217;isola, come la <strong>zuppa di pesce</strong> è caratteristico delle località in cui viene preparato. Sassari è considerata la <strong>patria di questa ricetta</strong>, che nella versione locale vede un utilizzo abbondante di cavoli verza ed insaporita da cotechino, lardo e salsiccia locale. Probabilmente una sua variante è la minestra di cavoli, nella quale vengono messe le patate al posto delle fave; quando è quasi pronta viene aggiunta la pasta corta, che s&#8217;insaporisce durante la cottura.</p>
<p>Un piatto appartenente alla cucina dei paesi intorno a Sassari è la <strong>pasta con ricotta</strong>, nella quale il formaggio viene fatto sciogliere con un po&#8217; dell&#8217;acqua di cottura e dopo aver fatto scolare la pasta, viene incorporato ad essa, diventando una sorta di salsina cremosa.</p>
<h4><strong>Il Pesce</strong></h4>
<p>Non essendo un centro costiero, Sassari non ha una grande tradizione nella preparazione di <strong>piatti a base di pesce</strong>. Fa eccezione l&#8217;<strong>anguilla</strong>, che vive nei corsi d&#8217;acqua dolce. La ricetta più diffusa è l&#8217;anguilla arrosto, cotta sulla brace dopo averla marinata, o più semplicemente condita con un filo d&#8217;olio a fine cottura. A Castelsardo invece si possono gustare l&#8217;<strong>aragosta</strong> e la <strong>zuppa di pesce</strong> alla Castellanese. Lo stesso vale per Stintino, specializzato nelle ricette di cucina marinara.</p>
<h4><strong>Il formaggio</strong></h4>
<p>La produzione di formaggi avviene perlopiù nei centri del circondario di Sassari, tra i più famosi si possono annoverare Uri, Ittiri, Ossi, Tissi, Usini, Thiesi, Pozzomaggiore e Chiaramonti. Il tipo di formaggio più prodotto è ovviamente il pecorino, sia del tipo sardo che romano. Vengono prodotte in una certa quantità anche i formaggi vaccini, tra i quali la peretta e la ricotta, sempre nelle località sopraindicate.</p>
<h4>La Carne</h4>
<p>Nessuno può dire di aver conosciuto la cucina sassarese senza aver mangiato la <strong>ziminata</strong>, ossia <strong>interiora di vitello arrosto</strong>, accompagnate con pane e vino rosso. In alcune varianti queste sono lasciate marinare alcune ore prima della cottura. Un altro piatto forte sono i piedini d&#8217;agnello, con aglio e prezzemolo o in agliata, cioè una salsa di pomodoro con abbondante aglio e un cucchiaio d&#8217;aceto.</p>
<p>Molto singolari sono le fettine o le bistecche di asinello, un tipo di carne giudicato solitamente coriaceo. La carne degli individui giovani risulta essere molto tenera, anche se si consiglia di metterla a marinare e lasciarla macerare tutta la notte. Una squisitezza a base d&#8217;agnello sono le panadas di Oschiri, dei deliziosi sfornati ripieni di carne. Esiste anche una ottima produzione di salsicce secche Ittiri.</p>
<h4><strong>Verdure</strong></h4>
<p>Anche le verdure hanno ampio spazio nella cucina sassarese, una su tutte: la <strong>melanzana</strong>. Esiste anche una dissacrante canzone tradizionale sassarese che ne decanta la bontà. Il metodo di preparazione è semplicissimo: bisogna tagliarla in due e praticare una serie di incisioni a scacchi nella polpa, in entrambe le metà, condirla a questo punto con aglio, prezzemolo, olio, sale e peperoncino rosso secco; per concludere sistemate le melanzane in una teglia ed infornate alla temperatura massima per circa mezz&#8217;ora.</p>
<p>Tra le verdure crude vengono predilette le <strong>favette fresche</strong>, appena intinte nel sale, oppure mangiate cotte in tegame con semplice olio; è deliziosa la variante con l&#8217;aggiunta di cubetti di lardo, ottima come antipasto. Un&#8217;altra ricetta squisita sono le <strong>fave aribisali</strong>, fave secche bollite e fatte saltare in un soffritto di aglio e prezzemolo. I <strong>carciofi</strong> sono prodotti in gran quantità ed in ottima qualità, nella vallata del Coghinas oppure nei pressi di <strong>Uri</strong> ed <strong>Ittiri</strong>, veri centri di coltivazione; vengono spesso mangiati crudi, bagnandoli nel pinzimonio (intingolo di olio, sale e pepe), oppure cotti al tegame con aglio e prezzemolo, ottimi anche con l&#8217;agnello. I sassaresi amano anche il cardo selvatico, che una volta pulito dalle insidiose spine, viene sbucciato e bagnato nel pinzimonio.</p>
<h4><strong>I dolci</strong></h4>
<p>I dolci sardi sono ormai diffusi in tutta l&#8217;<a href="/">isola</a>, creando molta confusione su quale dolce possa essere di una zona piuttosto che un&#8217;altra. Un&#8217;eccezione è data dai <strong>sospiri di Ozieri</strong>, delle piccole palline di mandorle e zucchero, avvolti in colorata carta velina. Deliziosa è anche la <strong>Corona di Oschiri</strong>, un dolce forgiato in questa forma anulare grazie all&#8217;unione di piccole palline di pasta, fritte e ricoperte di caramello.</p>
<h4><strong>I Vini</strong></h4>
<p><strong> </strong>La produzione di vini nel sassarese è veramente ampia, tra i rossi è prelibato il <strong><a href="http://www.sardiniapoint.it/486.html" target="_blank">Cannonau</a></strong>, ma non mancano vini meno diffusi come il Cagnulari o in minima parte, il <strong>Monica</strong>. Tra i bianchi non si può perdere il <strong>moscato di Sorso</strong> e <strong>Sennori</strong>, riconosciuto DOC nel 1972. Va segnalata anche una discreta produzione di ottimo <strong>Vermentino</strong>, tipico della confinante Gallura.</p>
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		<title>Feste e manifestazioni a Sassari</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>
		<category><![CDATA[candelieri]]></category>
		<category><![CDATA[sassari]]></category>

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		<description><![CDATA[La Cavalcata Sarda La Cavalcata Sarda è una festa centenaria, che attrae ogni anno migliaia di spettatori provenienti da tutte le parti del mondo. In una giornata, le rappresentanze di più di 70 paesi appartenenti alle quattro province sarde si riuniscono per celebrare insieme un&#8217;identità comune fatta di innumerevoli differenze, simbolicamente espresse negli antichi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La Cavalcata Sarda</h4>
<p>La <strong>Cavalcata Sarda</strong> è una<strong> festa centenaria</strong>, che attrae ogni anno migliaia di spettatori provenienti da tutte le parti del mondo. In una giornata, le rappresentanze di più di <strong>70 paesi</strong> appartenenti alle quattro province sarde si riuniscono per celebrare insieme un&#8217;identità comune fatta di innumerevoli differenze, simbolicamente espresse negli antichi e variopinti costumi, nei preziosi gioielli e soprattutto nelle danze e nelle canzoni.</p>
<p>Le radici della manifestazione sono da ricercare nella parata organizzata in onore della visita alla <strong>Sardegna</strong> di <strong>Umberto I</strong> e della regina <strong>Margherita di Savoia</strong>,  avvenuta nel 1899. L&#8217;intenzione era quella di creare un evento tramite il quale poter mostrare al re l&#8217;orgoglio, il potere e la ricchezza della ex colonia del regno <strong>Sardo-Piemontese</strong>. La <strong>versione moderna</strong>, che si può ammirare ogni anno la <strong>terza Domenica di Maggio</strong> a <strong>Sassari</strong>, ha visto nel tempo nuove ed importanti aggiunte alla formula originale.</p>
<p>La sfilata dei <strong>gruppi folcloristici</strong> è stata infatti affiancata dalle  pariglie che si tengono all&#8217;ippodromo locale nel pomeriggio, in cui i più bravi cavallerizzi sardi si sfidano in articolate e ammalianti acrobazie a cavallo; dai balli e dalle canzoni nelle varie piazze che intrattengono i turisti e visitatori sino a tarda sera. Ma l&#8217;evento principale che attrae e affascina la maggior parte del pubblico resta sicuramente la sfilata mattutina, durante la quale ammirare i più bei costumi tradizionali di tutta Italia.</p>
<p><em>CURIOSITA&#8217;</em>: La prima versione della Cavalca Sarda ebbe una risonanza strepitosa, tale successo fu dovuto anche ai fratelli Lumiere, che la filmarono con il loro prototipo di cinepresa, facendola conoscere a tutto il paese.</p>
<h4><strong>I Candelieri</strong></h4>
<p>La &#8216;<strong>Faradda</strong>&#8216; (letteralmente &#8216;discesa&#8217;) dei Candelieri, nasce in Sardegna ad opera delle corporazioni di Arti e Mestieri. I <strong>gremi</strong>, così vennero chiamate le corporazioni nell&#8217;isola, furono istituiti nel medioevo, durante il patronato di <strong>Pisa</strong>, che ne aveva caldeggiato a lungo la nascita.  A questo periodo risale la processione alla vigilia dell&#8217;Assunta, nella quale però non era ancora stata introdotto l&#8217;uso degli enormi ceri.</p>
<p>Negli anni bui del 1500 (vedi Storia), la città venne devastata da un&#8217;epidemia di peste, cessata proprio il 14 agosto; proprio allora le corporazioni crearono i monumentali ceri, che vennero portati a <strong>Santa Maria di Betlem</strong>, facendone <strong>voto alla Madonna</strong>. Da allora il voto viene rinnovato ogni anno, in una  festa che rappresenta l&#8217;anima stessa dell&#8217;antico popolo sassarese.</p>
<p>La &#8216;<strong>Festha Manna</strong>&#8216; si svolge sempre il 14 d&#8217;agosto, con la benedizione dei ceri presso la chiesa del <strong>Rosario </strong>e la partenza lungo il corso, alle 18.00. I Candelieri, diversi per ogni gremio, portano il loro simulacro danzando al ritmo dei tamburi, che rimbombano nelle strette vie del centro. Arrivati davanti al <strong>Teatro Civico</strong> viene fatto il brindisi col sindaco, che li saluta dal balcone di rappresentanza.</p>
<p>Dopo la bicchierata i <strong>Candelieri</strong> continuano la loro discesa attraverso il <strong>Corso</strong> straripante di persone. Arrivati alla chiesa di Santa Maria di Betlem vengono accolti dal <strong>Frate Guardiano</strong>, che fa entrare per primo l&#8217;<strong>Obriere dei Massai</strong> (Contadini). L&#8217;Obriere è il presidente della corporazione e quello dei Contadini riveste il ruolo più importante, che si concretizza nel rito dell&#8217;Intregu, con il quale il Sindaco e il capo <strong>gremio</strong> si scambiano i rispettivi stendardi nonché, durante la sosta al Teatro Civico, danno vita al famoso brindisi: <strong>A Zent&#8217;anni</strong> (a cent&#8217;anni).</p>
<p>L&#8217;ordine della discesa venne stabilito a seguito d&#8217;indecorose zuffe, che si verificarono diverse volte nel corso della storia della cerimonia. I contadini ebbero il privilegio di aprire la sfilata, per l&#8217;importanza che il mestiere rivestiva nell&#8217;economia cittadina d&#8217;allora.</p>
<p>Per chi ama vivere le tradizioni popolari, è obbligatorio visitare il centro storico nelle settimane precedenti alla <strong>Festha Manna</strong>. I vicoli si popolano di persone indaffarate nelle prove della discesa, nella preparazione dei Candelieri, nello studio del ritmo dei tamburi. La Festa Grande, insomma, è solo la punta di un iceberg.</p>
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		<title>Archeologia nel Sassarese</title>
		<link>http://www.marenostrum.it/archeologia-nel-sassarese/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le culture prenuragiche Cultura Su Carroppu e Grotta Verde &#8216; Filiestru: 6000-4000 a.C. Cultura di Bonu Ighinu: 4000-3500 a.C. Cultura di Ozieri: 3500-2700 a.C. Cultura di Filigosa Abealzu: 2700-2700 a.C. Cultura di Monte Claro: 2500-2000 a.C. Cultura del Vaso Campaniforme: 2000-1800 a.C. Cultura di Bonnanaro (Prenuragico): 1800-1600 a.C. Oramai è prassi accostare l&#8217;origine dei sardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Le culture prenuragiche</h2>
<ul>
<li> Cultura Su Carroppu e Grotta Verde &#8216; Filiestru:   6000-4000 a.C.</li>
<li> Cultura di Bonu Ighinu:   4000-3500 a.C.</li>
<li> Cultura di Ozieri:    3500-2700 a.C.</li>
<li> Cultura di Filigosa Abealzu:  2700-2700 a.C.</li>
<li> Cultura di Monte Claro:   2500-2000 a.C.</li>
<li> Cultura del Vaso Campaniforme:  2000-1800 a.C.</li>
