Ancora una volta il Conservatorio di musica Luigi Canepa di Sassari, il Festival Spaziomusica di Cagliari, la Polifonica Santa Cecilia e la Cooperativa Teatro e/o Musica di Sassari uniscono le loro forze per una produzione musicale che annovera molti elementi di interesse.
Nello spettacolo che sarà presentato venerdì 22 gennaio a Sassari (Teatro Verdi, ore 21), sabato 23 a Nuoro (Teatro Eliseo, ore 21) e domenica 24 a Cagliari (Chiesa di Sant’Eulalia, ore 20,30) saranno infatti eseguiti due lavori scritti a quasi un secolo di distanza: Les Noces di Igor Stravinskij, uno dei grandi rappresentanti del Novecento storico, e Genesis di Marcello Pusceddu, uno dei più attivi compositori usciti dalla scuola cagliaritana di Franco Oppo.
Les Noces e Genesis sono due composizioni molto diverse tra loro ma allo stesso tempo unite da alcune costanti costruttive: l’uso di elementi tipici della musica e della cultura tradizionale, la possibilità di un impiego coreografico delle partiture e un organico vocale-strumentale molto simile.
Les Noces è uno dei grandi capolavori del Novecento storico (1917, seconda versione 1923), raramente eseguito in Italia. Genesis è invece un’opera che è stata commissionata per l’occasione, e che viene dunque presentata in prima esecuzione assoluta, scritta da un compositore che da tempo lavora e si confronta con gli elementi strutturali della musica di tradizione orale della Sardegna.
Oltre all’interesse artistico del programma è da rilevare come quattro soggetti istituzionali e privati, che operano nella Regione nel settore della formazione musicale e della produzione, siano riusciti a concepire uno sforzo comune per l’allestimento di un progetto estremamente impegnativo. Un segnale chiaro di capacità artistica e organizzativa, di una volontà comune a sfruttare tutte le possibili sinergie onde contribuire ad una crescita quantitativa e qualitativa dell’offerta musicale del territorio.
Ad interpretare i due lavori saranno Annalisa Scano (soprano), Claudia Bandera (mezzosoprano), Andrea Taboga (tenore), Brian Nickel (basso), la Polifonica Santa Cecilia e l’Ensemble strumentale del Conservatorio “Luigi Canepa” diretti da Gabriele Verdinelli.
LES NOCES
Per soli, coro misto, quattro pianoforti e percussioni
Testo francese di Charles Ferdinand Ramuz
Musica di IGOR STRAVINSKY
Nel 1913 Igor Stravinsky ha trentuno anni e, reduce dai successi de L’Uccello di fuoco e di Petruska e dallo scandalo della prima esecuzione de Le Sacre du Printemps a Parigi, inizia a progettare concretamente la composizione di un balletto costruito sulle usanze popolari contadine della sua Russia legate al matrimonio.
Il primo abbozzo ricalca il gigantesco organico orchestrale de Le Sacre con l’aggiunta di coro e solisti vocali: l’idea era quella comunque di ricalcare l’atmosfera della Russia arcaica che al pubblico francese appariva attraente ed esotica. La composizione era ben delineata già nel 1915, ma lo scoppio della grande guerra e la rivoluzione in Russia modificarono profondamente progetti ed esistenze di tutti gli artisti che gravitavano intorno ai Ballets Russes: infatti la compagnia cessò momentaneamente la propria attività e Stravinsky si rifugiò in Svizzera. Con i beni personali requisiti in patria e il problema di sostenere la propria famiglia, il compositore abbandonò i progetti grandiosi in favore di lavori facilmente eseguibili anche con piccoli organici.
A questo proposito, tra gli artisti e intellettuali dell’esilio svizzero, strinse amicizia con lo scrittore Charles Ferdinand Ramuz che scriverà il libretto per L’Histoire du soldat, capolavoro emblematico di questo periodo, ed elaborerà anche la versione francese del testo per Les Noces originariamente redatto in russo da una raccolta di favole tradizionali dallo stesso compositore.
Nella versione definitiva, Les Noces furono dedicate a Sergei Diaghilev ed eseguite per la prima volta a Parigi il 13 giugno del 1923 con la storica coreografia di Bronislava Nijinska.
Le Sacre e Les Noces, oggi estrapolati dalla loro funzione di musiche per balletto come tanti altri capolavori musicali del ‘900, hanno sempre avuto un consenso praticamente unanime da tutti i compositori e i critici moderni e contemporanei, contribuendo in modo decisivo all’evoluzione del linguaggio nella musica d’arte e persino influenzando quella di consumo.
Strutturalmente l’opera si presenta divisa in due parti: la prima articolata in tre brevi quadri e la seconda in quadro unico. Tuttavia i quattro episodi, pur ben differenziati sul piano musicale, scorrono in pratica senza soluzione di continuità e costituiscono un continuum coerente e rigoroso.
Dal punto di vista drammaturgico il libretto non presenta una vera e propria narrazione: i cantanti solisti non impersonano dei personaggi fissi e, di volta in volta, rappresentano la sposa, lo sposo, i genitori, gli amici e tutti i vari comprimari di una tipica giornata dedicata al rito nuziale. Il coro, come da tradizione, rappresenta l’elemento collettivo e molto spesso raddoppia i solisti che appaiono quindi una diretta emanazione della comunità. Nel rapido passaggio da elementi malinconici alla gioia, dalla solennità del sacro fino al grottesco, il testo preferisce descrivere piuttosto che raccontare, suggerire invece di affermare. Il sacro e il profano appaiono inscindibilmente legati in un unico amalgama da un rito dove si percepisce il continuo dualismo tra l’elemento sessuale e barbarico e quello religioso e sociale.




