Oristano entroterra

oristano eleonora d'arboreaTra gli estremi est ed ovest della provincia di Oristano c’è una distanza di circa 60 Km, in cui il passaggio dalle coste ai rilievi dell’entroterra non è mai graduale,  come i versanti del monte Ferru (1050 m) a nord, che risultano praticamente a picco sul mare, o il Monte Arci (812 m) a sud che si staglia dalla vasta piana campidanese.

In queste alture le strade si fanno anguste, la vegetazione inizia a mutare, Leccio e Sughere, col loro manto sempre verde, iniziano a pitturare la roccia vulcanica che si fa spazio in un terreno adibito a pascolo. Qui i cavalli hanno stretto un’alleanza con le genti locali che si rinsalda nelle feste equestri in cui, cavallo e cavaliere in un’unica galoppata, sfoggiano la loro perfetta simbiosi forgiata nei secoli. L’entroterra oristanese tuttavia ha le peculiarità di una terra di mezzo e tende quindi ad assumere le sembianze dei territori che la circondano, così nonostante la sua unicità, si può definire questa regione come un’area di trapasso dalla piana di Oristano alle vette del Gennargentu.

IL DETTO: Sai perché a Cabras non mettono il formaggio sulla pasta e bottarga’.Perché non ne hanno. E’ una battuta più che un detto e racconta in maniera ironica le differenze e l’interazione tra i paesi delle diverse zone della provincia.

IL MONTE ARCI

Procedendo da Oristano verso sud, percorrendo la S.S. 131, la sagoma del monte Arci emerge dal piatto orizzonte, il distretto a cui appartiene è quello dell’Arci Grighine e ci si arriva abbandonando la superstrada allo svincolo per Ales.
La valenza naturalistica di questo rilievo è indiscutibile e l’istituzione dell’area a parco regionale, d’obbligo. Una visita ai boschi di leccio, corbezzolo ed erica, del versante occidentale, è un’ottima occasione per fare del buon trekking, le specie più comuni della fauna locale sono il cinghiale e la volpe, mentre il principale aspetto ambientale della montagna sta nel sottosuolo ossia nell’ossidiana, un tipo di roccia vulcanica che, per la sua proprietà di fratturarsi in lamine con bordi affilati, venne usata sin dalla preistoria per fabbricare armi od utensili da taglio.

Pau e L’ossidiana

Al confine tra i distretti dell’Arci Grighine e della Marmilla si trova Pau, paese simbolo dell’ossidiana (o viceversa) della provincia di Oristano. All’ingresso del paese, che si raggiunge imboccando il primo svincolo a sinistra dopo aver attraversato Ales, si trova appunto il ‘museo dell’ossidiana’, in cui sono raccolti antichi utensili e moderne sculture ricavati da questo minerale. All’ossidiana è dedicato anche un sentiero tra i boschi, in cui sotto il manto boschivo si dipana un tappeto di frammenti del materiale, la sensazione è quella di camminare in mezzo a un prato di cocci di bottiglia.
Oltre a questo Pau è un piccolo borgo dedito all’agricoltura e alla pastorizia, quasi fuori dal tempo per la tranquillità della vita quotidiana distante anni luce dalla frenesia dei tempi moderni.

E’ VANTAGGIOSO: Porre attenzione nelle passeggiate in mezzo ai tappeti di ossidiana può evitarvi di sperimentare personalmente quanto siano affilate le schegge di questo materiale.

Oristano, spiaggia di is arenas

Oristano, spiaggia di is arenas

Ales e Gramsci

Caratterizzato dalla figura dominante dei ruderi del Castello di Barumele, di probabili origini aragonesi, Ales è un’importante centro artigiano commerciale. La fama di questo paese deriva principalmente dall’aver dato i natali ad Antonio Gramsci, attivo politico e studioso nei primi decenni del secolo appena trascorso.
La cattedrale di San Pietro del XVII secolo custodisce un tesoro distinguibile come il simbolo dell’abilità degli artigiani sardi.
Da Ales si possono raggiungere Trebina Longa e Trebina Lada, due punti panoramici spettacolari.

Mogoro e i Tappeti

Mogoro è il paese più importante  della Marmilla, il distretto a sud est della provincia di Oristano. Conosciuto in Sardegna e nel mondo per la produzione di tappeti ed arazzi che, ancora oggi, vengono in gran parte tessuti con i tradizionali telai in legno.  Un vero e proprio evento è la ‘mostra del tappeto sardo’ che si svolge nel paese ogni anno, inaugurata nel 1962 la mostra ha riscontrato un successo sempre maggiore sia di pubblico che di espositori. A Mogoro è fiorente anche l’artigianato delle ceramiche e della lavorazione del legno.
Anche Mogoro si raggiunge agevolmente da uno svincolo della 131, è praticamente l’ultima uscita a sud della provincia di Oristano.