<li> Cultura di Bonnanaro (Prenuragico): 1800-1600 a.C.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/ssduomopart1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3626" title="Duomo di Sassari" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/ssduomopart1-300x199.jpg" alt="Duomo di Sassari" width="266" height="176" /></a>Oramai è prassi accostare l&#8217;<strong>origine dei sardi alla <a href="http://www.marenostrum.it/guida-sardegna/archeologia/">civiltà nuragica</a></strong>, in tempi non molto lontani, l&#8217;educazione scolastica era lapidaria nell&#8217;affermare: &#8216;<em>I sardi discendono dai <strong>nuragici</strong>, un misterioso popolo venuto dall&#8217;oriente, che colonizzo l&#8217;isola intorno al 2000 a.C.</em>&#8216;. Prima di questo in <a href="/"><strong>Sardegna</strong></a> regnava il nulla&#8221; Evitando qualsiasi divagazione critica sull&#8217;argomento, dai testi odierni si può evincere una nuova realtà: &#8216;<em>I nuragici erano i discendenti di quelle culture che imperversavano nell&#8217;isola già da millenni, integrate più volte con altre popolazioni del Mediterraneo, le stesse con cui avevano scambi commerciali e culturali</em>&#8216;.</p>
<p>Ovviamente queste sono deduzioni supportate dai reperti ritrovati in <strong>Sardegna</strong> e in altri <strong>paesi del Mediterraneo</strong>. I nomi delle relative culture (vedi Tabella all&#8217;inizio del paragrafo) riguardano proprio i luoghi in cui questi manufatti sono stati per la prima volta rinvenuti, datati ed attribuiti ad una determinata civiltà.</p>
<p>Nella storia mondiale la <strong>ceramica</strong>, o <strong>terracotta</strong> nella sua forma più elementare, inizia ad essere lavorata intorno al 8000 a.C., periodo corrispondente ai grandi cambiamenti sociali dell&#8217;uomo, che passa dalla condizione di cacciatore e nomade, alla condizione di cacciatore, agricoltore, allevatore e stanziale. L&#8217;esistenza della Cultura di <strong>Su Carroppu</strong> (località in provincia di Cagliari), capovolge la convinzione che vuole la <strong>Sardegna</strong> lontano dalle vicende mediterranee del periodo.</p>
<p>La ricostruzione della preistoria prenuragica sembra non avere fine, sono stati rinvenuti reperti presso <strong>Mara</strong>, dove saranno riconosciute due culture: quella di <strong>Filiestru</strong> e quella di  <strong>Bonu Ighinu</strong>.</p>
<p>Quest&#8217;ultima fu caratterizzata da una lavorazione e <strong>decorazione</strong> della ceramica particolarmente raffinata, oltre che dalla produzione di statuette della dea madre, definite vere e proprie opere d&#8217;arte. Le squisite decorazioni delle ceramiche riportano a culture neolitiche della vicina <strong>Sicilia</strong> e della <strong>Toscana</strong>, foraggiando la tesi di una <strong>Sardegna</strong> attiva al centro del <strong>Mare Nostrum</strong>. Nel 3500 a.C. esplode la <strong>Cultura di Ozieri</strong>, commerciante di ossidiana, presente in gran quantità sul Monte Arci (Oristano), costruttrice di capolavori funerari come le <strong>domus de janas</strong> o i <strong>dolmen</strong>.</p>
<div id="attachment_3638" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sssmaria.jpg"><img class="size-medium wp-image-3638" title="Sassari chiesa di Santa Maria" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sssmaria-197x300.jpg" alt="Sassari chiesa di Santa Maria" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sassari chiesa di Santa Maria</p></div>
<p>Le influenze mediorientali sono tante, ma la nascita dell&#8217;altare di <strong><a href="http://www.isolasarda.com/accoddi.htm" target="_blank">Monte d&#8217;Accoddi</a></strong> è una novità per tutto il bacino del Mediterraneo. Si tratta di una monumentale costruzione, una piramide mozzata a gradoni, simile a quelle della <strong>Mesopotamia</strong>, che tuttavia verranno costruite solo dopo qualche secolo. Quasi contemporaneamente all&#8217;altare di <strong>Monte d&#8217;Accodi</strong>, gli antichi abitanti dell&#8217;<strong>Inghilterra</strong> stavano elevando uno tra i più famosi monumenti del pianeta: il circolo di menhir noto come <strong>Stonehenge</strong>.</p>
<p>Nel 2700 a.C. i manufatti iniziarono a cambiare, finiva l&#8217;età della pietra e iniziava quella del rame, cambiando l&#8217;economia e la società. A questo periodo risale la cultura di <strong>Filigosa</strong> &#8216; <strong>Abealzu</strong>, protrattasi per soli duecento anni. Con la Cultura di <strong>Monte Claro</strong> (Cagliari) si ebbe un ritorno alla ricerca dello stile nelle decorazioni dei manufatti, praticamente sparita durante la cultura precedente.</p>
<p>In questo periodo si ha anche un abbandono parziale delle caverne e la nascita di possenti fortificazioni, come la megalitica struttura di <strong>Monte Baranta</strong>, presso <strong>Olmedo</strong> e <strong>Monte Ossoni</strong>, poco distante dalla roccia dell&#8217;elefante di <strong>Castelsardo</strong>. A partire dal 2000 a.C. l&#8217;Europa intera viene investita dalla diffusione del vaso campaniforme e del bronzo, scoperto un millennio prima nel vicino oriente.</p>
<p>Dal 1800 al 1600 a.C. inizia a diffondersi la cultura di <strong>Bonnanaro</strong>, periodo chiamato anche prenuragico, per via dei caratteri comuni che verranno riscontrati tra le due culture. Nella <strong><a href="http://www.ilportalesardo.it/archeo/sssennori.htm" target="_blank">Tomba di Oridda</a></strong> a <strong>Sennori</strong>, si ritrova uno dei momenti di passaggio tra i vecchi dolmen, esistenti fino alla cultura di Bonnanaro e le <strong>tombe dei giganti</strong>, il maggiore monumento funerario dei nuragici; la costruzione è costituita da massi megalitici (caratteristica tipica dei dolmen) ed il masso che la chiude frontalmente è scolpito come l&#8217;esedra frontale delle tombe dei giganti.</p>
<p><em>N.B.</em> Monte d&#8217;Accoddi è ubicato tra <strong>Porto Torres</strong> e<strong> Sassari</strong>, subito dopo lo svincolo per Bancali. E&#8217; raggiungibile solo in questo senso per via del guardrail, arrivando da Sassari si è costretti a fare inversione di marcia all&#8217;altezza del succitato svincolo per Bancali.</p>
<p><em>CURIOSITA&#8217;</em>: La scoperta dell&#8217;altare di <strong>Monte d&#8217;Accoddi</strong> fu possibile grazie alla solerzia dell&#8217;ex <strong>Presidente della Repubblica Antonio Segni</strong>, proprietario dei terreni in cui sorgeva il monumento. Fu proprio il politico sassarese, allora senatore, che ne sollecitò lo scavo, senza immaginare nemmeno l&#8217;importanza della sua scoperta.</p>
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		<title>Chiese e bellezze nei dintorni di Sassari</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:48:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Basilica di Saccargia La chiesa si trova a pochi chilometri dallo svincolo della ss.131 che porta a Ploaghe e Olbia. Fu fatta costruire  nel XII secolo dal Giudice di Torres Costantino I, lo stesso che concesse Alghero ai Doria e Bosa ai Malaspina. La basilica venne realizzata in stile toscano-pistoiese ed attrezzata, durante la seconda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://web.tiscali.it/immaginisardegna/saccargia/saccargia.htm" target="_blank"><strong>Basilica di Saccargia</strong></a></h4>
<p><strong>La chiesa</strong> si trova a pochi chilometri dallo svincolo della ss.131 che porta a <strong>Ploaghe</strong> e <strong>Olbia</strong>. Fu fatta costruire  nel XII secolo dal <strong>Giudice di Torres Costantino</strong> I, lo stesso che concesse <strong>Alghero</strong> ai Doria e <strong>Bosa</strong> ai Malaspina. La basilica venne realizzata in stile toscano-pistoiese ed attrezzata, durante la seconda fase costruttiva (fine del XII secolo), di un elegante campanile. E&#8217; il <strong>santuario rurale più bello dell&#8217;isola</strong>.</p>
<h4><strong>Nostra Signora di Tergu</strong></h4>
<p>La chiesa si trova poco distante da <a href="/castelsardo/"><strong>Castelsardo</strong></a>, sulla strada per Nulvi. E&#8217; stata costruita in stile romanico-pisano agli inizi del 1200. La sua spettacolarità risiede nell&#8217;effetto dato dall&#8217;utilizzo di mattoni in trachite rossastri e in candido calcare. Nei suoi pressi si trovano le rovine di un convento di benedettini, i quali furono i fautori della celebrazione di Lunissanti (vedi Castelsardo).</p>
<h4><strong>Martis e la Foresta Pietrificata</strong></h4>
<p>Martis è facilmente raggiungibile dalla strada per <strong><a href="/olbia/">Olbia</a></strong>, svoltando nello svincolo che si trova a circa 16 Km dalla Basilica di Saccargia. Nei suoi pressi sorge una foresta pietrificata o almeno gli stampi in silice, la quale avvolse gli antichi alberi diversi milioni di anni fa.</p>
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		<title>Le spiagge e le coste della provincia di Sassari</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:33:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul versante ovest della penisola di Stintino ed alle spalle del Golfo di Alghero, la prima spiaggia del comune di Sassari è Porto Ferro, praticamente al confine tra i due comuni; ci si arriva prendendo proprio la strada per la cittadina catalana, superando l&#8217;incrocio per l&#8217;aeroporto e poi verso Capo Caccia, fino ad uno svincolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/stintinolapelosetta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3647" title="Stintino la pelosetta" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/stintinolapelosetta-300x199.jpg" alt="Stintino la pelosetta" width="266" height="176" /></a>Sul versante ovest della penisola di <strong><a href="/stintino/">Stintino</a></strong> ed alle spalle del <a href="/m/itinerari/alghero-bosa/"><strong>Golfo di Alghero</strong></a>, la prima spiaggia del comune di <strong>Sassari</strong> è <strong>Porto Ferro</strong>, praticamente al confine tra i due comuni; ci si arriva prendendo proprio la strada per la cittadina catalana, superando l&#8217;incrocio per l&#8217;aeroporto e poi verso <strong>Capo Caccia</strong>, fino ad uno svincolo segnalato (sulla destra). La spiaggia è circondata da alte dune, coperte da una vasta pineta, che ne ha bloccato l&#8217;avanzata.</p>
<p>Una piccola località sul mare che non si può assolutamente perdere è l&#8217;<strong>Argentiera</strong>. Raggiungibile percorrendo la nuova strada per Alghero (4 corsie), entrando allo svincolo per Bancali e proseguendo in direzione La Corte. Superata questa frazione si devono fare ancora 8 Km circa, prima d&#8217;incontrare Palmadula, arrivati al distributore svoltate a sinistra per l&#8217;Argentiera.</p>
<p>Dopo un ampio tornante si trova la spiaggia di <strong>Porto Palmas</strong>, dotata dell&#8217;unico campeggio nel raggio di molti chilometri. E&#8217; un arenile fatto di candidi e levigati ciottoli, delle dimensioni di un cece. L&#8217;acqua è subito <strong>profonda</strong>, permettendo di trovare diversi punti vicino a riva da cui potersi tuffare. Attraverso un paesaggio collinare, scavato dagli antichi corsi d&#8217;acqua si arriva all&#8217;Argentiera.</p>
<p>L&#8217;ingresso in paese è emozionante, in quanto vi si parano subito davanti i <strong>ruderi della vecchia laveria</strong>, un antico edificio minerario costruito totalmente in legno e considerato il più bel reperto industriale d&#8217;Italia. Questa preziosa testimonianza versa tuttavia in completo stato d&#8217;abbandono. L&#8217;argentiera è dotata però di un <strong>mare incantato</strong>, con due modesti arenili.</p>
<p>A destra e a sinistra della spiaggia si dipartono due piccole stradine, tramite queste è possibile raggiungere delle incantevoli calette, inframmezzate alle irte falesie. Una di queste  piccole insenature ( poche centinaia di metri a nord della spiaggia), è dotata di un vasca naturale per la quale è stata soprannominata: &#8216;<strong>Il Lago delle Vergini</strong>&#8216;. Ritornando a Palmadula, svoltando questa volta a destra del distributore, si prosegue per circa 8 Km, fino ad arrivare alla frazione di <strong>Lampianu</strong>.</p>
<p>Una piccola strada bianca sulla sinistra (chiedete informazioni, è difficilmente individuabile) porta ad un piccolo spiazzo, nei pressi del quale si trova la <strong>Spiaggia di Lampianu</strong>, un tranquillo angolo mai troppo affollato. Poco distante si trova l&#8217;ingresso per Rena Majore, anche questo molto difficile da individuare, inoltre per arrivarci bisogna affrontare una camminata di almeno 15 minuti attraverso un sentiero in forte discesa, da percorrere con calzature adatte.</p>
