Capo Frasca

Partendo da nord, la prima spiaggia che s'incontra è l'esiguo arenile di
Capo Frasca, confine meridionale estremo del
Golfo di Oristano. E' facilmente raggiungibile dalla strada che si diparte dalla ss. 126, poco prima di San
Nicolò d'Arcidano (OR) in direzione del paese di Sant'Antonio di Santadi.
Capo Frasca è una zona fortemente battuta dal vento e quindi molto frequenta da surfisti di ogni genere. Esistono delle ristrettezze per l'ingresso al lido a causa degli insediamenti militari presenti in loco, per cui è necessario informarsi sulle zone in cui l'accesso è consentito.
Sempre da
Sant'Antonio di Santadi parte la strada che porta alle spiagge di
Is Arenas,
Torre dei Corsari e
Porto Palmas, in ordine da nord a sud. L'altra strada per raggiungere queste battigie è quella di
Montevecchio, estremamente spettacolare ma notevolmente più tortuosa.
Is Arenas
E' un arenile composto da un imponente sistema di dune, non molto esteso ma di estrema spettacolarità. Questa spiaggia è conosciuta con diversi nomi, oltre a quello già citato i più noti sono
Pistis o
Dune di Pistis e dune di
Is Arenas e S'Acqua e S'Ollastru.
Torre dei Corsari
E' un moderno centro balneare tra
Is Arenas e
Porto Palma. Il suo nome deriva dalla
Torre di Flumentorgiu (XVII sec.) a ridosso della quale è stato innalzato il centro.
Porto Palma
E' un villaggio moderno che sorge proprio dirimpetto al mare. Un tempo al posto di questo insediamento si ergevano le case dei pescatori della sfortunata
Tonnara di Flumentorgiu, abbandonata per scarsa produttività nella prima metà del XX secolo. Gli edifici superstiti, rivalutati dalla Soprintendenza ai
Beni Artistici e
Ambientali sono stati posti sotto vincolo.
La Costa Verde
Marina di Arbus
Le strade di accesso sono sempre le due succitate:
Sant'Antonio di Santadi e
Montevecchio. In questo caso la seconda è molto più breve e ben segnalata. Il villaggio di
Marina di Arbus è abitato prevalentemente nei mesi di luglio e agosto, praticamente abbandonato durante il resto dell'anno.
Le dune di Piscinas

Proseguendo da
Marina di Arbus verso sud si arriva, dopo un discreto tratto di strada bianca e dopo aver attraversato un modesto ruscello, nel piccolo deserto di
Piscinas. Le sue dimensioni sono modeste perché le proporzioni vengono fatte naturalmente con il famoso vicino deserto del Sahara, infatti se limitassimo il confronto all'
Italia potremmo definirlo tranquillamente un enorme deserto, esteso per più di 3 chilometri quadrati. Aldilà di queste dune incantate si dipana una lunghissima spiaggia con un mare dai mille colori.
Esplorando la zona, è molto probabile un incontro con il raro cervo sardo, che vive indisturbato in quest'area. E' facilmente osservabile dalla macchina, ma fugge a gambe levate alla vista della figura umana. Le ore in cui è più facile incontrarlo sono l'alba e il tramonto.
Scivu
[caption id="attachment_5877" align="alignleft" width="266" caption="I vagoni abbandonati: resti dell'attività mineraria a Piscinas"]