Lasciando l’area del monte Arci e dirigendosi verso nord, sempre lungo il confine est della provincia s’incontrano un discreto numero di paesini, tutti meritevoli di una piccola visita, ovunque si trovano tracce del glorioso giudicato di Arborea o  di civiltà ancora più antiche. L’impossibilità di usare molti di questi terreni per l’agricoltura e la scarsità d’insediamenti umani ha mantenuto questi paesaggi inalterati, conservando consistenti distese di macchia mediterranea. Posti come Samugheo, Ruinas, Mogorella, vanno scoperti sul campo, osservati come monumenti viventi tanto di storia passata quanto di quella presente, conviventi in armoniosi contrasti.

Fordongianus e le terme

Il nome di questo paese deriva direttamente da quello che gli avevano dato i romani: ‘Forum Traiani’ che significa città dell’imperatore Traiano. La vicinanza con il fiume Tirso e presenza di acque termali conferiscono a Fordongianus una posizione strategica che, vista la presenza in zona di domus de janas e numerosi nuraghi, era sfruttata già dalla preistoria. Furono i romani comunque a lasciare le tracce più evidenti e le maestose rovine che risalgono al I e al III sec. d.c. ne fanno il più importante sito romano della provincia dopo Tharros.
Appena fuori dal paese si trova la Chiesa di S. Lussorio (S. Lussùrgiu) risalente al XII secolo, edificata da un ordine monastico sulle rovine di un tempio pagano.

Oristano, s'archittu

Oristano, s'archittu

Ghilarza e il giovane Gramsci

Praticamente a ridosso della Carlo Felice sorge Ghilarza che, a dispetto di una popolazione inferiore ai 5000 abitanti è un fiorente centro agricolo, artigianale, commerciale ed inoltre, insieme ad altri paesi del circondario, uno dei centri dell’allevamento di cavalli di razza in Sardegna.
Nota erroneamente come città natale di Gramsci, Ghilarza fu in realtà il paese in cui il politico frequentò la scuola elementare. La sua casa, sita in corso Umberto 57, è stata adibita a museo con esposte opere, scritti ed oggetti personali.
Nel Paese si trova San Palmerio di Ghilarza, uno dei capolavori dell’arte romanica nell’isola, poco distante la torre Aragonese attualmente adibita a Pinacoteca.

LA CHICCA:  E’ nato nel piccolo paese un centro di Equitazione Ricreativa per Disabili, all’interno della struttura già esistente del Circolo Equestre Bureco (3485917848).

Il lago Omodeo

Di fondamentale importanza per le popolazioni limitrofe nel corso dei suoi quasi cent’anni di vita, il lago Omodeo provvede anche all’irrigazione della vasta piana dell’oristanese oltre che all’approvvigionamento dell’acqua. E’ il bacino artificiale più ampio dell’Isola nonché d’Europa ed è diventato stazione fissa per molti uccelli di passo nonché casa per un numero indeterminato di folaghe.
Sul fondo del lago giace la foresta pietrificata di Zuri vittima, insieme all’originario paesino omonimo, di quest’opera mastodontica. Gli unici reperti di questo fossile del miocene sono visibili al museo di Geologia di Cagliari.

Neoneli e le su voci

Pochi chilometri a sud del Lago Omodeo nasce il paesino di Neoneli, caratterizzato da una grande vocazione e tradizione canora. La scuola locale del tradizionale canto a tenore ha dato vita al “Coro di Neoneli“, balzato alla ribalta delle cronache nazionali per una collaborazione con il poliedrico artista Elio, del gruppo Elio e le storie tese. Il coro ha comunque riscosso un ottimo successo nel panorama internazionale della musica e attualmente è diventato arduo riuscire ad ottenere un posto per i loro concerti. Se riuscirete ad essere tra i fortunati, assisterete ad uno spettacolo in cui quattro voci (oghe, mesa oghe, contro oghe e bassu) faranno vibrare i vostri animi come fossero un’orchestra intera.
Nei boschi tra Neoneli e Ardauli, nell’oasi di Assai, è stato avviato un processo di ripopolamento del daino e del cervo sardo, è un territorio aspro ma da non perdere per gli amanti della natura e del trekking estremo.

Sedilo e L’Ardia

Sedilo nasce in una zona pianeggiante lungo il corso del fiume Tirso in cui le tracce della presenza umana risalgono a diversi secoli avanti cristo, come ad esempio le tombe dei giganti della zona di Iloi o le domus de janas sparse un po’ ovunque nel suo territorio.
A circa due chilometri dal paese si trova la chiesa di San Costantino (santo che in realtà non esiste), edificata in stile tardo gotico, ogni anno è teatro della spericolata corsa a cavallo chiamata Ardia (vedi Avvenimenti).