<p><em></em>Le spiagge dell&#8217;Argentiera e di Porto Ferro, distano rispettivamente 34 e 40 Km da <strong>Sassari</strong>, è quindi necessario partire di buon ora per raggiungerle, onde evitare di passare le ore calde della giornata in macchina, attraverso strade stipate dal traffico estivo.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">IL GOLFO DELL&#8217;ASINARA</span></h2>
<h3><a href="/porto-torres/"><span style="font-weight: normal;">Porto Torres</span></a></h3>
<div id="attachment_3488" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/ptorresbalai.jpg"><img class="size-medium wp-image-3488" title="Porto Torres - spiaggia di Balai" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/ptorresbalai-300x202.jpg" alt="Porto Torres - spiaggia di Balai" width="266" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Porto Torres - spiaggia di Balai</p></div>
<p>La città sorge nel punto in cui era stato innalzato l&#8217;importantissimo centro romano di <strong>Turris Libysonis</strong>, ma di quell&#8217;antico ed importane territorio urbano non rimangono che le vestigia, visitabili nei pressi della stazione dei treni. Il valore della colonia romana è intuibile anche dal tipo di edifici presenti e dal fatto che questa fosse collegata alla strada più importante dell&#8217;isola, la quale univa tutti i maggiori centri.  Uno dei ruderi più importanti è quello del <strong>Re Barbaro</strong> nel quale, narra la leggenda, risiedeva il magistrato che ordino l&#8217;esecuzione dei martiri turritani, le prime voci del nascente cristianesimo.</p>
<p> </p>
<p>Alle spalle dell&#8217;area archeologica si trova il ponte romano, che attraversa il <strong>Rio Mannu</strong>; è uno dei più massicci esemplari dell&#8217;isola. La struttura venne usata regolarmente fino agli anni &#8217;80. Attualmente <strong><a href="/porto-torres/" target="_blank">Porto Torres</a></strong> è un importante centro di collegamento marittimo tra l&#8217;isola ed il resto d&#8217;Italia, con partenze giornaliere per Genova. All&#8217;uscita dello scalo si trova la mastodontica<strong> Torre del Porto</strong>, che faceva parte del sistema difensivo innalzato lungo le coste dell&#8217;isola dagli aragonesi, per arginare le scorribande piratesche.</p>
<p>Partendo dalla torre, attraversando il <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong>, la via Sassari e girando intorno ai giardini tramite via Mannu, s&#8217;imbocca la via Indipendenza, alla fine della quale si trova il piccolo colle di <strong>Monte Angellu</strong>, sulla cima del quale fu edificata, nell&#8217;XI secolo,  la basilica di San Gavino, tra le più alte espressioni artistiche del medioevo italiano.</p>
<p>La chiesa è uno degli edifici romanici più importanti dell&#8217;isola, costruito agli albori dell&#8217;età giudicale. Fu innalzata su un preesistente santuario, del quale fu salvata solo una vecchia cripta, dove sono custoditi i tre sarcofaghi contenenti i resti dei <strong>santi Proto</strong>, <strong>Gianuario</strong> e <strong>Gavino</strong>, martiri durante il regno di <strong>Diocleziano</strong>. Ai santi è dedicata anche la festa più importante del paese, divisa in tre parti durante l&#8217;anno. L&#8217;appuntamento più sentito è quello di giugno, con  i festeggiamenti che durano per ben tre giorni; a fianco dei tradizionali riti religiosi vengono organizzate manifestazioni culturali, sportive e musicali, oltre alla recente sagra del pesce. <strong>San Gavino</strong> è una delle maggiori feste della provincia, che richiama ogni anno migliaia di persone.</p>
<p>Nonostante sia stata fortemente penalizzata dal polo industriale, Porto Torres è anche una località balneare. La sua spiaggia più conosciuta è <strong>Balai</strong>, ubicata a monte del lungomare. Una spiaggia più nascosta, ma d&#8217;estrema bellezza, è quella che sorge ai piedi della centrale di <strong>Fiume Santo</strong>, raggiungibile attraverso la vecchia strada per Stintino (svincolo a circa 7 Km da Porto Torres). La spiaggia fa parte del lunghissimo arenile che continua nel lido di <strong>Ezzi Mannu</strong>, il cui ingresso è ubicato a 4 Km dalla frazione di Pozzo San Nicola. Il lungo litorale è formato da granelli di quarzo finissimi, ancor più dei &#8216;chicchi di riso&#8217; della splendida spiaggia di Is Arutas (Oristano).</p>
<h3><a href="/stintino/"><span style="font-weight: normal;">Stintino</span></a></h3>
<p>Proseguendo oltre Ezi Mannu, l&#8217;unica strada presente conduce alla punta della penisola, sulla quale sorge <strong>Stintino</strong>. Il paese nacque allorché l&#8217;<strong>Asinara</strong> fu adibita a <strong>Lazzaretto</strong> e <strong>Colonia Penale</strong>. Il suo territorio fu compreso, fino al 1988, nell&#8217;immenso comune di Sassari; da quell&#8217;anno divenne un comune autonomo. Proprio grazie ai personaggi dell&#8217;elite sassarese il piccolo borgo iniziò a diventare una rinomata località turistica, che oggi può considerarsi una tra i più importanti centri balneari del <a title="nord Sardegna" href="/guida-sardegna/sardegna-nord/"><strong>nord Sardegna</strong></a>.</p>
<p>Poco prima del paese si trovano la <strong>Cala Isola</strong> dei <strong>Porri </strong>e <strong>Cala Coscia di Donna</strong>, nei pressi del <strong>Campo da Golf</strong>. Tuttavia l&#8217;accesso è consentito solo con le imbarcazioni, a meno che non siate pronti ad affrontare un&#8217;estenuante camminata, partendo da una strada sterrata alla sinistra del villaggio turistico. Sul versante opposto, nei pressi di una torre, si trova la spiaggia delle saline e poco dopo <strong>La Tonnara</strong>.</p>
<div id="attachment_3645" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/stintino.jpg"><img class="size-medium wp-image-3645" title="stintino" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/stintino-300x199.jpg" alt="Una delle cale più belle dell'isola dell'Asinara" width="266" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle cale più belle dell&#39;isola dell&#39;Asinara</p></div>
<p>Prima di entrare a Stintino, sulla sinistra, si trova lo stagno di <strong>Casaraccio</strong>, un interessantissimo sito naturalistico, molto frequentato dagli <strong>uccelli</strong> durante la migrazione primaverile, quando la zona è praticamente deserta. Nel paese è molto interessante visitare l&#8217;area nei pressi del <strong>vecchio porto</strong>, dove si trovano ancora gran parte delle case appartenenti al borgo originario. E&#8217; notevole da vedere anche il <strong>Museo della Tonnara</strong>, una costruzione in legno che ricorda l&#8217;antica attività dei pescatori di tonno nel golfo.</p>
<p> </p>
<p>Superato il paese si arriva alla <strong>spiaggia della pelosa</strong>, la vera star tra tutti i litorali di Stintino, che da giugno a settembre è sempre affollatissima. Ancor prima di arrivarci, dall&#8217;alto della strada che la costeggia, si possono ammirare le sue acque trasparenti. Nel limite nord della spiaggia si trova l&#8217;antica <strong>Torre dell&#8217;Isola Piana</strong>, nome derivato dall&#8217;isolotto sul quale sorge. La caratteristica di questo litorale, a parte le acque cristalline, sta nell&#8217;avere un fondale bassissimo per oltre trenta metri dal bagnasciuga, che permette di prendere comodamente il sole rinfrescati da un pelo d&#8217;acqua, tant&#8217;è che nei giorni in cui la spiaggia è molto affollata, è impossibile individuare la linea di demarcazione tra la terraferma ed il mare.</p>
<h2><a href="/isola-asinara/"><span style="font-weight: normal;">L&#8217;isola dell&#8217;Asinara</span></a><span style="font-weight: normal;"> e il </span><a href="http://www.parks.it/parco.nazionale.asinara/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;">Parco Nazionale</span></a></h2>
<div id="attachment_3250" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/isolaasinara002.jpg"><img class="size-medium wp-image-3250" title="isola dell'Asinara" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/isolaasinara002-300x192.jpg" alt="capre sull'isola dell'Asinara" width="266" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">capre sull&#39;isola dell&#39;Asinara</p></div>
<p>L&#8217;<strong>Asinara</strong> è ubicata nel braccio occidentale del golfo omonimo, a meno di tre chilometri dalla Sardegna; per dimensioni è la terza delle isole minori Sarde, dopo <strong>Sant&#8217;Antioco</strong> e <strong>San Pietro</strong>. A differenza di queste e della vicina <strong>Maddalena</strong>, L&#8217;Asinara non ha sviluppato nessun centro urbano, per via dell&#8217;istituzione del <strong>Lazzaretto</strong> e della <strong>colonia penale</strong>, avvenuta nel 1885, che interdiceva l&#8217;ingresso nell&#8217;isola.</p>
<p> </p>
<p>I pastori ed i pescatori, che avevano iniziato una timida occupazione del posto, furono sfollati a forza. Molti di questi fondarono Stintino, mentre il resto si disperse nelle campagne della <strong>Nurra</strong> (la penisola alle spalle di Stintino). Durante la Prima  e la Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;isola svolse anche il triste ruolo di campo di prigionia, rimanendo però ai margini del conflitto, che interessò di più altri centri dello stretto, quali <strong><a href="/arcipelago-la-maddalena/">La Maddalena</a></strong> e <strong><a href="/palau/">Palau</a></strong>. Finiti i conflitti mondiali, l&#8217;isola continuò a svolgere solo il suo ruolo di carcere, data la chiusura del Lazzaretto.</p>
<p>L&#8217;interdizione però non l&#8217;aveva cancellata dai cuori dei cittadini, i quali consideravano esagerato concedere tutta l&#8217;Asinara al carcere. Sul finire degli <strong>anni &#8217;70</strong> venne avanzata la prima proposta del <strong><a href="http://www.parks.it/parco.nazionale.asinara/" target="_blank"><strong>Parco Nazionale</strong></a></strong>, ribadita con decisione sei anni più tardi. Nel 1988, la scoperta che alcuni parlamentari e funzionari ministeriali, avessero accesso all&#8217;isola per delle &#8216;villeggiature&#8217;, scatenò l&#8217;ira degli abitanti di Porto Torres, i quali presero d&#8217;<strong>assalto</strong> le zone interdette, dove il sindaco, per esaltare la protesta, fece un bagno.</p>
<p>Nel 1991 il <strong>Senato della Repubblica</strong> incluse nell&#8217;elenco dellearee protette da istituire anche l&#8217;Asinara, tuttavia le violente stragi di Mafia dell&#8217;anno successivo, in cui perirono i Magistrati <strong>Falcone</strong> e <strong>Borsellino</strong>, affossarono nuovamente il progetto &#8216;Parco&#8217;. Vennero infatti riattivate tutte le carceri di massima sicurezza, tra le quali l&#8217;Asinara.</p>
<p>Passarono ancora diversi anni di trattative e proteste, ma solo dopo quasi due decenni dalla prima proposta, il parco divenne infine realtà (<strong>1997</strong>). Nel 2001 l&#8217;isola venne anche inclusa nel <strong>Santuario dei Cetacei</strong>, un accordo di protezione dei mammiferi marini firmato da Francia, Italia e Principato di Monaco.</p>
<p>Per arrivare all&#8217;<a href="/isola-asinara/"><strong>Asinara</strong></a> ci si può imbarcare a Stintino o Porto Torres, acquistando i biglietti direttamente sul posto, telefonando al numero verde (800-51166) oppure sfruttando il nuovissimo servizio di prenotazione via internet (<a href="http://www.parcoasinara.it/" target="_blank">http://www.parcoasinara.it/</a>). Oltre che con le <strong>motonavi</strong>, si può arrivare sull&#8217;isola con dei mezzi privati, comunque autorizzati dal parco. Sulla terraferma ci si sposta con i mezzi pubblici, oppure è possibile affittare delle biciclette presso gli scali. I punti d&#8217;attracco sono <strong>Fornelli</strong> a sud, <strong>Cala Reale</strong> e <strong>Cala d&#8217;Oliva</strong> a nord ovest.</p>
<h2>Da Cala Reale a Punta dello Scorno</h2>
<p>Verso nord, si trovano gli insediamenti de <strong>La Reale</strong>, dove è ubicato il secondo approdo dell&#8217;isola. In quest&#8217;area sorgeva il <strong>Lazzaretto</strong> per le quarantene degli equipaggi colpiti da malattie contagiose. L&#8217;area fu successivamente utilizzata come residenza estiva dai Savoia, che abitavano nel <strong>Palazzo Reale</strong> posizionato esattamente davanti al molo.</p>
