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venerdì 10 febbraio 2012
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La storia di santa Teresa di Gallura

Santa Teresa di Gallura è il lembo di Sardegna. più prossimo alla Corsica, isole minori a parte. Non a caso da questa graziosa cittadina partono i traghetti per l'isola francese, alla quale la storia di Santa Teresa e dei dintorni, è legata a doppio filo. I primi insediamenti umani in quest'area, ad oggi conosciuti, sono quelli della civiltà nuragica, esattamente in un età compresa tra il XV e il X secolo a.C.

Nel dominio dell'isola ai nuragici seguirono i fenici, i punici ed infine i romani, nella più didattica delle sintesi, con questi ultimi si segna la definitiva scomparsa della cultura dei nuraghi. Ad oggi in queste terre sono state rinvenute scarsissime tracce di stanziamenti fenici e punici, lasciando un vuoto alquanto anomalo data la loro presenza in diverse zone del nord (Olbia e Alghero per esempio). Ai romani, invece non sfuggì questo approdo così strategico, oltretutto situato ad un'esigua distanza dalla Corsica, altra colonia dell'impero. In principio furono fondati due porti, Porto Longone e Tibula (la cui reale ubicazione è a tutt'oggi oggetto di discussione).

Il primo nacque nei pressi dell'attuale centro abitato di Santa Teresa; il secondo sorgeva nel lato sud di Capo Testa, nei cui pressi si trova il più antico insediamento nuragico di 'Lu Brandali'. Proprio in questi pressi furono rinvenute alcune cave di granito, delle quali sono ancora ben visibili i resti.

Furono i romani ad iniziare lo sfruttamento delle cave, che però fu abbandonato alla caduta dell'impero, per poi essere riportato in auge durante 'l'età dei Giudicati'. Questo periodo storico iniziò intorno all'anno mille e si concluse definitivamente con la conquista dell'isola da parte degli aragonesi. Fino a questo evento il territorio di Santa Teresa era compreso nella curatoria di Montanea (o Montangia), divisione amministrativa del Giudicato di Gallura (gli altri giudicati erano quelli di Torres, Arborea e Calari).

L'autonomia iniziale di questo piccolo regno venne immediatamente cancellata dal dominio pisano che con Genova, si contendeva il controllo dell'isola. Il Mare Nostrum (Mediterraneo) in quegli anni era il centro del mondo e le due maggiori Repubbliche Marinare, non potevano certo lasciarsi sfuggire il possesso di un punto tanto strategico come la Sardegna (vedi Curiosità).

Il nome 'Gallura' deriva da 'Fretum Gallicum' (Stretto Gallico), antica denominazione delle Bocche di Bonifacio, coniata quando la Corsica apparteneva alla Gallia. Il Giudicato si affaccia davanti allo stretto in questione, proprio in corrispondenza del territorio di Santa Teresa, il quale divenne ben presto uno dei punti caldi del conflitto tra le potenze marinare.

Il dominio pisano in Gallura fu interrotto dagli aragonesi, ai quali viene attribuita la costruzione del castello di Longonsardo, nella seconda metà del XIV secolo. I ruderi della fortezza si trovano nei pressi della torre succitata, ormai sepolti dalla folta vegetazione. La paternità del castello fu attribuita anche a Brancaleone Doria e alla famosa moglie Eleonora d'Arborea (vedi: Oristano), giudici del Regno d'Arborea, per contro diverse fonti storiche indicano Longonsardo come una delle roccaforti aragonesi mai cadute durante la tormentata guerra tra i due regni.

A parte i suoi punti strategici, la Gallura giudicale si presentava come una landa povera e disabitata, una triste situazione che si acuì durante il distratto dominio aragonese, lungamente osteggiato dalle popolazioni locali, vessate dalla pressione fiscale dei feudatari.

Allo spopolamento dei centri costieri contribuirono gli assalti dei Corsari Barbareschi, che per secoli spadroneggiarono nei mari dell'isola. A questo periodo appartiene la Torre di Longonsardo, una delle più grandi del sistema di fortificazioni messo a punto dagli aragonesi, proprio per scongiurare la piaga dei pirati. Proprio da questa torre Giovanni Galluresu difenderà la costa, praticamente da solo, evitando lo sbarco di una masnada di pirati.