Santulussùrgiu e San Leonardo di Siete Fuentes

Ubicato in una angusta posizione su un versante del Montiferru, Santulussùrgiu è un centro di discrete dimensioni con un fiorente artigianato ed una ricca pastorizia. Vertice del triangolo d’oro dell’allevamento equino insieme a Sedilo e Ghilarza, Santulussùrgiu produce artigianalmente rinomate selle e finimenti per cavalli.
A pochi chilometri dall’abitato, sulla strada per Macomer, si trova il piccolo borgo di ‘Siete Fuentes’ ovvero Sette Fonti o Sorgenti, vicino alle quali sorge la chiesa, realizzata in trachite scura, del XII secolo. E’ il tipico paesaggio montano con profonde e strette vallate, piccoli ruscelli e boschi fitti, con terreni soffici coperti da ricco humus, appare un po’ in contrasto con la ‘secca’ Sardegna circostante ma è un valido rifugio se volete scappare dalla morsa della calura estiva.
In occasione del carnevale si svolge la giostra equestre di ‘sa carrela ‘e nanti’.
Su richiesta è possibile visitare il museo della tecnologia contadina in cui sono esposti oggetti e attrezzi per il lavoro nei campi, con reperti storici e archeologici.

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1 Commento

  1. Un paese il “suo” santo

    L’archeologo e storico Oristanese Raimondo Zucca, durante un convegno tenutosi in Fordongianus “ Martirio a Forum Traiani “. – Le sue conclusioni questa volta vanno contro quanto per secoli le genti sarde hanno creduto, e cioè che il martire Lussorio,dopo aver subito prigione e flagellazione a Fordongianus , sia stato decapitato nelle campagne di Selargius. Tesi sostenuta anche dallo storico fordongianese “predi Zedda “, Don Francesco Zedda.- Mentre il Zucca si attiene quasi esclusivamente alle argomentazioni di Bachisio R. Motzo, arrivando forzosamente a conclusioni di assoluta certezza su quanto quello storico riteneva incerto o probabile.-
    La tradizione e la magior parte degli studiosi, hanno sempre conclamato la nascita cagliaritana di Lussorio (dai “gosos” fordongianesi: in Karalis chi est emporiu de Sardigna, Corte e lustre-naschesis su pius illustre….) – Il professor Zucca ne dichiara invece l’origine da Fordongianus, senza produrre alcuna documentazione in merito.- Probabilmente ritiene certa l’interpretazione data da altri studiosi laddove l’espressione “ in Sardigna natale sanctorum Luxuri Traiani Quadrati….” Viene resa forzatamente in “In Sardigna/in foro/ Traiani natale Sancti Luxuri…”, e non tiene conto di numerosi altri studiosi che lessero il “Traiani “ come un altro Santo, è più semplice,cioè come il nome di un altro martire sardo.-
    Delle tre più famose e più circostaziate “Passio” di san Lussorio, la Mombriziana, la Vaticana e la Calaritana, solo la Vaticana ne dichiara la morte in Foro Traiani” (Fordongianus).- Il testo della “Passio” cagliaritana riferisce il martirio “extra civitatem calaritam”, il che pare riferirsi meglio a Selargius (solo 6 km dalla città) piutosto che a Fordongianus (130 km).-
    La cripta della chiesetta di san Lussorio a Fordongianus è stata sempre ritenuta la prigione del Santo, meta di pellegrinaggio; ma anche il prezioso sarcofago romano conservato nella chiesetta di Selargius fu ritenuto dai fordongianesi “sa losa de su Santu”.-
    Se è vero che le reliquie conservate nella chiesa dei Cavalieri di santo Stefano di Pisa sono quelle di San Lussorio, più facilmente esse poterono essere trafugate da Cagliari o Selargius. – Quivi ,nel sito di San Lussorio, esisteva fino al 1400 la ricca villa di Palmas, che fu proprietà di molte famiglie Pisane, tra cui quella dei mercanti “Del Colle”, che non possedevano altro in Sardegna.-
    Infine, e bene ricordare che la targa di bianco marmo apposta alla parete esterna della chiesetta di san Lussorio di Fordongianus non riporta alcuna data se non quella del martirio del Santo (21 Agosto=XII K.Spes) e quella del restauro avvenuto sotto l’arcivescovo Elia (attorno al 1414 secondo il Motzo).- Non si capisce quindi in base a quali elementi il Professor Zucca abbia dichirato del VI secolo.- Probabilmente ciò, essendo più vicino alla data del martirio (303 d.C.) darebbe maggior forza probante a quel venerato documento e alle stesse tesi dello storico Prof. Raimondo Zucca.-

    (Vincenzo Tatti)

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