<p>I locali del presidio sanitario, nei quali venivano svolte le diverse fasi della quarantena, si chiamavano periodi. Questi si trovano sparsi nell&#8217;area circostante a <strong>La Reale</strong>, distanziate diverse centinaia di metri le une dalle altre, il secondo periodo è ubicato appena oltre la frazione (est), sulla strada principale; subito dopo si trova il terzo, più noto come <strong>Trabuccato</strong>, poco distante dal quale veniva prodotto dell&#8217;ottimo vino (chiaramente dopo che il lazzaretto era già stato chiuso!).</p>
<p>Dalla parte opposta del piccolo borgo e dei periodi (Ovest), si trova il distaccamento di <strong>Campu Perdu</strong>, nel quale è presente (leggermente a nord) l&#8217;unico sito archeologico dell&#8217;isola, che si concretizza in alcune domus de janas, grotticelle funerarie scavate dalle culture prenuragiche (vedi Archeologia).</p>
<p>Risalendo da Trabuccato verso nord si arriva a <strong>Cala d&#8217;Oliva</strong>, terzo e ultimo approdo dell&#8217;isola. In questo punto sorgeva un vero e proprio <strong>villaggio carcerario</strong> con gli edifici della direzione, la chiesa, la scuola, l&#8217;officina, la falegnameria, il caseificio; qui per lunghi anni lavorarono i detenuti &#8216;privilegiati&#8217;, che godevano di una certa stima all&#8217;interno del carcere. Poco distante sorgeva il <strong>bunker</strong>, l&#8217;esatto opposto del resto dell&#8217;agglomerato, dove venivano ospitati i criminali più pericolosi, tra i quali il capomafia <strong><a href="http://digilander.libero.it/inmemoria/riina_salvatore.htm" target="_blank">Totò Riina</a></strong> ed il camorrista <strong><a href="http://www.interviu.it/canzone/cutolo/cutolo2.htm" target="_blank">Raffaele Cutolo</a></strong>.</p>
<p>Tutto il nord è un punto di altissimo interesse naturalistico, spostandosi verso ovest si arriva ad <strong>Elighe Mannu</strong>, dove sorge l&#8217;<strong>Osservatorio</strong> <strong>Botanico</strong> ed in cui si trova l&#8217;unico bosco dell&#8217;isola. Questo è il punto di partenza per le salite a Punta Scomunica (408 m.), la cima più alta dell&#8217;isola. Sempre da <strong>Cala d&#8217;Oliva</strong> si può arrivare fino al faro di Punta dello Scorno, approfittandone per fare una visita a Cala d&#8217;Arena con la sua bellissima spiaggia.</p>
<p><em>E&#8217; VANTAGGIOSO</em>: Calcolare bene la lunghezza delle escursioni è di fondamentale importanza, quasi tutti i tracciati sono di diversi chilometri e non sempre in pianura. Se non siete sicuri, chiedete al personale addetto, risparmierete tempo e fatica.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Sorso</span></h2>
<p><strong> </strong>Il centro dista appena dieci chilometri da Sassari, nella quale ha subito una sorta d&#8217;integrazione, tant&#8217;è che in molti testi vengono citati congiuntamente. Sorso divide con il capoluogo anche la <strong><a href="http://www.hellosardinia.com/ita/alghero/spia_platamona.htm" target="_blank">Spiaggia di Platamona</a></strong>, chiamata in questo tratto<a href="http://www.lamiasardegna.it/web/000/foto.asp'url=108/043" target="_blank"> <strong>Marina di Sorso</strong></a>. Sulla strada che congiunge il paese alle spiagge si trova, sulla destra, la deviazione per <strong>Monte Cau</strong>, un importante sito nuragico e punico. All&#8217;interno del paese si trova la parrocchiale di <strong>San Pantaleo</strong>, progettata dallo scultore e architetto Antonio Cano, famoso in tutta l&#8217;isola per opere come la cattedrale di Nuoro. Nel seicento il paese venne dotato di una fontana, costruita ad imitazione di quella sassarese del Rosello (vedi: Il Detto).</p>
<p><em>Il Detto</em>: &#8216;Ma hai bevuto dalla fontana della Billellera&#8221; Questa simpatica espressione era un modo tutto sassarese per domandare a qualcuno se fosse un po&#8217; tocco. In realtà il detto fu forgiato in un periodo di forte concorrenza tra i due paesi quando, tra i vari sfottò, a Sassari si sparse la voce che bere l&#8217;acqua di Sorso facesse diventare matti come i suoi abitanti. Allorquando il Barone Deliperi fece costruire l&#8217;artistica ed elegante fonte, questa venne inserita nella massima.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Sennori</span></h2>
<p><strong> </strong>Il paese sorge sulla strada tra <strong>Sassari</strong> e <strong>Sorso</strong>, dal quale dista appena due chilometri. Dal 1400 i  due paesi iniziarono ad avere una storia parallela, vivendo entrambe sotto il governo del medesimo feudatario. Nel centro storico sorge il <strong>Palazzo Vecchio</strong>, in origine era il <strong>Castello di Ozula</strong>, che nel 1600 venne trasformato in un <strong>palazzo aristocratico</strong>. San Pietro è la parrocchiale del paese, costruita nel XV secolo ma modificata successivamente e dotata di un campanile. Alla parrocchiale è collegata una piccola <strong>chiesa campestre</strong>, costruita nell&#8217;anno mille, dove ogni anno, a fine giugno, si svolge la festa di San Giovanni. Poco distante dall&#8217;abitato sorge la <strong>Tomba</strong> <strong>di Oridda</strong>, un importante testimonianza prenuragica.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Valledoria, Santa Maria Coghinas, Badesi e Trinità d&#8217;Agultu&#8221;</span></h2>
<p><strong></strong><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/c-paradiso-valledoria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3063" title="Costa Paradiso Valledoria" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/c-paradiso-valledoria.jpg" alt="Costa Paradiso Valledoria" width="90" height="70" /></a>Prima di entrare nel paese di Valledoria s&#8217;incontra, nei pressi della foce del <strong>fiume</strong> <strong>Coghinas</strong>, la spiaggia di San Pietro a Mare, nome derivato dalla piccola chiesa campestre che la sovrasta.  Il paese sorge nei pressi dell&#8217;antica città romana di Ampurias (vedi Storia), ma la nascita del borgo odierno è dovuta all&#8217;imponente opera della diga sul Coghinas.</p>
<p>L&#8217;opera favorì lo sviluppo di piccoli centri agricoli tra i quali  <strong>La Muddizza</strong>, <strong>La Ciaccia</strong>, <strong>Viddanoa</strong> e <strong>Codaruina</strong> nel quale, quando le frazioni si organizzarono nel comune autonomo di Valledoria (1961), fu istituita la sede amministrativa. In queste borgate era compresa anche <strong>Santa Maria Coghinas</strong>, divenuta comune autonomo nel 1983 e nel cui territorio sorgono i resti di <strong>Casteldoria</strong>, un borgo fortificato ormai in rovina, del quale rimane in piedi solo una delle torri. Dal promontorio su cui sorge l&#8217;antico fortilizio si gode un <strong>panorama</strong> unico su tutta la <strong>vallata del Coghinas</strong>,  da questo punto si può partire anche per un&#8217;escursione nell&#8217;entroterra, seguendo il corso del fiume.</p>
<p>Ai piedi del castello si trovano le sorgenti termali, uno degli scorci più suggestivi del Coghinas, raggiungibili dalla strada per <strong>Viddalba</strong>, nella quale è d&#8217;obbligo la visita al museo archeologico, dove sono esposti reperti rinvenuti nel territorio circostante. Da questo punto in poi s&#8217;inizia ad intravedere un <strong>paesaggio a macchia</strong> che, proseguendo verso est, sarà sempre più dominato dai graniti, ad indicare l&#8217;inizio della Gallura.</p>
<p>A sette chilometri da Valledoria, sempre sulla litoranea, si trova il piccolo centro di <strong>Badesi</strong>; per lungo tempo un paese con una fiorente economia agricola, negli ultimi anni però ha iniziato a sfruttare anche il suo potenziale turistico.</p>
<p>Esattamente contrapposta al borgo si trova la strada che porta al lunghissimo arenile di Li <strong>Lunchi</strong>, prosieguo naturale  della spiaggia di Valledoria. A circa 5 chilometri da Badesi si trova <strong><a href="http://spazioinwind.libero.it/trinita/" target="_blank">Trinità d&#8217;Agultu</a></strong>, paese sorto da una aggregazione di stazzi. La sua frazione marina, l&#8217;<a href="/isola-rossa/"><strong>Isola Rossa</strong></a>, è quasi un villaggio a se, per dimensioni e per fama turistica. Il nome del sobborgo deriva dal notevole atollo granitico che sorge davanti alla <strong>Spiaggia di Rinaggiu</strong>, poco distante dal porto. Nella frazione si eleva anche la <strong>torre spagnola</strong> omonima, un&#8217;altro dei baluardi difensivi messi a punto dagli aragonesi contro le scorribande saracene.</p>
<p>Poco prima di entrare nel borgo dell&#8217;Isola Rossa, sulla destra, si trova lo svincolo per l&#8217;attrezzata <strong><a href="http://www.sardegna-verde.de/italiano/03/03isola.html" target="_blank">Spiaggia La Marinedda</a></strong>. Ritornando sulla litoranea, a circa quattro chilometri dallo svincolo per l&#8217;Isola Rossa, sulla sinistra si trova lo svincolo per <strong>Spiaggia Tinnari</strong>, sita ai piedi del monte omonimo. L&#8217;ultima spiaggia di Trinità è quella di <strong>Li Cossi</strong>, adiacente al borgo turistico di Costa Paradiso.</p>
<p>Seppure i versanti del litorale abbiano subito una devastante urbanizzazione, la bellezza della spiaggia non ne ha risentito, anche se è meglio visitarla a giugno, prima della eccessiva baldoria di <strong>Luglio</strong> e <strong>Agosto</strong>.</p>
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		<title>Il Museo Sanna</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[La nascita del museo sassarese fu possibile grazie ad un lascito del senatore Giovanni Antonio Sanna, proprietario della miniera di Montevecchio a Guspini. L&#8217;illustre uomo politico appose una clausola al suo testamento: la revoca della donazione qualora non fosse stato fondato il museo in cui custodire i suoi preziosi quadri ed i reperti archeologici. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nascita del <strong><a href="http://www.comune.sassari.it/informazioni_turistiche/" target="_blank">museo</a> sassarese</strong> fu possibile grazie ad un lascito del senatore <strong><a href="http://www.sitos.regione.sardegna.it/nur_on_line/personaggi/biografie/giovanni_antonio_sanna.htm" target="_blank">Giovanni Antonio Sanna</a></strong>, proprietario della miniera di <strong>Montevecchio</strong> a Guspini. L&#8217;illustre uomo politico appose una clausola al suo testamento: la revoca della donazione qualora non fosse stato fondato il museo in cui custodire i suoi preziosi quadri ed i reperti archeologici.</p>
<p>Un primo <strong>museo</strong> fu fondato all&#8217;interno dei locali universitari ed in via così subordinata all&#8217;ateneo che, nel 1821, durante dei lavori di ristrutturazione ai locali per le crescenti esigenze dell&#8217;università, i reperti archeologici vennero addirittura accumulati lungo le scale.</p>
<p>Fu la <strong>figlia</strong> dello stesso <strong>Sanna</strong> a porre rimedio a questa triste situazione, donando i terreni su cui attualmente sorge il museo, che fu ufficialmente aperto nel 1932. All&#8217;interno della <strong>Galleria</strong> ci sono ritrovamenti che partono dalla preistoria, seguono le culture prenuragiche e nuragiche, fino al periodo fenicio e romano; un&#8217;ampia sala è dedicata al periodo medioevale e per concludere, sono d&#8217;interessante attualità la sala etnografica e quella dell&#8217;età moderna e contemporanea. Nel museo si può realmente ripercorrere la <a title="storia della Sardegna" href="/guida-sardegna/storia-sardegna/"><strong>storia dell&#8217;isola</strong></a>, facendosi un&#8217;idea più precisa sulle antiche culture che imperversarono in Sardegna, fin dai tempi dell&#8217;uomo di Neandertal.</p>
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		<title>Il centro storico di Sassari</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il moderno assetto urbanistico di Sassari ha da tempo inglobato il vecchio centro cittadino, il quale però ha conservato quell&#8217;aria retrò, che gli conferisce un indiscutibile fascino. Dal XIII secolo l&#8217;abitato si era sviluppato all&#8217;interno delle mura, protette da un fossato e non molto elevate. Le porte di accesso erano quattro, una in ogni punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sspiaztola2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3633" title="Sassari piazza Tola" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sspiaztola2-300x199.jpg" alt="Sassari piazza Tola" width="266" height="176" /></a>Il moderno assetto urbanistico di <a href="/sassari/"><strong>Sassari</strong></a> ha da tempo inglobato il vecchio centro cittadino, il quale però ha conservato quell&#8217;aria retrò, che gli conferisce un indiscutibile fascino. Dal XIII secolo l&#8217;abitato si era sviluppato all&#8217;<strong>interno</strong> <strong>delle mura</strong>, protette da un fossato e non molto elevate. Le porte di accesso erano quattro, una in ogni punto cardinale.</p>