[/caption]
Per ritornare sulla 126 partendo da
Piscinas non è necessario passare nuovamente per
Guspini o
Arbus, è molto più breve la strada che passa per il vecchio centro minerario d'Ingurtosu, con ingresso ben segnalato lungo il tragitto. Per arrivare al vecchio paese, una volta giunti all'ampio bivio, dovete prendere sulla sinistra. Svoltando a destra invece si arriva alla lunghissima spiaggia di
Scivu.
E' un litorale conosciuto da pochi, principalmente dalla gente del luogo, che frequenta il posto durante i fine settimana. Solo durante il mese di agosto le presenze, turistiche e non, sono massicce. La sabbia di questo arenile è fine e soffice, l'acqua è verde e chiara come il cristallo, probabilmente è uno dei litorali meno apprezzati dell'intera isola.
Quanto è lunga la
Costa Verde La nostra descrizione non è per niente indicatrice dei suoi confini. Il nomignolo in questione ha preso piede tra gli anni '60 e '70, casualmente nello stesso periodo in cui partiva il mastodontico progetto della
Costa Smeralda. Mentre per quest'ultima ci pensano due monumentali massi a segnarne i confini, quelli della Costa verde sono ipotizzabili tra
Marina di Arbus ed un punto imprecisato anteriore a Capo Pecora.
Buggerru e la miniera di Malfidano

Il centro si può raggiungere sia da uno svincolo della ss. 126, nei pressi di Fluminimaggiore, sia dall'incantevole litoranea che parte dalla zona costiera di Gonnesa.
Il paese di
Buggerru ha un passato esclusivamente minerario, difatti nacque verso la metà del 1800 per ospitare i minatori del giacimento di
Malfidano, tuttavia l'area circostante era sicuramente frequentata dai Romani, che estraevano in loco discrete quantità di piombo. Una tesi accreditata è che in questi pressi nascesse la misteriosa
Metalla. Nel 1961 Buggerru, che fino ad allora era stato una frazione di Fluminimaggiore, fu proclamato comune autonomo, rappresentando il primo avvenimento di questo tipo in Italia.
La costa e le spiagge
Dopo l'esaurimento dei filoni minerari, per il rilancio della sua economia,
Buggerru puntò sul settore turistico, grazie anche al lungo ed incantevole litorale a sua disposizione, nonché al porticciolo turistico di recente realizzazione.
Arrivando dall'arteria della 126, dopo poco meno di 8 chilometri, ci si trova davanti ad una biforcazione, che a nord porta alla spiaggia di
Portixeddu, circondata dalle imponenti dune di San Nicolò e nel cui arenile sfocia il
rio Mannu, particolari che rendono questo arenile estremamente pittoresco. Proseguendo poco più avanti si raggiunge
Capo Pecora, un tratto di costa in cui s'intervallano falesie e cale, alcune molto singolari formate da ciottoli di dimensioni spropositate.
Andando dallo svincolo succitato verso sud si arriva al paese di
Buggerru e dirimpetto alla sua spiaggia, calata in un'atmosfera d'altri tempi per la presenza dei ruderi della vecchia miniera. La miniera di Malfidano e il primo sciopero generale d'Italia.
Intorno al 1860, nei pressi del canale Malfidato, venne scoperto il maggior giacimento italiano di
Zinco. Dopo un avvio ostacolato dalla diatriba giudiziaria tra i proprietari del terreno e lo scopritore del giacimento, risoltosi in favore di quest'ultimo, iniziarono i lavori che diedero vita alla grande
miniera di Malfidano e successivamente al paese di
Buggerru.
Fu un sito molto attivo, che rimase redditizio anche nel periodo delle crisi economiche su vasta scala. La fiorente produzione era dovuta ad uno sfruttamento eccessivo delle maestranze, che nel 1904 insorsero, innescando reazioni a catena anche nelle altre miniere in cui i lavoratori versavano nelle stesse condizioni.
La repressione da parte delle forze dell'ordine fu durissima, tanto da causare diversi morti. La reazione dell'opinione pubblica fu immediata, con la proclamazione del '
primo sciopero generale d'Italia'. Alcuni fatti violenti portarono il governo italiano a far luce sulla condizione dei minatori in Sardegna. Seppure le conseguenze condussero alla fine della stagione dorata della miniera, la conquista sociale dei lavoratori sardi e dell'intera nazione fu inestimabile.
Bisogna informarsi sulle condizioni dell'arteria marittima, soprattutto nel tratto Buggerru - Masua. Durante le piogge invernali, a volte, si verificano degli smottamenti che possono ostruire qualche tratto.