Lo stesso eroe ed irreprensibile alcaide (governatore della torre), diverrà pochi anni dopo il più temuto bandito dell'epoca aragonese. Costui in realtà fu solo uno dei capostipiti del banditismo Gallurese, piaga che scosse questa terra fin'oltre l'unità d'Italia, arrivando ad estremi come l'eversione o lo storico Ammutinamento della Gallura (vedi L'approfondimento). Furono secoli di rapine, contrabbando, corruzioni e concussioni, i traffici con la vicina Corsica avevano la frequenza di un battello di linea ed il governo Sabaudo, insediatosi nel 1720, si fece trovare totalmente impreparato a fronteggiare una simile situazione.

La mancanza d'insediamenti umani sulla costa facilitava inoltre il contrabbando; proprio per opporsi a tutto ciò venne favorita la nascita di Santa Teresa, sul progetto pianificato dall'ufficiale piemontese Pietro Magnon agli inizi dell'ottocento. Il 12 agosto 1808 venne emesso il Regio Decreto di fondazione del borgo e per facilitarne l'occupazione, vennero offerte franchigie d'ogni genere ai primi abitanti, tra le quali i terreni da coltivare ed i lotti per edificare le proprie case.

Per prendere possesso dei latifondi di Santa Teresa, lo stato dovette 'pagare' i feudatari con titoli nobiliari, questi al tempo valevano più di qualsiasi cifra in denaro, dato che assegnavano ai detentori una serie illimitata di privilegi.

Al contrario della costa, l'entroterra nel periodo Aragonese era stato interessato da una certa crescita demografica, dovuta all'insediamento di immigrati dalla Corsica e di pastori dalle altre zone dell'isola. Gli insediamenti erano caratterizzati dagli stazzi, una costruzione che divenne il simbolo stesso di quella cultura, costituita da un edificio sviluppato solo su un piano e principalmente in lunghezza; le mura potevano essere intonacate o avere i mattoni di granito a vista.

Gli stazzi erano compresi a loro volta all'interno di cussorgie (porzione, in latino medioevale), appezzamenti di terra nei quali i pastori che vi appartenevano avevano libero pascolo. Il governo Sabaudo trasformò queste divisioni formali in veri e propri dipartimenti amministrativi, nella speranza di riuscire a controllare quelle terre che sfuggivano a qualsiasi tipo di governo.

Raggiunta l'unità d'Italia nel 1861 Santa Teresa e tutta la Gallura in genere, erano ancora scombussolate da forti conflitti sociali, corruzione, banditismo e povertà dilagante. Il XX secolo segnerà un'era di trapasso per l'intera Sardegna, una riscossa per quella stragrande maggioranza di onesti lavoratori, che avevano subito per secoli le angherie dei feudatari, dei banditi e di un apparato statale distratto e superficiale, il quale era solito dividere la popolazione in benestanti e delinquenti.

Col nuovo secolo iniziò 'L'età Giolittiana', i cui punti saldi erano il liberalismo e le riforme sociali, in quest'ambito lo stato iniziò un'offensiva contro la corruzione della nobiltà e del clero, oltre ad una massiccia repressione del banditismo. Superati i conflitti mondiali Santa Teresa, insieme alla Costa Smeralda, Palau e La Maddalena, divenne uno dei centri mediterranei del turismo d'elite.

A cent'anni dalla sua ideazione, il progetto di Vittorio Emanuele I si realizzò, interrompendo il secolare isolamento sociale della Gallura. Una tra le più travagliate terre dell'isola si trasformò nel suo fiore all'occhiello, centri come Santa Teresa, Aggius, Tempio, Calangianus, sono attualmente ai vertici dell'economia sarda.

Sin dalle più remote ere geologiche questa terra, con i suoi graniti, è stata ben differenziata dal resto dell'isola. Nel 2003 una legge ha istituito in Sardegna quattro nuove province, tra queste la Gallura, la più desiderosa di poter dimostrare che il brutto anatroccolo, è diventato finalmente un cigno.

Alcuni storici attuali pensano che un indice di quanto l'isola fosse importante nel medioevo è dato dal numero di volte in cui questa è citata all'interno della Divina Commedia. Il capolavoro di Dante, infatti, viene indicato anche come una delle maggiori testimonianze della società italiana nel medioevo.
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