<p>Quella est era chiamata <strong>Porta Gurusele o Rosello</strong>, che dava sulla fontana omonima. La fonte è situata nella <strong>piazza del mercato</strong>, in via Col di Lana, ai piedi del nuovo ponte.</p>
<p><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscomune.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3619" title="comune di Sassari" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscomune-300x199.jpg" alt="comune di Sassari" width="266" height="176" /></a>La Fonte di Rosello fu utilizzata fin dal medioevo, ma solo nel XVI secolo si pensò di trasformarla in un monumento. Il gruppo scultore fu dotato di <strong>dodici bocche di leone</strong>, dalle quali fuoriesce l&#8217;acqua e da delle statue raffiguranti le quattro stagioni, il tutto sovrastato dalla piccola effigie di San Gavino a cavallo.</p>
<p>All&#8217;ingresso del piazzale in cui sorge la fontana, vi è ubicata la chiesa della <strong><a href="http://www.lamiasardegna.it/web/000/foto.asp'url=201/007" target="_blank">Santissima Trinità</a></strong>, ultimata nella prima metà del 1700 e gestita dalla confraternita della <strong>Santa Croce</strong>. All&#8217;interno si trova uno stupendo <strong>crocifisso in legno del 1600</strong>. Davanti alla chiesa sorge il palazzo della <strong>Frumentaria</strong>, nato nel 1597 e ampliato in seguito.</p>
<p>Questi locali furono adibiti all&#8217;ammasso del grano, accumulato dalle autorità cittadine in seguito alla pratica dell&#8217;afforo (vedi Focus on). Attualmente i locali della Frumentaria sono stati ristrutturati e destinati a <strong>spazio espositivo</strong>, nel quale hanno ospitato mostre prestigiose, come quelle del pittore <strong><a href="http://www.warholfoundation.org/" target="_blank">Andy Warhol</a></strong> e del grande reporter <strong>Sebastiaõ</strong> <strong>Salgado</strong>.</p>
<div id="attachment_3617" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscentro2.jpg"><img class="size-medium wp-image-3617" title="Sassari centro storico" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscentro2-300x199.jpg" alt="Sassari centro storico" width="266" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Sassari centro storico</p></div>
<p>Dell&#8217;antico perimetro di mura, lungo 2500 metri, i resti più consistenti si trovano in <strong>Corso Trinità</strong>, in Corso Vico ed in via Torre Tonda. Corso Trinità si diparte dalla piazza del Mercato, davanti alla chiesa omonima. Lungo la via si possono ammirare le antiche mura merlate, che in certi tratti conservano ancora gli antichi stemmi medioevali. Arrivando alla fine della via e svoltando a sinistra, s&#8217;imbocca via Saffi, che dopo poche decine di metri si allarga in piazza Sant&#8217;Antonio, dove sopravvive l&#8217;ultima torre completamente merlata.</p>
<p>Quasi di fronte si eleva la chiesa di <strong>Sant&#8217;Antonio Abate</strong>, costruita nel settecento su una preesistente struttura cinquecentesca. All&#8217;interno del santuario si trovano una serie d&#8217;interessanti affreschi. A lato della chiesa si erge una singolare colonna illustrata, nella quale furono scolpiti gli <strong>avvenimenti più importanti</strong> della storia di Sassari.</p>
<p>L&#8217;opera fu realizzata nei primi anni &#8217;50 da <strong><a href="http://www.lamiapiccolasassari.it/etavol.htm" target="_blank">Eugenio Tavolara</a></strong>, famoso scultore sassarese. La via perpendicolare alla piazza introduce nel cuore del centro storico, il quale può essere diviso in due parti: le <strong>eleganti vie commerciali</strong> e l&#8217;abitato. Questa è una divisione molto confidenziale, difatti le due zone vivono molto a contatto, spesso nella medesima via. La precisazione è stata fatta in quanto alcune strade sono state trasformate in veri e propri <strong>centri commerciali</strong>, con eleganti botteghe, ristoranti, uffici, centri estetici, librerie e quant&#8217;altro necessario a far del vecchio corso il salotto cittadino.</p>
<div id="attachment_3623" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscorsovittemanuele.jpg"><img class="size-medium wp-image-3623" title="Sassari corso vittorio emanuele" src="http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/01/sscorsovittemanuele-300x201.jpg" alt="Sassari corso vittorio emanuele" width="266" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">Sassari corso vittorio emanuele</p></div>
<p>Il resto di <strong>Sassari</strong> vecchia sembra invece un <strong>paesino a se</strong> all&#8217;interno della città. Ci sono piccole botteghe di panettieri e fruttivendoli, strette viuzze vivacizzate dal chiacchierio delle anziane signore sedute alla porta, mentre i ragazzini giocano a pallone nelle piazze disponibili; inoltre <strong>trattorie</strong> in cui poter assaggiare la vera cucina sassarese, con un servizio schietto e verace, che introduce ai sapori di una tavola altrettanto genuina.</p>
<p>La via prospiciente a piazza Sant&#8217;Antonio è il <strong>Corso Vittorio Emanuele II</strong>, un tempo l&#8217;unica vera passerella cittadina. Svoltando a destra, in via San Carlo, si arriva al <strong><a href="http://www.comune.sassari.it/guida_citta/itinerario_3.htm" target="_blank">convento delle Cappuccine</a></strong>. Il monastero fu eretto grazie ai lasciti del re di Spagna, <strong>Filippo IV</strong>, oltre che di alcuni nobili cittadini. Ultimato nel 1965, il convento venne occupato dalle monache dell&#8217;ordine. All&#8217;interno si trovano alcune delle più belle opere pittoriche della città, inoltre è presente un raffinato pulpito in legno del &#8217;600, alla destra dell&#8217;altare maggiore.</p>
<h4><em>CURIOSITA</em>&#8216;:</h4>
<p>Le statue delle quattro stagioni della <strong>Fontana di Rosello</strong> andarono distrutte durante i moti antifeudali del 1795, a parte quella raffigurante l&#8217;estate, che è attualmente esposta nel palazzo ducale. Le statue delle stagioni oggi visibili, furono costruite nell&#8217;ottocento da un famoso marmorario di Carrara.</p>
<h4><em></em><strong>L&#8217;afforo</strong></h4>
<p>Tale operazione consisteva nel comprare dai contadini il grano, pagato ad un prezzo fissato dall&#8217;autorità e conservarlo quindi in caso di carestie o guerre, per rivenderlo l&#8217;anno successivo al medesimo prezzo, qualora non fosse stato utilizzato per nessuno dei suddetti scopi (in maniera molto sintetica). Questa pratica non ebbe mai un gran successo, i magazzini infatti risultarono inadatti allo stoccaggio del frumento, che solitamente ammuffiva prima della stagione successiva.</p>
<p>Alla fine del convento, svoltando sulla sinistra e attraversando il piccolo piazzale, ci s&#8217;inoltra in via Gazometro che incrocia subito con via <strong>Sant&#8217;Apollinare</strong>, dove sorge la chiesa omonima. L&#8217;edificio originario fu innalzato intorno al 1278 ed è inclusa tra le chiese più vecchie della città,  seppure abbia subito diverse ristrutturazioni, una delle quali dopo un incendio che ne distrusse l&#8217;interno.</p>
<p>A lato dell&#8217; ingresso, aperto durante la ricostruzione del 1646, si vede l&#8217;antica porta in <strong>stile gotico</strong>, ormai murata.  Tra le parti superstiti vi è il miracoloso crocifisso del XIV secolo, che fu solo lievemente danneggiato ed un&#8217;acquasantiera, scolpita nella roccia calcarea. Proseguendo in via Gazometro si sbuca nel Corso Vico, dove sono ubicate la stazione degli autobus e quella dei treni.</p>
<p>Ripartendo dalla fine del Convento delle Cappuccine e svoltando questa volta a destra, si arriva nella vasta Piazza Mazzotti, adibita a parcheggio. Il sagrato è stato chiamato per lungo tempo <strong>Piazza Colonna Mariana</strong>, per via dell&#8217;alto obelisco posto nel suo centro, nella cui cima svetta la statua della <strong>Beata Vergine</strong>.</p>
<p>Il cambiamento nella toponomastica non è stato riconosciuto dagli abitanti della città, che continuano a chiamarla con il suo vecchio nome. In un angolo della piazza si trova un passaggio abbellito da un <strong>arco</strong>, che conduce nella piccola corte dove si affaccia la chiesa di <strong>San Giacomo</strong>; Fu costruita nel XIII secolo, con una facciata molto semplice, conservatasi fino ai giorni nostri, nonostante i diversi restauri subiti dall&#8217;edificio. All&#8217;inizio del &#8217;600, in seguito ad un crollo, fu ricostruita la copertura con volta a botte.</p>
<p>Questa soluzione strutturale fu imitata da molte chiese costruite in seguito. Dopo l&#8217;ingresso per San Giacomo la via s&#8217;inoltra nella piazza dove sorge il <strong><a href="http://www.ilportalesardo.it/monumenti/sssassari.htm" target="_blank">Duomo di Sassari</a></strong>. La cattedrale è intitolata a San Nicola, il patrono della cittadina, fu costruita tra il XII e il XIII secolo. La <strong>torre della campana</strong> fu aggiunta alla metà del 1200, mentre le prime modifiche vennero fatte nella prima metà del 1400, durante le quali vennero aggiunte le cappelle laterali.</p>
<p>La <strong>facciata</strong> del duomo, l&#8217;elemento più caratteristico dell&#8217;odierna struttura, fu costruita sul finire del 1600, quando il vecchio fronte iniziò a presentare preoccupanti cedimenti strutturali. In cima all&#8217;architrave centrale è ben visibile lo stemma del distretto di <strong>Torres</strong>, nella nicchia più in alto invece si trova la statua di San Nicola.</p>
<p>Le statue nelle nicchie più in basso raffigurano i <strong>Martiri Gavino</strong>, <strong>Proto</strong> e <strong>Gianuario</strong>. All&#8217;interno della chiesa sono custoditi una serie d&#8217;affreschi di indiscutibile pregio, inoltre sul lato sinistro spicca il monumento funerario di un <strong>principe Savoia</strong>. Ovviamente non poteva mancare il simulacro di San Nicola, posto alla destra dell&#8217;altare, ben riconoscibile per via della vivace doratura.</p>
<p>Davanti al <strong>Duomo</strong>, leggermente defilata sulla destra, si trova la chiesa di <strong>San Michele</strong>, costruita nel XVIII secolo ed inizialmente dedicata a San Gavino. A lato della chiesa si intravede la struttura del Palazzo Arcivescovile.</p>
<p>Fu costruito nel 1200, quando l&#8217;arcivescovo abbandonò Torres e si trasferì nel villaggio in espansione di <strong>Thatari</strong> (vedi Storia). Da allora l&#8217;edificio ha subito diverse ristrutturazioni ed ampliamenti, tra i quali la ricostruzione completa del seminario (1747), il quale s&#8217;affaccia proprio in piazza Duomo.</p>
<p>Alle spalle della piazza si trova il <strong><a href="http://www.sardiniapoint.it/1542.html" target="_blank">Palazzo Ducale</a></strong>, raggiungibile dal vicolo a sinistra della chiesa, nel quale ha sede il Municipio di Sassari. Ultimato nel 1806, su commissione del nobile <strong>Don Antonio Manca</strong>, sfortunatamente deceduto l&#8217;anno precedente alla fine dei lavori.  All&#8217;interno si trova la stupenda collezione comunale di quadri, con pitture del XIX e del XX secolo.</p>
<p>Il palazzo è stato eretto sui ruderi del vecchio borgo medioevale, in parte individuati al disotto della struttura. Alle spalle del Municipio, la via Arcivescovado conduce in <strong>Piazza Università</strong>. Agli inizi del 1600, una donazione del sassarese <strong>Antonio Canopolo</strong>, vescovo di Oristano, permise la nascita del Collegio Gesuitico e di conseguenza dell&#8217;Università. Agli inizi del 1700 parte dell&#8217;edificio fu anche utilizzato come fabbrica di tabacchi. Questa sezione della costruzione si trova sull&#8217;estrema sinistra, nel punto in cui è stata inglobata l&#8217;antica <strong>Torre Tonda</strong>, visibile solo dal cortile interno.</p>
<h4><em>E&#8217; VANTAGGIOSO</em>:</h4>
<p>Lo stabile dell&#8217;Università di Sassari è aperto a tutti, ricordate però che i vari locali sono quotidianamente utilizzati come ufficio o aula per le lezioni, visitabili solo previo permesso.</p>
<p>Davanti all&#8217;Università, nel lato opposto all&#8217;ingresso, si trovano i <strong>giardini pubblici</strong>. Svoltando a sinistra, in via Torre Tonda, si arriva invece in via Brigata Sassari, un vero paradiso per lo <strong>shopping</strong>. Alla fine della via si apre piazza Castello, nella quale si affaccia la <strong>chiesa del Rosario</strong> (occultata dall&#8217;enorme palazzo dove sorge la banca), sita all&#8217;inizio di via Arborea. Il santuario fu eretto nel 1630 dai domenicani, ma la facciata attuale risale alla metà del &#8217;700; all&#8217;interno dell&#8217;edificio si eleva l&#8217;altare maggiore, che occupa tutta la parete davanti all&#8217;ingresso.</p>
<p>L&#8217;opera fu realizzata completamente in legno intarsiato ed è considerata unica nell&#8217;isola. Dal Rosario parte ogni anno la processione dei Candelieri (vedi Avvenimenti). Da piazza Castello, attraversando i <strong>portici Bargone</strong> e <strong>Crispo</strong>, si arriva in Piazza d&#8217;Italia, dove il Palazzo della Provincia domina l&#8217;enorme foro, nel mezzo del quale fu innalzata la statua in onore di <strong>Vittorio Emanuele II</strong>, il Re dell&#8217;unità d&#8217;Italia.</p>
<p>All&#8217;interno del palazzo è custodito un ciclo di affreschi sulla storia di Sassari, tra i quali va segnalato quello riguardante la rivolta di <strong>Angioy</strong> ed il suo ingresso trionfale a Sassari (vedi Storia). Piazza d&#8217;Italia e la via Roma, che da questa si sviluppa, sono gli ambienti mondani cittadini per eccellenza.</p>
<p>Nei loro eleganti edifici sono ubicate le più prestigiose banche, uffici notarili e avvocateschi, nonché raffinati bar e ristoranti. Proseguendo in via Roma s&#8217;incontra il <strong>Museo Sanna</strong> (vedi Focus On), la più importante galleria archeologica del nord Sardegna; poco oltre, sulla destra, si ergono i monumentali palazzi del Catasto e del Tribunale, quest&#8217;ultimo riconoscibile per via delle alte colonne in facciata. Da piazza Castello si più ridiscendere il Corso Vittorio Emanuele, dal quale si accede, attraverso via Battisti, nella piazza Tola.</p>
<p>La piccola piazza è attualmente conosciuta per via del <strong>mercatino</strong> <strong>d&#8217;abbigliamento</strong>, che vi si svolge quotidianamente. In mezzo alle tende delle bancarelle s&#8217;intravede la <strong>statua di  Pasquale Tola</strong>, storico e uomo politico sassarese, fu uno dei fautori della &#8216;Fusione Perfetta&#8217; (vedi Storia). Alle spalle della statua si erge il palazzo d&#8217;Usini, un elegante edificio rinascimentale edificato nella seconda metà del &#8217;500 da Don Manca, gli stemmi della sua casata sono affissi ai lati dell&#8217;imponente ingresso.</p>
<p>Dall&#8217;angolare via Cetti si raggiunge il <strong>Teatro Civico</strong>, affacciato nel Corso Vittorio Emanuele. La struttura fu realizzata intorno al 1820, sul sito in cui sorgeva l&#8217;antico Palazzo Comunale. Le decorazioni originarie dell&#8217;edificio furono eliminate durante la ristrutturazione degli anni &#8217;50, attuata dopo un lungo periodo di decadenza dell&#8217;edificio. Lasciando piazza Tola da via La Marmora, s&#8217;incontra sulla sinistra la chiesa di <strong>San Sisto</strong>, ubicata nel vicolo omonimo e  poco più avanti, la chiesa di San Donato.</p>
<p>I due edifici sacri vennero eretti nella seconda metà del 1200 in stile gotico, poi ristrutturati nel XVII secolo.<strong> Via La Marmora</strong> è parallela a Via del Mercato, che conduce alla piazza omonima. Queste sono le <strong>vie del popolo</strong>, indaffarato a fare la spesa giornaliera al mercato e nei vicoli circostanti. Carne, pesce, formaggi, salumi, frutta e verdura, tutto fresco e quasi esclusivamente locale, questi sono i prodotti esposti e annunciati a gran voce dai venditori, persone cordiali e allegre, sempre pronte a scambiare quattro chiacchiere e suggerirvi qualche ricetta.</p>
<p>Una chiesa che va infine ricordata è <strong>Santa Maria di Betlem</strong>, costruita nel XII secolo, successivamente ampliata dai frati francescani e rimaneggiata diverse volte nel corso dei secoli. E&#8217; una delle chiese più care ai sassaresi, soprattutto agli abitanti dell&#8217;attiguo centro storico. Il santuario è ubicato leggermente a valle del sito in cui sorgeva la Porta Utzeri, della quale oggi si conserva solo il nome (attualmente è occupato da un distributore). Nella chiesa si conclude la &#8216;Faradda&#8217; dei Candelieri, come già detto, la festa per eccellenza di Sassari.</p>
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		<title>Il territorio, la flora e la fauna</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 07:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mare nostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[In un tempo intorno ai 900 milioni di anni fa, esisteva un oceano che divideva Asinara, Corsica e Gallura dal resto della Sardegna, la quale rimaneva invece attaccata al supercontinente a sud chiamato Gondwana, formato dagli attuali Sud America, Africa, Australia, India ed Antartide. Il nord Sardegna era attaccato al più mutevole supercontinente chiamato Armonica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un tempo intorno ai 900 milioni di anni fa, esisteva un oceano che divideva <a href="/isola-asinara/"><strong>Asinara</strong></a>, <strong>Corsica</strong> e <strong>Gallura</strong> dal resto della <strong>Sardegna</strong>, la quale rimaneva invece attaccata al supercontinente a sud chiamato Gondwana, formato dagli attuali Sud America, Africa, Australia, India ed Antartide. Il nord Sardegna era attaccato al più mutevole supercontinente chiamato <strong>Armonica</strong>. I resti dell&#8217;oceano sud-armonicano,  che divideva le due terre, sono stati individuati proprio all&#8217;Asinara, nei pressi di Punta dello Scorno, all&#8217;estremo nord dell&#8217;isola.</p>
<p>Intorno ai 250 milioni di anni fa, la crosta terrestre saldava i due super continenti, durante uno dei suoi maestosi processi di deformazione e assestamento, dando vita ad un&#8217;unica grande terra emersa, chiamata <strong><a href="http://www.cosediscienza.it/geo/pangea.htm" target="_blank">Pangea</a></strong>. A questo punto nasceva il blocco <strong>Sardo-Corso</strong>, anche se rimaneva ancora attaccato alla penisola iberica. Passati poco più di 50 milioni di anni, iniziò la famigerata &#8216;<strong><a href="http://www.cronologia.it/mondo02a.htm" target="_blank">Deriva dei Continenti</a></strong>&#8216;, che porterà il pianeta alla configurazione attuale. Alla fine dell&#8217;Era dei dinosauri (65 Milioni di anni fa), l&#8217;isola fu sconvolta da un&#8217;intensa <strong>attività vulcanica</strong> ed il mare, che occupava l&#8217;attuale parte centrale, iniziò a ritirarsi.</p>
<p>Ci vollero altri 40 milioni di anni per vedere il distaccamento della <strong>Sardegna</strong> e della <strong>Corsica</strong> dalla <strong>Spagna</strong>, in un lentissimo movimento verso quella che stava diventando la penisola italiana; intanto una striscia di crosta terrestre sotto l&#8217;isola iniziò a sprofondare, lungo una linea che partiva dal <strong>Golfo dell&#8217;Asinara</strong> fino a quello di <strong><a href="/cagliari/">Cagliari</a></strong>, il cosiddetto &#8216;<em>rift Sardo</em>&#8216;.</p>
<p>L&#8217;area fu invasa dal mare, mentre alle sue estremità si scatenò una violentissima attività eruttiva. Un famoso <strong>agglomerato vulcanico</strong> su tale linea, è il promontorio di <a href="/castelsardo/"><strong>Castelsardo</strong></a>. All&#8217;interno dell&#8217;affossamento provocato dalla lunga frattura scorre ancor oggi il <strong>fiume Coghinas</strong>, il più importante corso d&#8217;acqua del nord Sardegna. Intorno ai 5 milioni di anni fa il mare andò lentamente ritirandosi, mentre l&#8217;attività vulcanica continuò fino all&#8217;arrivo degli uomini del <strong>Paleolitico</strong> (vedi Storia).</p>
<p>Nell&#8217;eccezionale periodo della loro attività, i vulcani colmarono gran parte della fossa provocata dal rift ed invasero i territori circostanti, modificando profondamente il paesaggio.</p>
<p>Il territorio di colline a cupola di <strong>Osilo</strong>, 10 Km a est di Sassari, è un ottimo esempio del lavoro fatto dal magma. Su una colata lavica più recente, è situata la magnifica basilica di <strong>Nostra Signora di Saccargia</strong>, nei pressi di Codrongianus. 8 milioni di anni fa, il Golfo dell&#8217;Asinara aveva ancora l&#8217;aspetto di un arcipelago tropicale. A <a href="/porto-torres/"><strong>Porto Torres</strong></a>, nei pressi di Fiume Santo, uno scavo del 1993 ha portato alla luce dei <strong>fossili</strong> vegetali e animali di <strong>mangrovie</strong>, <strong>antilopi</strong>, <strong>giraffe</strong>, <strong>orsi</strong> e &#8216;<strong>coccodrilli</strong>&#8216;, tutte specie che suggeriscono la presenza di un gigantesco corso d&#8217;acqua che solcava una piana fluviale. In queste condizioni climatiche e territoriali viveva un tempo anche &#8216;<strong>Proto</strong>&#8216;, una scimmia antropomorfa (Oreopitheco Bambolii) rinvenuta negli scavi, a lungo considerata una lontana parente dell&#8217;uomo.</p>
<p>Un milione e mezzo di anni fa circa, il lungo rift subì nuove modifiche, così la costa iniziò a risalire, lasciando sul posto l&#8217;interminabile litorale di <strong>Platamona</strong>, che con i suoi 12 Km è uno tra i più lunghi dell&#8217;isola. Le glaciazioni successive abbassarono ulteriormente il livello marino, unendo <strong>l&#8217;Asinara</strong> con la Sardegna e la Corsica, permettendo probabilmente la libera circolazione dell&#8217;uomo. Negli ultimi millenni il mare ha ripreso a salire o, se preferite, la Sardegna a sprofondare, dimostrato dalla completa immersione dei siti romani nei pressi dello <strong>Stagno di Pilo</strong> e dall&#8217;erosione accelerata delle coste, che rischia di far franare a mare l&#8217;area urbana ad est di <strong>Castelsardo</strong>.</p>
<h4><strong>La Fauna</strong></h4>
<p>I punti di più alto interesse faunistico del golfo sono L&#8217;<strong>Asinara</strong>, gli stagni di <strong>Pilo</strong> e <strong>Platamona</strong>, il fiume ed il <strong><a href="http://sardegnafaita.itinerarionline.it/lago_coghinas_sc_1499.htm" target="_blank">Lago Coghinas</a></strong>. Gran parte delle aree intorno a questi siti hanno perso il loro patrimonio naturale a causa della forte antropizzazione. La foce del Coghinas è ricca di uccelli come le <strong>garzette</strong> e gli <strong>aironi</strong>, oltre che di un&#8217;infinità di piccoli uccelli migratori, che fanno sosta durante la fine dell&#8217;estate e la primavera. La grande piana intorno al lago Coghinas è sicuramente uno dei siti più importanti dell&#8217;isola.</p>
<p>La copertura vegetale conferisce a questi terreni il nome di <strong>steppe</strong>, nelle quali pascola uno tra i più rari uccelli d&#8217;Italia: La <strong>Gallina Prataiola</strong>. Questo uccello assomiglia e appartiene alla famiglia delle otarde (Otididae); è famosissima la danza nuziale del maschio, che in primavera compie dei salti ritmici, aprendo le ali e rovesciando il collo all&#8217;indietro, cercando di attirare le femmine nel suo harem.</p>
<p>Nello stagno di Pilo, nascosto ai piedi della centrale di Fiume Santo, durante la primavera si fermano un gran numero di <strong>fenicotteri </strong>ed altre numerose specie d&#8217;uccelli, che trasformano il desolato specchio d&#8217;acqua in un tripudio di colori. Ma la vera perla rara tra le aree naturalistiche è l&#8217;Asinara, che l&#8217;isolamento dal resto dell&#8217;isola e l&#8217;<strong>interdizione</strong> <strong>all&#8217;accesso</strong> per via della colonia penale, hanno preservato da molti disastri che hanno interessato la Sardegna durante il secolo scorso.</p>
<p>Anche se non correlato al nome dell&#8217;isola, il suo simbolo è certamente l&#8217;<a href="http://images.google.it/imgres'imgurl=http://www.hellosardinia.com/im/im_al/asinara1.jpg&amp;imgrefurl=http://www.hellosardinia.com/ita/alghero/al_asinara.htm&amp;h=158&amp;w=105&amp;sz=5&amp;tbnid=brvHpJMTe5AJ:&amp;tbnh=92&amp;tbnw=61&amp;hl=it&amp;start=2&amp;prev=/images%3Fq%3Dl%25E2%2580%2599asinello%2Bbianco%26svnum%3D10%26hl%3Dit%26lr%3Dlang_it%26sa%3DN" target="_blank"><strong>asinello</strong> <strong>bianco</strong></a>. L&#8217;albinismo è dovuto probabilmente dalla popolazione ristretta sull&#8217;isola, che ha favorito il rapporto tra consanguinei, dando il via a tale difetto costituzionale, successivamente trasmesso alle nuove generazioni.</p>
<p>Ma il numero delle specie rare sull&#8217;isola ha dell&#8217;eccezionale, nel 1950 furono reintrodotti i <strong>mufloni</strong>, i poderosi ungulati che in breve tempo hanno colonizzato quest&#8217;area, ripentendo quello che avevano fatto per millenni nel resto della Sardegna. Sono animali agili, capaci di attraversare crepacci di diversi metri con un semplice balzo. Nel periodo dell&#8217;accoppiamento le lotte tra maschi sono uno spettacolo di agilità e potenza, durante il quale i due pretendenti si sfidano a cornate, poderose percosse il cui rumore si sente  a centinaia di metri di distanza.</p>
<p>La lista continua con il <strong>Gabbiano Corso</strong>,  uno degli uccelli più rari al mondo, il marangone dal ciuffo, la sterna comune, la <a href="http://www.ebnitalia.it/QB/QB007/stintino.htm" target="_blank"><strong>pernice</strong> <strong>sarda</strong></a> ed il <strong>falco pescatore</strong>; tra i mammiferi vanno ricordati la donnola e il cinghiale, quest&#8217;ultimo è stato introdotto nell&#8217;isola dall&#8217;uomo, causando danni soprattutto agli uccelli che nidificano sul terreno, come la <strong>pernice</strong>, essendo un insaziabile divoratore delle loro uova.</p>
<p>Un altro animale introdotto è la gazza, estremamente nocivo, per via dell&#8217;abitudine di rubare uova e pulcini dagli altri nidi. Non va dimenticato che il mare intorno all&#8217;isola pullula di fauna e flora, con <strong>delfini</strong>, coralli,  praterie di posidonia ed inoltre la <strong>nacchera</strong>, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo (una sorta di cozza gigante).</p>
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		<title>La storia della città di Sassari</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 09:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MareNostrum</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sassari e Provincia]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi abitanti dell&#8217;isola Le prime tracce dell&#8217;uomo in Sardegna furono rinvenute proprio nei pressi di Sassari, esattamente a Perfugas, nel Rio Altana. Tali testimonianze consistevano in pietre lavorate; la quantità di ritrovamenti ha rivelato come in quel sito vi fosse una consistente industria litica. E&#8217; abbastanza pretenzioso collegare questi reperti con l&#8217;odierna Sassari, tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>I primi abitanti dell&#8217;isola</strong></h4>
<p>Le prime tracce dell&#8217;uomo in Sardegna furono rinvenute proprio nei pressi di Sassari, esattamente a <strong>Perfugas</strong>, nel Rio Altana. Tali testimonianze consistevano in pietre lavorate; la quantità di ritrovamenti ha rivelato come in quel sito vi fosse una consistente <strong>industria litica</strong>. E&#8217; abbastanza pretenzioso collegare questi reperti con l&#8217;odierna <a href="/sassari/">Sassari</a>, tuttavia è innegabile l&#8217;importanza dell&#8217;area sin dalla preistoria.</p>
<p>Rimanendo nel raggio di 50 Km, si possono trovare gli insediamenti ed i reperti maggiormente significativi delle <a title="archeologia in sardegna" href="/guida-sardegna/archeologia/"><strong>culture preistoriche</strong> in Sardegna</a>. Le testimonianze della Cultura di Bonu Ighinu (4000-3500 a.C.) furono individuati per la prima volta nei pressi di <strong>Mara</strong>, a sud di Sassari;  i reperti che consentirono di individuare la <strong>Cultura di Ozieri</strong>, furono trovati nel paese medesimo; il maggiore monumento di questa civiltà, l&#8217;altare di <strong>Monte d&#8217;Accoddi</strong>, si trova appena fuori la cinta urbana di Sassari.</p>
<h4><strong>L&#8217;inizio ufficiale della storia Sarda</strong></h4>
<p>Queste citazioni continuano fino all&#8217;inizio ufficiale della storia sarda, cioè il 1000 a.C., allorquando i <strong>fenici</strong> fecero conoscere la loro epigrafia nell&#8217;isola. Questa popolazione mediorientale si stabilì principalmente nella parte sud-occidentale della Sardegna, tuttavia attrezzò alcuni scali anche nei pressi delle odierne città di <a href="/porto-torres/"><strong></strong></a><strong><a href="http://www.marenostrum.it/localita.php'localita=36&amp;nomelocalita=Porto+Torres">Porto Torres</a></strong>, <strong><a href="/castelsardo/">Castelsardo</a></strong> e <a href="/bosa/"><strong></strong></a><strong><a href="http://www.marenostrum.it/localita.php'localita=7&amp;nomelocalita=Bosa">Bosa</a></strong> (NU), nella quale fu rinvenuta la più antica epigrafe fenicia.</p>
<p>Nel VI secolo a.C., gran parte del territorio di Sassari rimase aldilà della linea di conquista dei Cartaginesi, che non riuscirono mai a dominare l&#8217;isola completamente. I <strong>fenici d&#8217;Africa</strong> conquistarono, con tutta probabilità, solo il Golfo dell&#8217;Asinara, strappando ai nuragici la <strong>fortezza di monte Cau</strong>, nei pressi di Sorso, dalla quale potevano dominare tutto il braccio di mare ed opporsi ad eventuali sortite dei guerriglieri sardi.</p>
<p>Con la <strong>dominazione romana</strong> (238 a.C.) iniziò un maggiore sfruttamento dell&#8217;ansa,  che occupava un&#8217;area di rilevanza strategica nel nord dell&#8217;isola. Nell&#8217;ultima metà del  I secolo a.C. venne fondata Turris Lybisonis, attualmente inglobata nell&#8217;abitato di <strong>Porto Torres</strong>; nel 27 a.C.  questo importante scalo portuale divenne ufficialmente una colonia romana, dalla quale venivano esportate ingenti quantità di cereali, coltivate nell&#8217;entroterra. Nel Golfo fiorì anche il centro di Ampurias, nei pressi dell&#8217;attuale <strong>Valledoria</strong>, grazie alla fertile vallata in cui scorre il fiume Coghinas.</p>
<h4><strong>La Guerra Santa e l&#8217;Età Giudicale</strong></h4>
<p>I romani furono cacciati dai <strong>Vandali</strong>, che a loro volta subirono lo stesso destini per mano dei <strong>bizantini</strong>. Durante tale periodo quasi tutti i centri litoranei caddero lentamente in rovina, riducendosi definitivamente in miseria intorno al 630 d.C., alla morte del <strong><a href="http://www.islam-guide.com/it/ch3-8.htm" target="_blank">profeta Maometto</a></strong>, che segnò l&#8217;inizio della Gihàd, la Guerra Santa, durante la quale gli arabi invasero innumerevoli volte le città costiere.  La Sardegna era governata da un <strong>Judex</strong>, il quale risiedeva a Santa Igia (attualmente inglobata nel <a href="/cagliari-citta-capitale/">centro abitato di Cagliari</a>).</p>
<p>In quegli anni il governatore si trovò nella difficile situazione di dover fronteggiare gli attacchi esterni degli arabi e quelli interni dei barbaricini, inoltre mancava qualsiasi aiuto da <strong>Bisanzio</strong>, il cui regno era lacerato da profondi contrasti interni, che portarono ad un totale disinteresse per le colonie più distanti.</p>
<p>Per arginare i problemi dell&#8217;isola, il Judex non trovò altra soluzione che demandare i propri poteri ai luogotenenti dei distretti di <strong>Gallura</strong>, <strong><a href="/arborea/">Arborea</a></strong> e <strong>Torres</strong>, lasciandoli liberi di affrontare la difficile situazione. Intorno all&#8217;anno mille gli stati si resero indipendenti, dando inizio alla gloriosa &#8216;<strong>Età Giudicale</strong>&#8216;. Il regno di Torres, più comunemente conosciuto come Logudoro, era comandato da un <strong>Giudice o Re</strong>, che risiedeva ad <strong>Ardara</strong>, in quanto Torres (Porto Torres) era stata abbandonata durante il periodo delle incursioni saracene. Intorno al 1015 il reggente si trovò a contrastare l&#8217;invasione del Califfo Mugiahid, signore delle Baleari, intenzionato ad invadere l&#8217;intera penisola italiana, partendo proprio dalla Sardegna.</p>
<p>Per contrastare l&#8217;avanzata araba, il <strong>re di Torres e Arborea</strong>, <strong>Gonnario-Comita</strong>, chiese aiuto al Pontefice, il quale chiamò in causa alcuni signori pisani e genovesi. Le due città della penisola, allora repubbliche marinare nascenti ed in forte espansione, trovarono in tale alleanza la scusa per iniziare una penetrazione all&#8217;interno delle politiche isolane. Intanto ad Ardara venivano costruiti il castello e la splendida <strong>Cattedrale romanica</strong> di Santa Maria del Regno.</p>
<p>Verso la fine dell&#8217;anno mille, il Giudice Mariano I iniziò una politica di apertura verso le due potenze marittime, concedendo la costruzione di <strong>Castelgenovese</strong> (<a href="castelsardo/">Castelsardo</a>) ed <a href="/alghero/">Alghero</a><strong> ai Doria</strong>, mentre alla famiglia pisana dei Malaspina diede il permesso di fortificare Bosa ed Oschiri. Furono fatte concessioni anche al clero, in favore del quale vennero innalzate chiese e monasteri, tra i quali quello di Sant&#8217;Andrea nell&#8217;<a href="/isola-asinara/">isola dell&#8217;Asinara</a> e la Basilica di Saccargia nei pressi di Codrongianus.</p>
<p>Nei primi decenni del 1100 iniziò ad ingrandirsi il piccolo borgo di <strong>Thathari</strong> (Sassari), che divenne ben presto il capoluogo della curatoria di Fluminargia. Il Giudicato attraversò in quegli anni una serie di alti e bassi, dovuti alle alterne vicende dei conflitti tra <strong>Genova</strong> e <strong>Pisa</strong>, oltre a quelli dello stesso giudicato con gli altri regni. Nel 1200 il Logudoro conobbe il suo massimo splendore, guidato da <strong>Mariano II</strong>, il quale avrebbe potuto regnare legalmente anche sui giudicati di Arborea e Calari, diritto che comunque non esercitò.</p>
<p>Sassari intanto era diventata una modesta città, popolata da ricchi mercanti, che utilizzavano <strong>Porto Torres</strong> come <strong>scalo</strong> per i loro affari; anche Castelgenovese cresceva d&#8217;importanza, aiutato dallo spopolamento della vicina Ampurias, a seguito dell&#8217;impaludamento del fiume <strong>Coghinas</strong>; i <strong>Doria</strong> assimilarono nei territori anche l&#8217;isola dell&#8217;Asinara, di primaria importanza per il controllo del porto.  Il fiorire della realtà sassarese sembrò coincidere con la decadenza del giudicato.</p>
<p>I primi giudici del regno di Torres erano stati i <strong>Lacon-Gunale</strong>, i quali avevano imposto la discendenza dinastica per l&#8217;elezione del re in tutti i giudicati. Per tale legge il discendente al trono doveva essere scelto dal parlamento giudicale (<strong>Corona de Logu</strong>) tra i possibili eredi del Re, anche se solitamente veniva preferita la linea diretta maschile (il primogenito).  <strong>Adelasia di Torres</strong> in punto di morte, nel 1259, donò il regno alla chiesa, in quanto mancava una qualsiasi discendenza da far salire al trono. Le sue volontà non furono rispettate, infatti i <strong>Doria</strong> e il <a href="http://www.publivideo.it/eleonora/giudicato.htm"><strong>Giudicato d&#8217;Arborea</strong></a> si <strong>diedero battaglia</strong> per quei territori, arrivando alla pace solo nel 1293, anno in cui il regno fu equamente diviso tra le due fazioni, segnando l&#8217;ingloriosa fine del Giudicato di Torres.</p>
<h4><strong>La Repubblica Comunale di Sassari</strong></h4>
<p>Sassari invece sfuggì alla <strong>spartizione del regno</strong>, diventando una <strong>repubblica comunale</strong>, governata da un podestà. A questo punto il centro iniziò ad assumere la fisionomia che ha mantenuto fin quasi i nostri giorni, crescendo economicamente, culturalmente e strutturalmente, grazie alla costruzione della <strong>cinta muraria</strong>, di numerose chiese e del palazzo comunale. Nel 1295 intanto venne firmato un accordo ad Anagni, che pose fine alla <strong>Guerra tra i Catalano-Aragonesi e i Franco-Angioini</strong>. L&#8217;artefice di tale pace fu il <strong>Papa Bonifacio VIII</strong>, che con una bieca manovra fondò il regno di Sardegna e di Corsica e lo diede in feudo agli aragonesi, a  patto che questi restituissero alla chiesa il regno di Sicilia.</p>
<p>Ovviamente il misfatto consistette nel non tenere conto che la Sardegna aveva un assetto politico-istituzionale  già conformato. Gli aragonesi avanzarono i loro diritti solo diversi anni più tardi, nel 1324 sconfissero il decadente regno pisano, annettendo gli antichi giudicati di <strong>Gallura e di Calari</strong>. I sassaresi si schierarono dalla parte degli aragonesi, anche se in breve tempo la popolazione iniziò a risentire del famigerato malgoverno iberico, provocato da <strong>sregolata politica feudale</strong>. I Sassaresi insorsero per ben due volte nell&#8217;arco di un solo anno, la prima rivolta fu repressa, mentre la seconda costò la vita al governatore aragonese ed a tutta la guarnigione.</p>
<p>La situazione tornò alla <strong>normalità</strong> solo quando i sassaresi videro riconosciuti i vecchi privilegi. La tranquillità non durò a lungo  e nel 1329, tutta la popolazione insorse nuovamente. La repressione stavolta fu schiacciante, la cittadina fu devastata ed i suoi abitanti allontanati e sostituiti da cittadini spagnoli, a parte quei sassaresi ancora fedeli alla corona. Gli <strong>Aragonesi</strong> entrarono presto in conflitto con i <strong>Doria</strong>, i quali governavano un piccolo regno che comprendeva il Golfo dell&#8217;Asinara e quello di Alghero. In un aspra lotta con gli spagnoli, i Doria persero e riconquistarono i loro possedimenti; durante le operazioni di guerra Sorso fu rasa al suolo dalle forze di <strong>Castelgenovese</strong>, il quale fu una roccaforte della famiglia ligure fino al 1346, anno in cui venne ceduta ai giudici d&#8217;Arborea.</p>
<p>La <strong>peste</strong> diede uno stop a quei lunghi anni di guerra. Al cessare dell&#8217;epidemia gli abitanti dell&#8217;isola erano stati quasi dimezzati, ma lo spirito d&#8217;indipendenza era ancora vivo. Gli aragonesi furono piegati prima da <strong>Mariano IV</strong> e successivamente da <strong>Brancaleone Doria</strong> a fianco della famosa consorte, <strong><a href="http://www.italiadonna.it/public/percorsi/biografie/f020.htm" target="_blank">Eleonora d&#8217;Arborea</a></strong>. Dopo questo periodo di grande splendore per la politica isolana, nel 1420, gli Iberici approfittarono di un periodo oscuro per l&#8217;antica potenza sarda, priva dei grandi condottieri del passato; fu la fine ultima dei giudicati e la nascita del regno di Sardegna.</p>
<p><strong></strong></p>
<h4><strong>Sassari sotto gli Aragonesi</strong></h4>
<p>Dopo la caduta dei giudicati <strong>Sassari</strong> era tornata sotto gli <strong>aragonesi</strong> e la sua crescita sembrava inarrestabile, sennonché i feudatari osteggiarono nuovamente il potere dei mercanti e la fiorente cittadina cadde in una profonda crisi economica, trascinando con se lo scalo di <strong>Porto Torres</strong>, ormai inagibile.</p>
<p>Il 1500 viene ricordato come il secolo delle incursioni barbaresche, durante il quale i pirati musulmani, che usarono probabilmente l&#8217;<strong>Asinara</strong> come punto d&#8217;appoggio, attaccarono indistintamente  le coste italiane, sarde e spagnole, coadiuvati dall&#8217;esercito francese. Vennero colpiti il <strong>Castelaragonese</strong> (ex Castelgenovese), <strong>Alghero</strong>, <strong>Santa Teresa</strong>, <strong>Porto Torres</strong>, nel 1527 Sassari fu assalita e saccheggiata dai francesi di Francesco I, in lotta contro l&#8217;Imperatore Carlo V (vedi guida: Alghero). In questo difficile periodo di guerra, pestilenza e carestia, la religiosità popolare crebbe all&#8217;inverosimile, con la nascita di numerose cerimonie sacre ancora esistenti. Alcuni esempi di queste celebrazioni sono: la <strong>Settimana Santa</strong>, come quella di <strong>Lunissanti</strong> celebrata a Castelsardo; I <strong><a href="http://www.smbsassari.com/candelieri.htm" target="_blank">Candelieri</a></strong>, la festa più sentita del popolo Sassarese (vedi Avvenimenti)</p>
<p>Il 1600 fu il periodo della rinascita culturale, a Sassari fu aperto un convento di <strong>Gesuiti</strong>, i quali istituirono l&#8217;università, anche se la situazione sociale fece decadere in seguito l&#8217;ateneo. Nel 1720 si concluse il penoso<strong> regno aragonese</strong>, ma i feudatari mantennero i loro diritti, il che non fece migliorare la situazione sociale nell&#8217;isola e quindi nel <strong><a href="/isola-asinara/">Golfo dell&#8217;Asinara</a></strong>.</p>
<p>Porto Torres venne risistemata, ma la precarietà dell&#8217;intervento la riportò ben presto all&#8217;inagibilità, ad <strong>Ardara</strong> i moti antifeudali scuotevano la popolazione; <strong>Sorso</strong> e <strong>Sennori</strong> versavano nelle stesse condizioni, ma ormai da tempo non avevano più le sembianze del paese.</p>
<h4><strong>I Savoia e la Rivoluzione Sarda</strong></h4>
<p>Quando la Sardegna passò in mano ai <strong><a href="http://www.cronologia.it/storia/biografie/reitalia.htm" target="_blank">Savoia</a></strong>, si ebbe un avvio abbastanza deludente, il mantenimento dei diritti feudali, nobiliari e del clero, creava notevoli scompensi nella società, che risentiva fortemente dell&#8217;oppressione spagnola. Si registrarono però anche una serie d&#8217;iniziative importanti, come la nascita delle <strong>poste</strong>, la rifondazione dell&#8217;<strong><a href="http://www.uniss.it/" target="_blank">Università</a></strong>, la decentralizzazione del potere, con la quale ogni <strong>Villa</strong> (comune, paese) si dotava di un amministrazione capeggiata da un Sindaco. Tali interventi non sopperirono al malessere diffuso ed a partire dal 1780, si ebbero dei moti di protesta che sfociarono nella &#8216;<strong>Rivoluzione Sarda</strong>&#8216;.</p>
<p>A seguito della resistenza opposta all&#8217;esercito rivoluzionario francese, intenzionato a conquistare l&#8217;isola,  i sardi presentarono al <strong>Re</strong> una serie di proposte, quasi come ricompensa, volte a dimettere l&#8217;antico sistema feudo-nobiliare. Al rifiuto del Re si scatenò una tremenda <strong>rappresaglia</strong>, che portò all&#8217;allontanamento da tutta l&#8217;isola dei funzionari piemontesi e del viceré. Per frenare gli attriti tra feudatari e popolo, fu mandato a Sassari <strong>il Giudice</strong> <strong>della</strong> <strong>Reale</strong> udienza <strong><a href="http://www.sitos.regione.sardegna.it/nur_on_line/personaggi/biografie/giovanni_maria_angioy.htm" target="_blank">Giovanni Maria Angioy</a></strong>. Mentre studiava il caso, il Magistrato si fece coinvolgere dalla causa a favore degli antifeudatari, che lo avevano osannato come capo.</p>
<p>Angioy iniziò a preparare un piano eversivo, ma nel mentre il Re accolse gran parte delle richieste fatte precedentemente dai sardi ed il viceré destituiva il magistrato rivoluzionario,  al quale non rimase che  ritirarsi in esilio. I moti antifeudali, a questo punto contro i <strong>Savoia</strong>, non si spensero (vedi guida:Gallura). La svolta tanto attesa arrivò nel 1836, durante il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Sardegna" target="_blank">regno di Carlo Alberto</a></strong>, il quale soppresse le curie feudali e nel 1848, diede il via alla &#8216;fusione perfetta&#8217;, su richiesta dello stesso popolo sardo, abbracciando tutto il territorio sotto un solo potere e mettendo le basi per la futura &#8216;Italia unita&#8217;.</p>
<p><strong>L&#8217;Età Moderna</strong><br />
Nello stesso anno la Sardegna venne frazionata in<strong> 3 divisioni</strong>, una delle quali era l&#8217;attuale <strong>provincia di Sassari</strong> (dal 2003 privata della Gallura). Lo scalo di <strong><a href="http://www.marenostrum.it/localita.php'localita=36&amp;nomelocalita=Porto+Torres">Porto Torres</a></strong> fu finalmente riattivato e a seguito della sua rapida espansione, gli fu concessa nuovamente l&#8217;autonomia comunale. In quegli anni l&#8217;<strong>Asinara</strong> aveva visto la sua popolazione di <strong>pastori</strong>, <strong>pescatori</strong> e <strong>contadini</strong>, crescere discretamente, sviluppo che fu arrestato nel 1885, quando l&#8217;isola fu destinata a <strong>Lazzaretto</strong> ed a <strong>colonia penitenziaria</strong>.</p>
<p>Questa decisione portò alla nascita di <strong><a href="http://www.marenostrum.it/localita.php'localita=48&amp;nomelocalita=Stintino" target="_blank">Stintino</a></strong>, dove furono ubicate buona parte delle famiglie sfrattate dall&#8217;isola. Nel 1997 l&#8217;<strong>Asinara</strong> fu dichiarata <strong>parco nazionale</strong>, dopo un lungo utilizzo come carcere di massima sicurezza. Intanto Sassari iniziò la sua grande <strong>stagione mineraria</strong> (1864-1963), aprendo le cave dell&#8217;<strong>Argentiera</strong> e di <strong>Canaglia</strong>; quasi contemporaneamente si svilupparono una rete ferroviaria e una linea di traghetti tra <strong>Porto Torres</strong> e la penisola.</p>
<p>A discreti fattori positivi si contrapponevano i mali della deforestazione, dei conflitti tra agricoltori e pastori, del banditismo e del rinnovamento urbanistico, il quale portò alla distruzione delle antiche <strong>mura sassaresi</strong>. Durante il primo conflitto mondiale il mondo intero conobbe il valore dei sardi, grazie alle eroiche imprese della <strong><a href="http://www.assonazbrigatasassari.it/museo.htm" target="_blank">Brigata Sassari</a></strong>, i cui uomini furono presto soprannominati i diavoli rossi. Va ricordata l&#8217;eroica impresa nella quale la <strong>Brigata</strong> fermò gli austriaci sul Piave, dopo che questi avevano sfondato le altre linee italiane a Caporetto.</p>
<p>Nel dopoguerra, il sentimento dei reduci si trasformò ben presto in identità popolare, dalla quale scaturirono <strong>numerosi dibattiti</strong> per la discussione dell&#8217;arretratezza economica sarda. In questa situazione fu fondamentale anche La <strong><a href="http://www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/" target="_blank">Nuova Sardegna</a></strong>, il primo quotidiano Sassarese, nelle cui fila contava  menti illustri come <strong><a href="http://www.sitos.regione.sardegna.it/nur_on_line/personaggi/biografie/mario_berlinguer.htm" target="_blank">Mario Berlinguer</a></strong>, (padre del grande statista Enrico). All&#8217;avvento del fascismo il Coghinas fu sbarrato da una diga, sulla quale fu installata una <strong>centrale idroelettrica</strong>, le acque del nuovo invaso diventarono vitali per gran parte della provincia sassarese, una tra le più grandi d&#8217;Italia. L&#8217;intervento diede anche una mano notevole all&#8217;agricoltura, per cui in breve tempo si formarono diversi centri abitati, che furono inglobati nell&#8217;attuale comune di <strong><a href="http://www.marenostrum.it/localita.php'localita=52&amp;nomelocalita=Valledoria">Valledoria</a></strong>.</p>
<p>Dopo la <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>, Sassari iniziò finalmente ad espletare il suo ruolo di <strong>Capitale del Capo di Sopra</strong>, vi fu uno sviluppo di tutti i settori economici, compreso quello dell&#8217;industria, grazie alla nascita del mastodontico <strong>polo industriale di Porto Torres</strong>. A questo progetto si deve la scomparsa del lunghissimo litorale di Marinella, una <strong>splendida spiaggia</strong> che partiva da Porto Torres ed arrivava fino a Stintino; inoltre venne intrappolato il <strong>Rio Mannu</strong>, che smise di trascinare le candide sabbie artefici degli splendidi litorali, oggi in grave pericolo di estinzione; per concludere bisogna ricordare il riscaldamento delle acque antistanti il complesso industriale, colpevole di aver modificato la flora e la fauna nei fondali del Golfo.</p>
<p>La crescita di Sassari non risentì del tracollo industriale degli <strong>anni &#8217;90</strong>: <strong>università</strong>, <strong>uffici</strong>, <strong>artigianato</strong>, <strong>istituzioni pubbliche</strong> e <strong>militari</strong>, <strong>agricoltura</strong>, <strong>pastorizia</strong> e <strong>turismo</strong>, portarono la città e il golfo dell&#8217;Asinara ad uno splendore mai conosciuto. Anche la politica si ritagliò il suo spazio, sfornando ben due <strong>Presidenti della Repubblica</strong>: <em>Antonio Segni</em> e <em>Francesco</em> <em>Cossiga</em>.</p>
<p>Attualmente Sassari è un centro in continua espansione, impegnato a rispolverare il suo patrimonio storico, culturale e ambientale, rimasto un po&#8217; in disparte negli anni &#8217;70 e &#8217;80, ma mai abbandonato o lasciato rovinare.</p>
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